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	<title> &#187; lutto</title>
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	<description>Per una femminilità consapevole ed il benessere di donna e bambino</description>
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		<title>Ri-nascita: la gravidanza dopo un lutto</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 05:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[morte endouterina]]></category>

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		<description><![CDATA[“Siamo di nuovo incinti: ho paura da morire e sono felice da morire” A cura di Claudia Ravaldi La maggior parte delle coppie colpite da lutto perinatale cerca una nuova gravidanza entro l’anno successivo alla perdita; la nuova gravidanza non interrompe i vissuti legati al lutto precedente, e spesso li amplifica. I genitori definiscono questa <a href='http://www.matermundi.it/261-ri-nascita-le-gravidanze-successive-ad-una-morte-intrauterina-o-perinatale.html'>[...]</a>]]></description>
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<div class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><img title="Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com" src="http://www.ciaolapo.it/images/avatar/groups/f6c6cad5c19c7b95baccb7a1.jpg" alt="Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com" width="160" height="106" /><p class="wp-caption-text">Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com</p></div>
<p style="text-align: right;">“Siamo di nuovo incinti: ho paura da morire e sono felice da morire”</p>
<p style="text-align: right;"><strong>A cura di Claudia Ravaldi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte delle coppie colpite da lutto perinatale cerca una nuova gravidanza entro l’anno successivo alla perdita; la nuova gravidanza non interrompe i vissuti legati al lutto precedente, e spesso li amplifica. <br /> I genitori definiscono questa nuova esperienza come un ottovolante emotivo, in cui ricordi e pensieri del passato si fondono con le aspettative e il desiderio di Vita del futuro. <br /> Affrontare la nuova gravidanza nel migliore dei modi non può prescindere dalla gestione del lutto precedente e dalla costruzione di un legame profondo, da genitore a figlio, col nascituro.<br /> Scopo di questo articolo è aiutare le coppie e gli operatori a fare chiarezza sull’esperienza delle “gravidanze successive”, con l’obiettivo di conquistare la serenità sufficiente a apprezzare pienamente la nuova maternità.</p>
<p><span id="more-261"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché aspettare?</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Aspettate due cicli, e riprovateci subito!” i medici ad Arianna e Davide, genitori di Mattia, nm alla 40 settimana<br /> “Almeno un anno, altrimenti non elaborerete mai! Nel frattempo fate un viaggio, lavorate di più….” lo psicologo a Luca e Michela, genitori di Alessia e Giacomo, nm alla 32 settimana<br /> “Alla vostra età, vi conviene adottare” i medici a Lucia e Marco, 40 anni</em></p>
<p style="text-align: justify;">I genitori che perdono un bambino durante la gravidanza o dopo il parto ricevono molto spesso <strong>consigli assai discordanti</strong> su quando e come intraprendere una nuova gravidanza; anche all’interno della coppia è possibile che ciascuno abbia idee molto diverse su quando e come cercare un nuovo bambino.<br /> Non esistono consigli che siano adatti per tutti i genitori e nessuno dovrebbe condizionare la <strong>decisione presa dalla coppia</strong>, se non sulla base di dati clinici (medici e psicologici) rilevanti. Prima di riprovare sarebbe opportuno scegliere la propria equipe curante (ginecologo esperto di gravidanze a rischio, ostetrica, psicologo) e tenere in considerazione <strong>l’esperienza di altri genitori</strong> e dei clinici che si occupano di gravidanze successive, al fine di poter decidere il da farsi nel modo più sereno possibile.