Allattamento al seno e alimentazione materna

a cura di Dianora Torrini, Claudia Ravaldi

Allattare il proprio bambino è il proseguimento ideale della relazione che si è costruita con lui giorno dopo giorno durante i nove mesi dell’attesa.

Il corpo si è preparato ad accogliere prima e a nutrire poi il bambino, attraverso una serie di modificazioni specifiche, tra cui l’aumento di peso complessivo e la costituzione di una specifica riserva adiposa utile per la produzione di latte. La mente si è “preparata ad allattare”, producendo ormoni specifici, aumentando la reattività della madre agli stimoli sonori (per rendere più semplici i risvegli notturni e per permettere di rispondere ai richiami del bambino), le braccia, anch’esse, si caricano di una forza speciale, quella che servirà a tenere i neonati e a sostenerli nella migliore posizione possibile per favorire la suzione.

L’allattamento è una comunicazione profonda, una conoscenza reciproca, un rinsaldare un legame, ma è anche un “lavoro” di adattamento a nuove esigenze e abitudini dell’essere genitore, e non più solo donna o compagna.

Allattare dunque, per quanto gesto antico, profondo, materno per eccellenza, è una nuova arte, che ogni madre impara personalmente ad ogni gravidanza, e che in parte dipende dal benessere materno, in parte dalle risposte del bambino.

L’esercizio dell’allattamento, l’ascolto delle emozioni che sottostanno a questo gesto, permette di acquisire e personalizzare questa “arte”, traendone utili benefici, sia per se stesse che per i propri bambini.

L’equipe dell’associazione matermundi promuove l’allattamento al seno, attraverso incontri di gruppo e individuali, e diffonde la cultura dell’allattamento attraverso la divulgazione di ciò che è importante sapere per allattare consapevolmente.

Durante la gravidanza si assiste ad un aumento fisiologico del peso che dipende da vari fattori tra cui il bambino che cresce in utero, il liquido amniotico, la placenta, l’utero che aumenta di dimensioni, il seno che completa le sue modifiche ed infine il volume plasmatico, ovvero la parte liquida del sangue.

Inoltre, si assiste alla formazione di una riserva energetica materna costituita da tessuto adiposo, necessaria per le aumentate richieste di energia della gravidanza e per il successivo periodo dell’allattamento.

Dopo il parto si ha una riduzione del peso materno perchè il bambino è nato, il liquido amniotico e la placenta sono stati espulsi e l’utero subito dopo il parto inizia il suo processo di involuzione per tornare, nel giro di 6 settimane, alle dimensioni pre-gravidiche.

La mamma, dopo la nascita del bambino, non torna immediatamente al peso pre-gravidico perché vi sono sia ritenzione di liquidi sia riserve energetiche materne di tessuto adiposo necessarie per la produzione del latte. Sarà proprio l’allattamento ad aiutare le mamme a tornare lentamente al loro peso.

Questo meccanismo si verifica in una donna normopeso con una corretta alimentazione e con un adeguato incremento ponderale durante la gravidanza.

Durante il periodo dell’allattamento al seno che dovrebbe essere esclusivo fino al 6° mese di vita del bambino, la mamma necessita di un apporto calorico di circa 500 calorie giornaliere in più rispetto alla sua normale alimentazione.

Questo  maggior fabbisogno non necessita però di un cambiamento della propria dieta ma semplicemente di un aumento delle porzioni, o del consumo di spuntini più sostanziosi. Ad esempio una mamma può mangiare frutta secca (noci, mandorle, pinoli, semi di sesamo, semi di zucca, nocciole, albicocche secche, prugne) perchè è ricca di sali minerali, vitamine e grassi utili sia alla mamma che al bambino.

Durante l’allattamento le mamme possono mangiare tutto ciò che vogliono, non devono seguire restrizioni alimentari ma è importante non abusare di un alimento piuttosto che di un altro, è buona pratica quindi alternare continuamente gli alimenti e i metodi di preparazione.

Negli anni passati alcuni alimenti come aglio, asparagi, cipolla, legumi, cavolo, carciofi venivano vietati perché si riteneva che conferissero un sapore sgradevole al latte; attualmente le ricerche scientifiche hanno dimostrato l’inesattezza di questa affermazione. Questi alimenti infatti, conferiscono al latte un sapore che il bambino conosce già dalla gravidanza, perchè lo ha “conosciuto”tramite il liquido amniotico, liquido che il bambino deglutisce durante la sua vita intrauterina.

