La relazione madre-bambino nei disturbi alimentari

a cura di Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta

relazione madre-bambinoIn infanzia ed adolescenza l’espressione del disagio emotivo e relazionale, così come la risposta a fattori stressanti di varia natura, passano frequentemente attraverso lo sviluppo di una sintomatologia incentrata sul comportamento alimentare o, più in generale, su espressioni somatiche (dolori addominali o epigastrici, disturbi digestivi, rifiuto del cibo) di disagio, spesso fin dalla prima infanzia.

Questa sintomatologia che si esprime attraverso il corpo ed il comportamento del bambino, riguarda e coinvolge in realtà la relazione con il care giver e con le figure di riferimento, e può rappresentare un primo segno di una “cattiva” o difficile sintonizzazione e reciprocità all’interno della diade, fin dai primi momenti di interazione (Cammarella et al., 2001).

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Mindfulness per la riduzione dello stress psicofisico

Thich Nhat HanhSe vogliamo essere felici, dobbiamo innaffiare il seme della consapevolezza che è in noi. La consapevolezza è il seme dell’illuminazione, dell’attenzione, della comprensione, della compassione, della liberazione, della trasformazione e della guarigione.

Thich Nhat Hanh, 1994

 

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), agenzia dell’ONU che ha l’obiettivo di far raggiungere a tutte le popolazioni il livello di salute più elevato possibile, la salute è “lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non può intendersi come semplice assenza di malattia”. La salute è uno dei diritti fondamentali dell’essere umano, e come tale tutti i paesi hanno il compito di promuoverla perseguendo tutti i canali, incluso il canale sociale, psicologico etc. Tra gli scopi dell’OMS ci sono la ricerca e la prevenzione, nonché la modifica di tutti quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva, promuovendo al contempo quelli favorevoli. La salute dell’individuo, intesa come benessere psichico, fisico e sociale, diviene quindi salute della collettività e va da sé che uno stato attento alla promozione delle risorse individuali e sociali promuove salute, riducendo il rischio di tutti quegli eventi che possono provocare la malattia.

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Accesso consapevole alla diagnosi genetica prenatale

Diagnosi ecografica prenatale
Diagnosi ecografica prenatale

matermundi e CiaoLapo Onlus insieme per una corretta informazione nella diagnosi prenatale

A cura di Claudia Ravaldi

psichiatra psicoterapeuta

L’associazione CiaoLapo Onlus si occupa di sostegno ai genitori colpiti da lutto in gravidanza. Nata per dare conforto ai genitori vittime di morte intrauterina, da subito si è posta al fianco di tutti i genitori che in epoca prenatale e perinatale, per cause le più disparate, perdono i loro figli. Nella comunità in crescita di CiaoLapo, che oggi conta circa 500 iscritti, accogliamo con la stessa apertura basata sul rispetto e sul non giudizio tutti i genitori che necessitano di condividere il peso del lutto, e che cercano di ricominciare a vivere dopo la morte dei loro figli. Tra questi, molti sono i genitori che vivono la disperazione di un lutto successivo ad un interruzione terapeutica di gravidanza, o che restano vittime di complicazioni successive ad una diagnosi prenatale invasiva.

La letteratura scientifica pone in evidenza come il lutto successivo a amniocentesi o ad interruzione terapeutica di gravidanza sia estremamente difficoltoso da elaborare, e incida spesso pesantemente sulla qualità della vita della madre e della coppia.

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Contraccezione in puerperio

a cura di Dianora Torrini, ostetrica e Jessica Borgogni, psicologa

<img width="150" vspace="10" hspace="

15″ height=”150″ align=”left” alt=”contraccezione” src=”/images/2010/03/150/contraception.gif” />Dopo il parto il corpo della mamma si riadatta fisiologicamente alla nuova condizione, e recupera gradualmente le sue funzioni precedenti. Anche gli ormoni si modificano, l’utero riprende le sue dimensioni precedenti all’inizio della gravidanza e anche le ovaie recuperano il loro abituale pattern.