<br /> Una gravidanza che si interrompe è destinata a lasciare nella madre e nel padre un <strong>grande vuoto</strong> sia dal punto di vista biologico che da quello psicologico; molto spesso i genitori sentono l&#8217;urgenza di riempire quel vuoto iniziando una nuova gravidanza, ritenendo insopportabile dover gestire questa doppia perdita: la perdita del <strong>loro bambino</strong> e la perdita del loro <strong>stato di genitori in attesa </strong><br /> È molto importante distinguere questi due tipi di vissuti: sono due diverse sfumature del lutto ma mentre la perdita del proprio bambino è un lutto che richiede tempo, energie e pazienza per essere gestito in modo adeguato, la perdita dello stato di attesa porta spesso in direzione opposta e spinge i genitori ad accelerare i tempi senza tenere in considerazione il loro stato di sofferenza e di prostrazione (“<em>solo adesso, che sono passati tre mesi, mi rendo conto che non è un’altra gravidanza che voglio, non un altro bambino: sento che mi manca lui, terribilmente</em>” “<em>Non posso credere che è successo a noi, non posso credere che tutti abbiano figli tranne me: solo con un altro figlio sarò di nuovo io</em>”).<br /> Prima di cercare una nuova gravidanza è dunque consigliabile valutare con attenzione come sta <strong>procedendo il percorso del lutto</strong>, come stanno procedendo gli esami effettuati per stabilire le <strong>cause di morte</strong> del bambino ed anche quale sia il livello di equilibrio e di armonia all&#8217;interno della coppia.<br /> Nel caso in cui siano presenti altri fratelli è molto importante valutare con accuratezza le proprie energie psichiche e fisiche da dedicare ai bambini già presenti, al bambino perduto e al bambino in arrivo: se è vero che l&#8217;amore dei genitori per i figli non si divide ma si moltiplica, è anche vero che le emozioni e i pensieri del lutto (spesso assai contrastanti fra di loro) rendono il percorso della <strong>gravidanza successiva</strong> decisamente complesso ed <strong>emotivamente stressante</strong> (“<em>Non riesco a non pensare continuamente che anche questa gravidanza potrebbe interrompersi, passo le giornate travolta dall’angoscia e non riesco come vorrei a occuparmi di mia figlia che ha 3 anni: sono completamente in tilt</em>”).<br /> Sarebbe molto importante intraprendere la nuova gravidanza solo quando si raggiunge un buon equilibrio psicologico e un buon livello di energie psicofisiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In breve</em></strong><em><br /> • Non esiste una regola che sia valida per tutti<br /> • Prima di iniziare una nuova gravidanza è fondamentale eseguire esami ed eventualmente terapie sul piano medico e psicologico della durata di almeno alcuni mesi<br /> • La perdita dello “stato di genitori” spinge invece spesso a cercare una gravidanza troppo presto<br /> • Inizia una nuova gravidanza solo quando hai elaborato il lutto precedente e senti di aver raggiunto un buon equilibrio psicologico e un buon livello di energie psicofisiche </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto aspettare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ molto importante effettuare tutte le <strong>indagini diagnostiche </strong>sulla madre, sul padre e sul bambino al fine di stabilire la presenza di patologie in atto o di eventuali fattori di rischio correlabili alla morte del bambino; l&#8217; indagine anatomopatologica del cordone, della placenta e del bambino, se correttamente eseguita, è riconosciuta essere di notevole importanza per identificare le cause di morte e sarebbe opportuno attendere tutte le risposte prima di procedere alla ricerca di una nuova gravidanza.<br /> Conoscere le cause di morte del proprio bambino è utile sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista medico, per <strong>prevenire successive perdite</strong> e intraprendere fin dall&#8217;inizio della gravidanza le cure adeguate a favorire la salute del nascituro. Per questo motivo è sempre consigliabile eseguire una o più visite in un centro specialistico per la cura delle gravidanze a rischio, tenendo presente che, anche se molto doloroso, il percorso diagnostico permette ai genitori di avere più strumenti per gestire l&#8217;ansia di perdita nella gravidanza successiva.<br /> Il corpo della madre durante la gravidanza subisce molte modificazioni; in particolare l&#8217;utero si dilata, si ispessisce e si arricchisce di numerosi vasi sanguigni; dopo la fine della gravidanza impiega qualche tempo per riprendere la sua struttura originaria ed essere nuovamente pronto per ospitare un nuovo bambino. La prassi medica comune suggerisce di <strong>attendere almeno sei-dodici mesi</strong> (a seconda del tipo di parto e dello stato generale di salute della mamma) dopo un parto, e qualche mese dopo un aborto precoce, prima di intraprendere una nuova gravidanza; questa tempistica andrebbe sempre rispettata sia per dare alla madre il tempo di prendersi cura del suo corpo, sia per dare alla coppia e alla famiglia il tempo necessario a <strong>ritrovare tutte le energie perdute con il lutto</strong>.