Variare la dieta inoltre conferisce al latte sapori sempre diversi e questo contribuisce ad abituare il bambino ai sapori dell’alimentazione della famiglia, grazie alla mamma che mangia di tutto il bambino assaggia tutto ciò di cui ella si nutre.

È importante quindi variare la dieta, mangiare cibi sani, preferire frutta e verdura di stagione, condimenti di buona qualità e utilizzare vari metodi di cottura.

Per quanto riguarda l’apporto di liquidi, non è necessario che la mamma beva più del solito ma deve assumere circa due litri al giorno, compresi i liquidi che assume dagli alimenti, dalle minestre o dalle zuppe.

Alcuni nutrienti possono anche causare fenomeni allergici o coliche d’aria nel bambino, spesso questo avviene quando la madre fa uso di latte vaccino (di mucca) o suoi derivati. Per accertarsi che la causa sia legata all’alimentazione materna è necessario riprovare ad assumere questi cibi e osservare la reazione del bambino in modo da porre una diagnosi. Qualora questa risultasse positiva si può procedere alla sospensione di questi alimenti per circa 15 giorni e poi introdurli nuovamente nella dieta materna in modo graduale dando la preferenza a formaggi stagionati, ricotta, yogurt e moderandone sempre la quantità.

È importante ricordare che un effetto benefico dell’allattamento al seno esclusivo è proprio quello di proteggere da allergie respiratorie e atipiche, alleviandone i sintomi o ritardandone la comparsa.

L’uso di alcool già sconsigliato in gravidanza lo è altrettanto in allattamento perchè passa nel latte materno. Un singolo e moderato brindisi è accettabile, ma l’allattamento dovrebbe essere evitato per le 2 ore successive.

Anche il fumo di sigaretta è sconsigliato in gravidanza come in allattamento, è associato ad una riduzione della produzione di latte e può interferire con la crescita naturale del bambino. Qualora la madre non riesca a smettere completamente di fumare è essenziale che non fumi vicino al bambino o nelle stanze da lui frequentate, insomma alla madre, al padre e a tutti i frequentatori della casa non resta che fumare sul terrazzo!

Le ricerche dimostrano che dopo la nascita, l’esposizione del bambino al fumo passivo dei genitori è strettamente correlato con l’insorgenza di fenomeni asmatici e i figli di genitori fumatori hanno un rischio doppio di soffrire d’infezioni polmonari rispetto ai figli dei non fumatori. Inoltre, la cosiddetta “morte in culla” o SIDS (Sudden Infant Death Syndrome) è un evento complesso e multifattoriale in cui a cause genetiche ancora non del tutto chiarite si sovrappongono diversi fattori di rischio, tra i quali vi è il fumo.

L’assunzione di bevande che contengono caffeina, che può passare nel latte materno, causa iperattività nel bambino, difficoltà ad addormentarsi e quindi anche in questi casi o si evitano queste bevande o se ne fa un uso ridotto e saltuario.

Anche i farmaci possono passare nel latte materno è quindi indispensabile contattare sempre la propria ostetrica, il proprio medico di famiglia, il ginecologo o il farmacista per informarsi quali rischi si corrono assumendo un determinato farmaco.

SI’ NO MODERARE
VERDURA DI STAGIONE FUMO CAFFEINA
FRUTTA DI STAGIONE ALCOOL DOLCI
LEGUMI DROGHE
UOVA
AGLIO
CIPOLLA
CAVOLO
ASPARAGI
CARCIOFI
FRUTTA SECCA
CARNE BIANCA
CARNE ROSSA


Il primo alimento del neonato

Il primo alimento del neonato è il colostro e successivamente, dopo l’arrivo della montata lattea, il latte materno.

La produzione di questi due nutrienti, essenziali per il bambino, avviene sotto il controllo di due ormoni: l’ossitocina e la prolattina.

La produzione del colostro non coincide con il momento del parto ma inizia già durante la gravidanza, infatti alcune mamme, non tutte (questo non vuol dire che non avranno latte dopo il parto), notano la fuoriuscita di alcune gocce di un liquido giallo: il colostro.