L’arrivo del nuovo nato, l’allattamento, i cambiamenti nelle abitudini e in alcuni ritmi fisiologici (tipo il ritmo sonno veglia, che spesso è modificato in funzione delle esigenze del bambino) non impediscono al corpo materno di riprendere le sue funzioni.

E’ dunque importante conoscere la fisiologia del puerperio e poter pianificare un’adeguata contraccezione.

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Genitorialità e lutto nella morte perinatale

A cura di Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta

bambino in uteroLa storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un processo che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e nel corpo dei genitori e può avere inizio sul piano esclusivamente ideativo e immaginifico ben prima che avvenga il concepimento.

Quando si realizza la gravidanza e il bambino è reale e presente nel ventre materno, prende forma un primo legame di attaccamento, che è specifico di quella relazione con quel bambino in quel momento (non siamo di fronte ad una attesa generica, ma viviamo quell’attesa, legata a quel particolare momento storico), e la famiglia inizia a creare un nuovo e fisiologico spazio per accogliere il nascituro. Molto spesso la gioia dell’attesa trasporta i genitori ben oltre il quotidiano, li proietta in un futuro dove la nascita è già avvenuta e la presenza del bambino è finalmente disvelata, e fisicamente definita nel quotidiano familiare; questa proiezione può avvenire naturalmente fin dalle prime settimane di gravidanza, a dispetto di ogni tendenza volta a informare la donna delle elevate possibilità di aborto spontaneo o di perdita fetale (Pullen, 2008). Immaginare il nuovo bambino nella propria realtà quotidiana, ristrutturare ed adattare la coppia – famiglia all’ingresso del figlio ha una precisa funzione evolutiva, fa parte di un processo descritto da numerosi autori che si sono occupati negli anni di genitorialità (Righetti e Sette, 2000; Ammaniti 2008). Divenire madre, divenire padre, contrariamente a quanto si possa pensare, non avviene al momento del parto, ma, fisiologicamente, spesso in modo impercettibile e inconscio durante tutto il percorso di genitorialità.

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Primi Passi…nella Pancia della Mamma

Per le mamme dalla 20 settimana di gravidanza, in poi e per i loro bambini.

A cura di Claudia Ravaldi, Dianora Torrini, Jessica Borgogni

Gentile mamma,

la salute del tuo bambino e il benessere della tua gravidanza sono fatti anche di piccoli gesti.

Tra questi, imparare a riconoscere le abitudini del tuo bambino, già nella pancia, ha un profondo valore perché con l’ascolto e la partecipazione potrete entrare in contatto e conoscervi, ancora prima di esservi visti!

In particolare, imparare a distinguere i diversi movimenti del bambino, e tracciarne una mappa quotidiana diviene un prezioso strumento della vostra relazione. Come in una danza, il tuo bambino comunicherà attraverso il movimento molte diverse sensazioni, cui tu presto imparerai a rispondere.

Una buona analisi dei primi passi del tuo bambino può inoltre fornire un indice di benessere utile sia all’ostetrica che al ginecologo per valutare lo stato di salute del bambino.

Andiamo allora insieme a scoprire i movimenti fetali!

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Perchè è preferibile allattare al seno

a cura di Dianora Torrini

Ormai è stato ampiamente dimostrato che il latte materno è il migliore alimento per il bambino nei suoi primi sei mesi di vita, è un alimento unico e non riproducibile.

Vi sono delle situazioni che impediscono ai bambini di nutrirsi con il latte delle mamma o situazioni nelle quali le mamme non possono allattare, in questi casi, piuttosto rari, è chiaramente necessario alimentare i neonati con il latte artificiale dal quale traggono maggiori benefici.

Tranne in queste particolari situazioni,che affronteremo in un prossimo articolo, i benefici del latte materno sono nettamente superiori, in termini sia di salute materna, sia del bambino, sia della società che a livello ambientale.