<br /> Relativamente agli <strong>stili di vita</strong>, per il buon esito della nuova gravidanza viene data molta importanza alla preparazione della <strong>salute psicofisica della madre</strong>, sia in termini di riposo, di <strong>alimentazione</strong>, di modelli salutari di comportamento (eliminazione dei fattori tossici quali <strong>fumo</strong>, alcol e sostanze d&#8217;abuso) e di ricerca della serenità. Dopo un evento traumatico quale un lutto perinatale, molte coppie e soprattutto molte madri rischiano di perdere di vista per molti mesi sé stesse ed il proprio equilibrio; prendersi cura del proprio <strong>benessere</strong> dovrebbe essere un <strong>compito quotidiano </strong>in vista di una gravidanza successiva.<br /> Dal punto di vista psicologico prendersi del tempo per <strong>pensare al bambino perduto </strong>in modo da trasformare il dolore ed il vuoto in un&#8217;emozione di dolcezza e ricordo è funzionale al recupero di un buon livello di serenità e di fiducia in sé stessi e nella vita. Le esperienze di molti genitori suggeriscono di attendere da sei mesi a un anno prima di cercare una nuova gravidanza, in modo da poter svolgere il lavoro del lutto con la giusta concentrazione e la giusta forza interiore.<br /> In particolare, un accorgimento che si è rivelato utile nell&#8217;esperienza di molti genitori è quello di <strong>attendere almeno quattro mesi dopo la perdita</strong>, in modo da non sovrapporre i tempi delle due gravidanze: molti genitori che non lo hanno fatto riferiscono come estremamente angoscioso ripercorrere le tappe delle due gravidanze negli stessi periodi dell’anno e riportano maggiori livelli di stress e di preoccupazione, nonché ricordi intrusivi relativi alla gravidanza precedente, più violenti e disturbanti quanto più le due gravidanze sono sovrapposte. E’ sempre preferibile pianificare la gravidanza tenendo conto sia degli aspetti medici, sia degli aspetti psicologici, sia delle proprie risorse personali.<br /> Avere o meno altri figli può influenzare il processo decisionale dei genitori: solitamente i genitori che hanno perduto il loro primo bambino percepiscono un maggiore e più profondo senso di solitudine esistenziale che li porta a &#8220;bruciare le tappe&#8221; (“<em>vago senza meta con le braccia vuote ed al tempo stesso cariche di un amore che resta senza destinatario: è come se portassi con me un grande dono senza avere nessuno a cui regalarlo</em>”), spesso senza mettersi in ascolto dei reali bisogni e del loro livello di elaborazione del lutto precedente. In queste situazioni, il confronto con altri genitori può essere di grande aiuto.<br /> È molto frequente che una madre colpita da lutto perinatale debba convivere col timore (che talvolta è una vera e propria ossessione) di non poter più restare incinta o essere destinata a perdere anche i bambini successivi; queste paure sono presenti sia in madri giovani che in madri “mature”, sia in madri affette da patologia che in madri sane. In realtà, nonostante le statistiche, le ricerche e le esperienze cliniche, non è possibile prevedere con certezza come e quando arriverà una nuova gravidanza; molto spesso anche le coppie che hanno alle spalle uno o più lutti, dopo aver intrapreso il giusto percorso di cura psicofisica, rimangono nuovamente in attesa. È dunque importante che ogni coppia conosca gli agguati psicologici del lutto, in modo da lasciarsi condizionare il meno possibile. <strong>Affidarsi ad un centro serio e competente</strong> nella diagnosi e nella cura delle gravidanze a rischio è un valido aiuto per affrontare e fugare ogni dubbio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>In breve</strong></em><br /> • <em>Conoscere le cause di morte del proprio bambino è utile sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista medico.<br /> • Per il bene tuo e dei tuoi bambini futuri non cercare una nuova gravidanza prima di aver concluso gli esami diagnostici per la perdita di quella precedente.<br /> • Affidati ad equipes esperte in gravidanze a rischio, in centri almeno di II livello e cerca il supporto di personale competente sul lutto perinatale o gruppi di auto aiuto specifici.<br /> • Non sovrapporre i tempi delle due gravidanze. Aspetta più di quattro mesi prima di restare incinta, la gravidanza sarà molto meno stressante.<br /> • Se c’è una causa medica che lo impone, se hai subito un parto cesareo o se senti di non aver ancora elaborato il lutto, aspetta almeno 6-12 mesi prima di cercare una nuova gravidanza.