Questo avviene soprattutto in concomitanza di situazioni o ambienti che favoriscono il rilassamento e la tranquillità ad esempio durante un bagno o una doccia calda.

La prima produzione del latte è strettamente correlata agli ormoni, soltanto successivamente il latte verrà prodotto in base alla suzione del bambino.

Dopo la nascita e il secondamento, con il distacco e la fuoriuscita della placenta viene meno la produzione ormonale placentare che inibiva l’ormone essenziale per la produzione del colostro e del latte: la prolattina. Questo nuovo contesto permette alla prolattina, il cui livello è già alto nel sangue, di esercitare la sua azione sulla mammella e di iniziare la produzione di latte.

La primissima produzione del colostro non è legata alla suzione del bambino ed è per questo che tutte le mamme producono il colostro. Per il mantenimento della secrezione lattea è essenziale attaccare il proprio bambino il prima possibile dopo la sua nascita perché è la suzione precoce e non limitata che, attraverso la stimolazione del capezzolo, determina a livello ipotalamico (regione del cervello) un aumento transitorio dell’immissione in circolo di prolattina per mantenere la produzione di latte a lungo termine. Questo ormone entra in circolo dopo la poppata e prepara il latte per la poppata successiva.

La produzione di ossitocina è legata al precedente meccanismo ma anche a stimoli psichici e audio-visivi come vedere o pensare al bambino, al contatto con la sua pelle, il suo odore, udirne i suoni, sentirsi a proprio agio in un ambiente, impacchi caldi e massaggi.

Successivamente la produzione e il mantenimento della produzione di latte sono strettamente correlati alla frequenza e all’efficacia dello svuotamento del seno. È infatti questo meccanismo che permette la trasformazione del colostro, attraverso la montata lattea, in latte.

Come abbiamo già detto è la suzione del bambino che stimola l’immissione in circolo della prolattina, che permette la produzione di latte per la poppata successiva, e dell’ossitocina che permette la fuoriuscita del latte facendo contrarre le cellule muscolari degli alveoli.

Il latte materno, come il latte di tutti i mammiferi, è una alimento specie-specifico ovvero ogni specie produce un latte perfetto per i propri cuccioli, ha una composizione diversa in base alle esigenze di crescita e di sviluppo della propria specie.

Oltre ad essere diverso da specie a specie il latte è una sostanza viva e speciale che si modifica durante l’allattamento, ovvero dai primi giorni con il colostro diventa poi latte, e poi si modifica anche nel corso di una stessa poppata secondo le esigenze nutritive del bambino.

Il contatto immediato tra mamma e bambino permette a quest’ultimo innanzitutto di colonizzarsi con i microorganismi materni e poi permette un inizio precoce dell’allattamento con conseguente assunzione da parte del neonato di tutte le innumerevoli e preziose sostante contenute nel colostro e successivamente nel latte.

Il latte materno contiene esattamente tutte le sostanze necessarie per la crescita del bambino nei primi sei mesi di vita, durante questo periodo non serve altro, salvo eventuali indicazioni mediche.

Il colostro

Il colostro, liquido denso e giallo, è in assoluto il primo nutrimento del bambino ed è considerato come il primo vaccino. Questo grazie al suo ricchissimo contenuto di anticorpi e globuli bianchi fornisce una protezione immediata al bambino il quale nasce sterile e immediatamente verrà colonizzato da miliardi di microrganismi provenienti dall’ambiente, dalla mamma e dagli operatori. Il colostro fornisce gli anticorpi prodotti dalla mamma, ma anche cellule che stimolano l’ancora immaturo apparato immunologico ad acquisire le sue competenze di protezione rispetto alle infezioni.

Pertanto il colostro grazie alle sostanze che contiene, protegge dalle infezioni e dalle allergie, è ricco di vitamina A che protegge da infezioni e alcune malattie oculari riducendone anche la gravità dei sintomi. Inoltre, è ricco di fattori di crescita che permettono una maturazione rapida dell’intestino con conseguente prevenzione delle allergie e intolleranze alimentari.