Per quanto riguarda la salute del bambino, l’utilizzo di latte artificiale aumenta, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi “evoluti”, l’incidenza di alcune malattie infettive, tra le quali la meningite batterica, batteriema, diarrea, infezioni delle vie respiratorie, enterocolite necrotizzante che colpisce soprattutto i neonati prematuri, otite media, infezioni delle vie urinarie.

L’otite media è stata identificata come una delle cause più frequenti di richiesta di visite mediche; da uno studio USA risulta che i bambini non allattati al seno nel loro 1°anno di vita mostravano una ricorrenza doppia di otite rispetto ai bambini allattati in modo esclusivo per i primi 4 mesi.

Inoltre si ha un aumentato rischio di asma e allergie probabilmente legato al contenuto dei latti artificiali che nonostante cerchi di assomigliare al latte materno contiene pur sempre sostanze esogene per cui estranee al bambino.

Il latte materno agevola lo sviluppo neurologico perché contiene importanti sostanze come la taurina e gli acidi grassi poliinsaturi a lunga catena che servono per sviluppo del cervello e dell’apparato visivo del neonato. Alcuni latti artificiali contengono i precursori di questi acidi grassi mentre ultimamente vengono pubblicizzati nuovi latti che contengono direttamente questi acidi gassi polinsaturi ma che in realtà derivano da microalghe fermentate, e funghi oppure estratte dal fegato di merluzzo. A parte il costo maggiorato di questi latti le ricerche non hanno messo in evidenza nessun beneficio per i bambini, inoltre la provenienza vegetale e animale di questi grassi potrebbe esporre il neonato a sostanze estranee e potenzialmente allergizzanti.

L’allattamento al seno offre protezione anche a lungo temine infatti sembra che l’utilizzo di latte artificiale non riduca l’incidenza del diabete mellito di tipo 1 e 2, sovrappeso e obesità probabilmente perchè con l’allattamento al seno il bambino può autoregolarsi nell’alimentazione in base alle proprie esigenze.

L’allattamento al seno protegge la mamma sia subito dopo il parto che nella sua vita futura.

Nel post-partum l’allattamento precoce, entro la prima ora, riduce l’incidenza di emorragia post-partum grazie ad un’ulteriore produzione di ossitocina, per stimolazione attraverso la suzione che permette all’utero di contrarsi e quindi di ridurre la perdita ematica.

Inoltre, al neonato posizionato sulla pancia della mamma si attiva un “riflesso di stepping”, ovvero con i piedi inizia a spingere sull’addome della mamma per avvicinarsi al seno in questo modo esercita una pressione che può servire ad espellere la placenta e a ridurre la perdita ematica uterina.”( Iniziare l’allattamento al seno con il breast crawl, UNICEF 2007).

La riduzione della perdita ematica riduce l’anemia materna ovvero una carenza di ferro nel sangue.

Allattare a richiesta e in modo esclusivo favorisce l’involuzione uterina ovvero il ritorno dell’utero alle dimensioni pre-gravidiche, che generalmente avviene nell’arco di circa 6 settimane.

La stimolazione del seno oltre ad attivare il rilascio di ossitocina attiva anche la produzione della prolattina, la quale inibisce gli ormoni che attivano la produzione ovarica e quindi l’ovulazione.

In questo modo i livelli di prolattina garantiscono un ritardo nella comparsa del ciclo mestruale e di conseguenza aumenta il tempo che intercorre tra le gravidanze. Il metodo dell’amenorrea lattazionale, LAM, è efficace nel 98% dei casi se il bambino non ha ancora compiuto 6 mesi di vita, se assume solo e soltanto latte materno, se la distanza tra le poppate di giorno è inferiore a 4 ore e durante la notte non più di 6 ore, quindi durante la notte ci deve essere almeno una poppata.