<br /> • Non affrettarti per il timore di non avere altre possibilità. Se non ci sono cause mediche di infertilità, gran parte delle donne dopo una perdita prenatale resta nuovamente incinta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luci e ombre delle nuove gravidanze</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Ci vorrebbe un’anestesia lunga nove mesi” Alessia, madre di Pietro<br /> “Ogni giorno mi sveglio e la prima cosa che penso è quanto è bello essere con lui, in questa nuova avventura: ci godiamo ogni momento di Vita. E’ questo, che mi ha insegnato Lapo” Claudia, madre di Lapo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Come detto, ogni coppia e ogni famiglia dovrebbe poter scegliere, una volta valutati attentamente tutti i fattori già menzionati, <strong>il momento più adatto per cercare una nuova gravidanza</strong>.<br /> Le gravidanze successive ad una perdita, soprattutto se le perdite sono state più di una, sono avvenute per patologia fetale o sono avvenute a termine di gravidanza, rappresentano un percorso in cui <strong>si alternano momenti</strong> di <strong>grande speranza</strong>, eccitazione, desiderio <strong>e momenti di notevole preoccupazione</strong>, smarrimento e ansia.<br /> Anche per i padri la gravidanza successiva rappresenta un momento di intenso stress, e può essere molto forte il senso di iperprotezione della propria compagna misto ad un profondo senso di impotenza sugli esiti.<br /> Per questi motivi è molto importante scegliere il personale curante e stabilire con l’equipe un rapporto di fiducia e di lealtà: molto spesso, soprattutto se la gravidanza successiva avviene precocemente, l&#8217;ansia e la paura di una nuova perdita sono tali da richiedere numerosi consulti e rassicurazioni da parte del personale. È molto importante condividere tali preoccupazioni e sentirsi accolti e compresi dalle equipe.<br /> Per le madri può essere importante venire accompagnate agli appuntamenti medici dal marito, dai parenti, o da amici fidati, poiché è molto frequente rivivere l&#8217;angoscia di perdita e sentirsi a disagio durante le visite (“ho sempre portato mia madre, era lei che faceva domande, e riceveva istruzioni dal medico, io non riuscivo neanche a seguire quello che diceva, per la paura che qualcosa andasse male”). In queste situazioni le madri talvolta sperimentano emozioni assolutamente contrastanti nei confronti della gravidanza e del nuovo bambino: la preoccupazione è tale che, pur pensando di aver fatto la scelta giusta, alcune madri sperimentano un&#8217;angoscia di perdita e di morte durante tutta la gravidanza successiva, al punto da &#8220;pensare ad altro&#8221; senza concentrarsi sul bambino che portano in grembo (e che pure amano) per timore di perderlo.<br /> Tuttavia, non tutte le madri e i padri vivono le gravidanze successive in uno stato di perenne ansia e preoccupazione; le esperienze cliniche suggeriscono che i genitori che hanno perduto il primo figlio, non avendo nel loro vissuto di genitori niente altro che un evento luttuoso, molto spesso non riescono a rappresentarsi un esito diverso della gravidanza e dell’incontro col bambino (“ho imparato bene cosa significa essere la madre di un bambino nato morto, ma ho paura di non sapere essere la mamma di un bambino vivo”); avere avuto precedenti esperienze di maternità positive riduce in pratica l&#8217;angoscia di morte e aiuta i genitori a vivere la gravidanza e il parto con maggiore serenità. La situazione tende a migliorare nel caso di una terza gravidanza dopo un primo evento di perdita seguito dalla nascita di un figlio vivo (“la differenza tra la gravidanza di Michele e quella di Elisa è sorprendente: durante la gravidanza di Michele ero ossessionata dal timore di perdere anche lui, dopo che avevo perso Matteo, e non riuscivo a formulare nessun pensiero positivo di me col bambino vivo. Adesso, dopo queste esperienze così diverse, vivo l’attesa di Elisa con meno paura, e con una preziosa sensazione di calore e fiducia”).<br /> Ogni coppia alle prese con una gravidanza successiva alla perdita del primo figlio e le coppie con più perdite dovrebbero richiedere un supporto psicologico specifico e potrebbero avvalersi del confronto con altri genitori già passati dalla stessa esperienza.