Un’ulteriore caratteristica del colostro è il suo potere lassativo che permette al neonato di liberarsi facilmente dal meconio, la prima cacca, riducendo la frequenza di insorgenza di ittero. L’ittero è causato da un accumulo di bilirubina nel sangue, un pigmento giallo che ha origine dalla distruzione dei globuli rossi, la quale è metabolizzata dal fegato ed eliminata dall’intestino. Il neonato però è spesso colpito da ittero nei primi giorni di vita, dato che l’enzima del fegato che metabolizza la bilirubina è relativamente immaturo; inoltre i neonati possiedono più globuli rossi degli adulti e pertanto nello stesso arco di tempo ne vengono distrutti in quantità maggiore , quindi facilitare l’emissione di meconio permette un ridotto accumulo di bilirubina.

Il colostro dei primi giorni, anche se prodotto in piccole quantità serve a rafforzare il sistema immunitario del bambino, ad imparare a nutrirsi al seno quando ancora quest’ultimo è morbido e quindi facilmente gestibile dal neonato.

Con il passare dei giorni grazie alla suzione del bambino la mamma inizierà a produrre il latte.

Il latte materno

Il latte materno arriva dopo la montata lattea che avviene tra la 2°-3°giornata e l’8° dopo il parto, questa variabilità dipende da quanto è stato stimolato il seno.

Il latte materno, come il colostro, contiene carboidrati, fattori di crescita, vitamine, grassi, proteine e immunoglobuline, e pertanto la protezione dai microorganismi patogeni presenti nell’ambiente continua anche con l’assunzione del latte materno. La mamma quindi continuerà a passare al proprio bambino le immunoglobuline che lei stessa produrrà.

Il latte materno è un alimento perfetto perché varia la sua composizione durante la poppata, tra una poppata ed un’altra e varia soprattutto rispetto alle esigenze del bambino a seconda delle sue fasi di crescita.

All’interno della poppata è stato visto che all’inizio il latte è più ricco di proteine, lattosio e altri nutrienti, mentre l’ultimo latte è più ricco in grassi ovvero quello sostanze che forniscono la maggior parte dell’energia necessaria al neonato.

Pertanto se un neonato avrà principalmente sete farà poppate più brevi e assumerà il primo latte, farà invece poppate più lunghe per assumere l’ultimo latte, la parte più ricca che lo farà crescere e sentire sazio.

L’organizzazione mondiale della sanità consiglia che il latte materno venga offerto fino al 6° mese senza nessun altra aggiunta e che può essere offerto fino ai due anni di età insieme ad altri alimenti.

Oltre ad essere esclusivo l’allattamento dovrebbe essere a richiesta ovvero è il bambino che decide quante poppate fare e quanto stare al seno. In questo modo il bambino non assume passivamente il latte ma è lui stesso ad autoregolarsi attraverso dei segnali che utilizza per comunicarci le sue esigenze. Questi segnali sono caratterizzati da dei movimenti rapidi degli occhi, la tendenza a portarsi le mani alla bocca ed alcuni bambini iniziano a muovere la testa da destra a sinistra come se stessero cercando qualcosa.

Il pianto è un segnale tardivo di fame, per cui offrire subito il seno non deve esser visto come un modo per viziare il bambino anzi vuol dire soddisfare il suo bisogno di nutrimento, quando sarà pieno sarà lui stesso a staccarsi dal seno.

Proprio perché ogni bambino è unico, non è possibile stabilire con esattezza il numero delle poppate e la loro durata, possono essere dalle 8-12 poppate almeno nelle 24 ore o anche di più, è importante sapere però che un bambino prende abbastanza latte e questo possiamo valutarlo se bagna al giorno circa 5-6 pannolini, sporca di cacca due o più pannolini al giorno e successivamente possono passare anche due giorni tra una scarica e l’altra senza dover parlare di stitichezza.

Per quanto riguarda l’aumento del peso per i primi tre mesi un neonato cresce circa di 500 grammi al mese.

“Il latte umano è un cibo altamente digeribile, a basso contenuto di proteine e minerali per evitare di sovraccaricare l’ancora immaturo apparato digerente, il fegato e i reni, non ancora sviluppati in maniera completa, ma ricco di energie facilmente assimilabili (fornite dal lattosio) per sostenere la rapida crescita dell’apparato neurologico, così come di grassi insaturi, indispensabili alla formazione delle membrane cerebrali.” ( pag. 210 “Allattare, un gesto d’amore”- Catanzani e Negri)

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