Chiaramente questi effetti protettivi non si hanno se si utilizza latte artificiale o se si riduce il numero delle poppata perchè il seno non più stimolato o stimolato in misura ridotta non garantisce adeguati livelli di prolattina.

L’utilizzo del latte artificiale quando non vi siano delle reali esigenze del bambino e/o della madre si ripercuote anche sullo stato di salute materno a lungo termine, infatti le donne che non allattano al seno hanno un rischio maggiore rispetto a quelle che allattano di sviluppare il cancro al seno, inoltre tale rischio diminuisce con l’aumento della durata dell’allattamento. Risulta aumentato il rischio di contrarre il cancro all’ovaio, e un probabile aumento del rischio di fratture dell’anca e di osteoporosi nel periodo successivo alla menopausa. L’allattamento è responsabile della sottrazione di calcio dalle ossa materne ma durante il periodo dello svezzamento il calcio si deposita nuovamente nello scheletro della donna in una forma più stabile, riducendo il rischio di fratture dell’anca e di osteoporosi in menopausa nelle donne che hanno allattato.

I vantaggi dell’allattamento non riguardano soltanto il bambino o la madre ma si ripercuotono anche sul padre, sulla famiglia e sulla società

Per capire questo è necessario aver presente che il latte artificiale ha bisogno di strutture aziendali che lo rendano adatto ai neonati, necessita di acqua ed energia per la preparazione; l’intero processo produce scorie che devono essere smaltite. Una volta prodotto, il latte artificiale, deve essere confezionato e spedito nei vari punti di distribuzione e questo comporta ulteriori costi per il trasporto e un aumentato inquinamento ambientale. Inoltre, non è gratuito perché deve essere acquistato, poi preparato. Servirà quindi acqua, biberon e sterilizzatori e anche in questo caso si ha un consumo di energia e un aumento di rifiuti da smaltire.

Possiamo infine sottolineare nuovamente l’importanza dell’allattamento al seno poichè protegge il bambino da numerose patologie e possiamo immaginare che se tutti i bambini, salvo rare eccezioni (vedi paragrafo Per chi non può allattare al seno, si al latte artificiale), fossero allattati al seno, si ammalerebbero di meno riducendo le richieste di visite mediche e medicine, ridurrebbero quindi la spesa sanitaria e le assenze dei genitori dal lavoro con il risultato di avere dei genitori più tranquilli che potrebbero dedicare serenamente il loro tempo anche a ciò che vogliono.

Allattamento al seno e alimentazione materna

a cura di Dianora Torrini, Claudia Ravaldi

Allattare il proprio bambino è il proseguimento ideale della relazione che si è costruita con lui giorno dopo giorno durante i nove mesi dell’attesa.

Il corpo si è preparato ad accogliere prima e a nutrire poi il bambino, attraverso una serie di modificazioni specifiche, tra cui l’aumento di peso complessivo e la costituzione di una specifica riserva adiposa utile per la produzione di latte. La mente si è “preparata ad allattare”, producendo ormoni specifici, aumentando la reattività della madre agli stimoli sonori (per rendere più semplici i risvegli notturni e per permettere di rispondere ai richiami del bambino), le braccia, anch’esse, si caricano di una forza speciale, quella che servirà a tenere i neonati e a sostenerli nella migliore posizione possibile per favorire la suzione.

L’allattamento è una comunicazione profonda, una conoscenza reciproca, un rinsaldare un legame, ma è anche un “lavoro” di adattamento a nuove esigenze e abitudini dell’essere genitore, e non più solo donna o compagna.

Allattare dunque, per quanto gesto antico, profondo, materno per eccellenza, è una nuova arte, che ogni madre impara personalmente ad ogni gravidanza, e che in parte dipende dal benessere materno, in parte dalle risposte del bambino.

L’esercizio dell’allattamento, l’ascolto delle emozioni che sottostanno a questo gesto, permette di acquisire e personalizzare questa “arte”, traendone utili benefici, sia per se stesse che per i propri bambini.

L’equipe dell’associazione matermundi promuove l’allattamento al seno, attraverso incontri di gruppo e individuali, e diffonde la cultura dell’allattamento attraverso la divulgazione di ciò che è importante sapere per allattare consapevolmente.

Durante la gravidanza si assiste ad un aumento fisiologico del peso che dipende da vari fattori tra cui il bambino che cresce in utero, il liquido amniotico, la placenta, l’utero che aumenta di dimensioni, il seno che completa le sue modifiche ed infine il volume plasmatico, ovvero la parte liquida del sangue.

Inoltre, si assiste alla formazione di una riserva energetica materna costituita da tessuto adiposo, necessaria per le aumentate richieste di energia della gravidanza e per il successivo periodo dell’allattamento.

Dopo il parto si ha una riduzione del peso materno perchè il bambino è nato, il liquido amniotico e la placenta sono stati espulsi e l’utero subito dopo il parto inizia il suo processo di involuzione per tornare, nel giro di 6 settimane, alle dimensioni pre-gravidiche.

La mamma, dopo la nascita del bambino, non torna immediatamente al peso pre-gravidico perché vi sono sia ritenzione di liquidi sia riserve energetiche materne di tessuto adiposo necessarie per la produzione del latte. Sarà proprio l’allattamento ad aiutare le mamme a tornare lentamente al loro peso.

Questo meccanismo si verifica in una donna normopeso con una corretta alimentazione e con un adeguato incremento ponderale durante la gravidanza.

Durante il periodo dell’allattamento al seno che dovrebbe essere esclusivo fino al 6° mese di vita del bambino, la mamma necessita di un apporto calorico di circa 500 calorie giornaliere in più rispetto alla sua normale alimentazione.

Questo  maggior fabbisogno non necessita però di un cambiamento della propria dieta ma semplicemente di un aumento delle porzioni, o del consumo di spuntini più sostanziosi. Ad esempio una mamma può mangiare frutta secca (noci, mandorle, pinoli, semi di sesamo, semi di zucca, nocciole, albicocche secche, prugne) perchè è ricca di sali minerali, vitamine e grassi utili sia alla mamma che al bambino.

Durante l’allattamento le mamme possono mangiare tutto ciò che vogliono, non devono seguire restrizioni alimentari ma è importante non abusare di un alimento piuttosto che di un altro, è buona pratica quindi alternare continuamente gli alimenti e i metodi di preparazione.

Negli anni passati alcuni alimenti come aglio, asparagi, cipolla, legumi, cavolo, carciofi venivano vietati perché si riteneva che conferissero un sapore sgradevole al latte; attualmente le ricerche scientifiche hanno dimostrato l’inesattezza di questa affermazione. Questi alimenti infatti, conferiscono al latte un sapore che il bambino conosce già dalla gravidanza, perchè lo ha “conosciuto”tramite il liquido amniotico, liquido che il bambino deglutisce durante la sua vita intrauterina.

Variare la dieta inoltre conferisce al latte sapori sempre diversi e questo contribuisce ad abituare il bambino ai sapori dell’alimentazione della famiglia, grazie alla mamma che mangia di tutto il bambino assaggia tutto ciò di cui ella si nutre.

È importante quindi variare la dieta, mangiare cibi sani, preferire frutta e verdura di stagione, condimenti di buona qualità e utilizzare vari metodi di cottura.

Per quanto riguarda l’apporto di liquidi, non è necessario che la mamma beva più del solito ma deve assumere circa due litri al giorno, compresi i liquidi che assume dagli alimenti, dalle minestre o dalle zuppe.

Alcuni nutrienti possono anche causare fenomeni allergici o coliche d’aria nel bambino, spesso questo avviene quando la madre fa uso di latte vaccino (di mucca) o suoi derivati. Per accertarsi che la causa sia legata all’alimentazione materna è necessario riprovare ad assumere questi cibi e osservare la reazione del bambino in modo da porre una diagnosi. Qualora questa risultasse positiva si può procedere alla sospensione di questi alimenti per circa 15 giorni e poi introdurli nuovamente nella dieta materna in modo graduale dando la preferenza a formaggi stagionati, ricotta, yogurt e moderandone sempre la quantità.

È importante ricordare che un effetto benefico dell’allattamento al seno esclusivo è proprio quello di proteggere da allergie respiratorie e atipiche, alleviandone i sintomi o ritardandone la comparsa.

L’uso di alcool già sconsigliato in gravidanza lo è altrettanto in allattamento perchè passa nel latte materno. Un singolo e moderato brindisi è accettabile, ma l’allattamento dovrebbe essere evitato per le 2 ore successive.

Anche il fumo di sigaretta è sconsigliato in gravidanza come in allattamento, è associato ad una riduzione della produzione di latte e può interferire con la crescita naturale del bambino. Qualora la madre non riesca a smettere completamente di fumare è essenziale che non fumi vicino al bambino o nelle stanze da lui frequentate, insomma alla madre, al padre e a tutti i frequentatori della casa non resta che fumare sul terrazzo!

Le ricerche dimostrano che dopo la nascita, l’esposizione del bambino al fumo passivo dei genitori è strettamente correlato con l’insorgenza di fenomeni asmatici e i figli di genitori fumatori hanno un rischio doppio di soffrire d’infezioni polmonari rispetto ai figli dei non fumatori. Inoltre, la cosiddetta “morte in culla” o SIDS (Sudden Infant Death Syndrome) è un evento complesso e multifattoriale in cui a cause genetiche ancora non del tutto chiarite si sovrappongono diversi fattori di rischio, tra i quali vi è il fumo.

L’assunzione di bevande che contengono caffeina, che può passare nel latte materno, causa iperattività nel bambino, difficoltà ad addormentarsi e quindi anche in questi casi o si evitano queste bevande o se ne fa un uso ridotto e saltuario.

Anche i farmaci possono passare nel latte materno è quindi indispensabile contattare sempre la propria ostetrica, il proprio medico di famiglia, il ginecologo o il farmacista per informarsi quali rischi si corrono assumendo un determinato farmaco.

SI’ NO MODERARE
VERDURA DI STAGIONE FUMO CAFFEINA
FRUTTA DI STAGIONE ALCOOL DOLCI
LEGUMI DROGHE
UOVA
AGLIO
CIPOLLA
CAVOLO
ASPARAGI
CARCIOFI
FRUTTA SECCA
CARNE BIANCA
CARNE ROSSA


Il primo alimento del neonato

Il primo alimento del neonato è il colostro e successivamente, dopo l’arrivo della montata lattea, il latte materno.

La produzione di questi due nutrienti, essenziali per il bambino, avviene sotto il controllo di due ormoni: l’ossitocina e la prolattina.

La produzione del colostro non coincide con il momento del parto ma inizia già durante la gravidanza, infatti alcune mamme, non tutte (questo non vuol dire che non avranno latte dopo il parto), notano la fuoriuscita di alcune gocce di un liquido giallo: il colostro.

Questo avviene soprattutto in concomitanza di situazioni o ambienti che favoriscono il rilassamento e la tranquillità ad esempio durante un bagno o una doccia calda.

La prima produzione del latte è strettamente correlata agli ormoni, soltanto successivamente il latte verrà prodotto in base alla suzione del bambino.

Dopo la nascita e il secondamento, con il distacco e la fuoriuscita della placenta viene meno la produzione ormonale placentare che inibiva l’ormone essenziale per la produzione del colostro e del latte: la prolattina. Questo nuovo contesto permette alla prolattina, il cui livello è già alto nel sangue, di esercitare la sua azione sulla mammella e di iniziare la produzione di latte.

La primissima produzione del colostro non è legata alla suzione del bambino ed è per questo che tutte le mamme producono il colostro. Per il mantenimento della secrezione lattea è essenziale attaccare il proprio bambino il prima possibile dopo la sua nascita perché è la suzione precoce e non limitata che, attraverso la stimolazione del capezzolo, determina a livello ipotalamico (regione del cervello) un aumento transitorio dell’immissione in circolo di prolattina per mantenere la produzione di latte a lungo termine. Questo ormone entra in circolo dopo la poppata e prepara il latte per la poppata successiva.

La produzione di ossitocina è legata al precedente meccanismo ma anche a stimoli psichici e audio-visivi come vedere o pensare al bambino, al contatto con la sua pelle, il suo odore, udirne i suoni, sentirsi a proprio agio in un ambiente, impacchi caldi e massaggi.

Successivamente la produzione e il mantenimento della produzione di latte sono strettamente correlati alla frequenza e all’efficacia dello svuotamento del seno. È infatti questo meccanismo che permette la trasformazione del colostro, attraverso la montata lattea, in latte.

Come abbiamo già detto è la suzione del bambino che stimola l’immissione in circolo della prolattina, che permette la produzione di latte per la poppata successiva, e dell’ossitocina che permette la fuoriuscita del latte facendo contrarre le cellule muscolari degli alveoli.

Il latte materno, come il latte di tutti i mammiferi, è una alimento specie-specifico ovvero ogni specie produce un latte perfetto per i propri cuccioli, ha una composizione diversa in base alle esigenze di crescita e di sviluppo della propria specie.

Oltre ad essere diverso da specie a specie il latte è una sostanza viva e speciale che si modifica durante l’allattamento, ovvero dai primi giorni con il colostro diventa poi latte, e poi si modifica anche nel corso di una stessa poppata secondo le esigenze nutritive del bambino.

Il contatto immediato tra mamma e bambino permette a quest’ultimo innanzitutto di colonizzarsi con i microorganismi materni e poi permette un inizio precoce dell’allattamento con conseguente assunzione da parte del neonato di tutte le innumerevoli e preziose sostante contenute nel colostro e successivamente nel latte.

Il latte materno contiene esattamente tutte le sostanze necessarie per la crescita del bambino nei primi sei mesi di vita, durante questo periodo non serve altro, salvo eventuali indicazioni mediche.

Il colostro

Il colostro, liquido denso e giallo, è in assoluto il primo nutrimento del bambino ed è considerato come il primo vaccino. Questo grazie al suo ricchissimo contenuto di anticorpi e globuli bianchi fornisce una protezione immediata al bambino il quale nasce sterile e immediatamente verrà colonizzato da miliardi di microrganismi provenienti dall’ambiente, dalla mamma e dagli operatori. Il colostro fornisce gli anticorpi prodotti dalla mamma, ma anche cellule che stimolano l’ancora immaturo apparato immunologico ad acquisire le sue competenze di protezione rispetto alle infezioni.

Pertanto il colostro grazie alle sostanze che contiene, protegge dalle infezioni e dalle allergie, è ricco di vitamina A che protegge da infezioni e alcune malattie oculari riducendone anche la gravità dei sintomi. Inoltre, è ricco di fattori di crescita che permettono una maturazione rapida dell’intestino con conseguente prevenzione delle allergie e intolleranze alimentari.

Un’ulteriore caratteristica del colostro è il suo potere lassativo che permette al neonato di liberarsi facilmente dal meconio, la prima cacca, riducendo la frequenza di insorgenza di ittero. L’ittero è causato da un accumulo di bilirubina nel sangue, un pigmento giallo che ha origine dalla distruzione dei globuli rossi, la quale è metabolizzata dal fegato ed eliminata dall’intestino. Il neonato però è spesso colpito da ittero nei primi giorni di vita, dato che l’enzima del fegato che metabolizza la bilirubina è relativamente immaturo; inoltre i neonati possiedono più globuli rossi degli adulti e pertanto nello stesso arco di tempo ne vengono distrutti in quantità maggiore , quindi facilitare l’emissione di meconio permette un ridotto accumulo di bilirubina.

Il colostro dei primi giorni, anche se prodotto in piccole quantità serve a rafforzare il sistema immunitario del bambino, ad imparare a nutrirsi al seno quando ancora quest’ultimo è morbido e quindi facilmente gestibile dal neonato.

Con il passare dei giorni grazie alla suzione del bambino la mamma inizierà a produrre il latte.

Il latte materno

Il latte materno arriva dopo la montata lattea che avviene tra la 2°-3°giornata e l’8° dopo il parto, questa variabilità dipende da quanto è stato stimolato il seno.

Il latte materno, come il colostro, contiene carboidrati, fattori di crescita, vitamine, grassi, proteine e immunoglobuline, e pertanto la protezione dai microorganismi patogeni presenti nell’ambiente continua anche con l’assunzione del latte materno. La mamma quindi continuerà a passare al proprio bambino le immunoglobuline che lei stessa produrrà.

Il latte materno è un alimento perfetto perché varia la sua composizione durante la poppata, tra una poppata ed un’altra e varia soprattutto rispetto alle esigenze del bambino a seconda delle sue fasi di crescita.

All’interno della poppata è stato visto che all’inizio il latte è più ricco di proteine, lattosio e altri nutrienti, mentre l’ultimo latte è più ricco in grassi ovvero quello sostanze che forniscono la maggior parte dell’energia necessaria al neonato.

Pertanto se un neonato avrà principalmente sete farà poppate più brevi e assumerà il primo latte, farà invece poppate più lunghe per assumere l’ultimo latte, la parte più ricca che lo farà crescere e sentire sazio.

L’organizzazione mondiale della sanità consiglia che il latte materno venga offerto fino al 6° mese senza nessun altra aggiunta e che può essere offerto fino ai due anni di età insieme ad altri alimenti.

Oltre ad essere esclusivo l’allattamento dovrebbe essere a richiesta ovvero è il bambino che decide quante poppate fare e quanto stare al seno. In questo modo il bambino non assume passivamente il latte ma è lui stesso ad autoregolarsi attraverso dei segnali che utilizza per comunicarci le sue esigenze. Questi segnali sono caratterizzati da dei movimenti rapidi degli occhi, la tendenza a portarsi le mani alla bocca ed alcuni bambini iniziano a muovere la testa da destra a sinistra come se stessero cercando qualcosa.

Il pianto è un segnale tardivo di fame, per cui offrire subito il seno non deve esser visto come un modo per viziare il bambino anzi vuol dire soddisfare il suo bisogno di nutrimento, quando sarà pieno sarà lui stesso a staccarsi dal seno.

Proprio perché ogni bambino è unico, non è possibile stabilire con esattezza il numero delle poppate e la loro durata, possono essere dalle 8-12 poppate almeno nelle 24 ore o anche di più, è importante sapere però che un bambino prende abbastanza latte e questo possiamo valutarlo se bagna al giorno circa 5-6 pannolini, sporca di cacca due o più pannolini al giorno e successivamente possono passare anche due giorni tra una scarica e l’altra senza dover parlare di stitichezza.

Per quanto riguarda l’aumento del peso per i primi tre mesi un neonato cresce circa di 500 grammi al mese.

“Il latte umano è un cibo altamente digeribile, a basso contenuto di proteine e minerali per evitare di sovraccaricare l’ancora immaturo apparato digerente, il fegato e i reni, non ancora sviluppati in maniera completa, ma ricco di energie facilmente assimilabili (fornite dal lattosio) per sostenere la rapida crescita dell’apparato neurologico, così come di grassi insaturi, indispensabili alla formazione delle membrane cerebrali.” ( pag. 210 “Allattare, un gesto d’amore”- Catanzani e Negri)

BIBLIOGRAFIA

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