<br /> Nove mesi di attesa possono essere molto lunghi da trascorrere dopo aver subito un lutto in precedenza, e sono molte le coppie che arrivano a termine di gravidanza con un notevole livello di stress. <br /> La gravidanza, anche fisiologica, è di per sé un momento di <strong>grandi cambiamenti</strong> e di <strong>profonda vulnerabilità psichica</strong>: dopo un lutto perinatale questa sensibilità può essere accentuata e sconfinare più facilmente in veri e propri sintomi ansiosi o depressivi. E’ quindi molto importante valutare accuratamente il proprio stato emotivo e chiedere aiuto (al gruppo dei genitori, oppure a personale formato) in modo da affrontare i cambiamenti di umore e i momenti particolarmente difficili (le ricorrenze, gli anniversari, i ricordi dolorosi legati al bambino scomparso, il raggiungimento dell&#8217;epoca gestazionale in cui si è perso il bambino precedente, le visite di controllo, il travaglio e il parto).<br /> <strong>Contattare altri genitori </strong>che hanno vissuto la <strong>stessa esperienza</strong> ed hanno già portato a termine la loro gravidanza successiva può essere di notevole aiuto per ridurre pensieri ed emozioni sgradevoli e arricchire il proprio bagaglio di esperienze e di contatti utili. Anche <strong>tenere un diario della nuova gravidanza</strong> in cui esprimere i vissuti e le emozioni in totale libertà, può essere di grande aiuto. Nello stesso diario, dovrebbero poter trovare spazio anche i pensieri e le emozioni legate alla gravidanza e al bambino precedente. <strong>Dare parole al lutto</strong> e alle diverse esperienze di maternità aiuta di per sé a collocare ogni bambino al suo posto e permette alla madre di usufruire di uno spazio definito e meno angoscioso per la nuova gravidanza.<br /> Durante la gravidanza successiva ad una perdita è molto importante essere consapevoli delle proprie emozioni e dei propri pensieri ed essere sinceri con sé stessi e con gli altri rispetto al bisogno di essere aiutati o di essere rassicurati: molti genitori provano imbarazzo per la loro condizione di ansia ed evitano di recarsi dal medico o dall&#8217;ostetrica pensando di disturbare, mentre invece è sempre molto importante cercare rassicurazione e conforto quando ci sentiamo a disagio, preoccupati, stanchi. Per molte madri inoltre la gravidanza successiva è una sorta di percorso a tappe scandito da esami, ecografie, visite di controllo: in molti casi per ridurre l&#8217;ansia i genitori cercano di vivere giorno per giorno senza pensare troppo a cosa sta accadendo. Soprattutto <strong>se il tempo per elaborare il lutto è stato poco</strong>, i genitori tendono a distrarsi a occuparsi d&#8217;altro, a lavorare e a tenere la mente impegnata per non sentirsi sopraffatti dalla paura e dai ricordi di perdita legati a lutto precedente. In realtà costituire un rapporto di fiducia con la propria equipe curante, imparare a chiedere aiuto e rassicurazione liberamente, poter discutere e condividere esperienze e risorse insieme ad altri genitori, aiuta le madri e padri a sintonizzarsi sulla nuova gravidanza sul nuovo bambino.<br /> Stabilire un legame col nuovo bambino non significa rinnegare il bambino scomparso, né sostituirlo, né &#8220;affezionarsi troppo&#8221;; significa semplicemente lavorare sul legame di tutta la famiglia (marito, eventuali figli già presenti, bambino perduto) col nascituro, raccontargli e raccontarsi riflessioni ed esperienze, accoglierlo con attenzione e cura. Ri-conoscere il nuovo bambino è più facile se abbiamo trovato il giusto spazio psichico per il bambino scomparso, e se, come dicevamo prima, abbiamo sufficienti energie per concentrarci sulla nuova esperienza.<br /> Sentirsi nuovamente genitori in attesa, coccolare il nuovo bimbo riduce l&#8217;ansia e permette ai genitori di concentrarsi sul presente e sulle sensazioni positive connesse all&#8217;attesa, anche se spesso molto ben nascoste. Troppo spesso, per questioni scaramantiche o per tenere a bada l&#8217;angoscia, genitori, amici e parenti tengono &#8220;il fiato sospeso&#8221; fino alla nascita del bambino, sforzandosi di non stabilire alcun legame: alcuni esempi sono<br /> • non scegliere alcun nome per il bambino<br /> • non acquistare niente per lui<br /> • non acquistare niente per sé come gli abiti premaman o il corredo per l&#8217;ospedale<br /> • non comunicare lo stato di gravidanza se non a gravidanza estremamente inoltrata a parenti ed amici.<br /> Ognuna di queste tappe è difficile da affrontare, e spesso la paura prevale in modo categorico. Tuttavia, una coppia ben supportata che può condividere queste paure con altri genitori, è quasi sempre in grado di superare i blocchi scaramantici, apprezzandone poi l&#8217;importanza e il sollievo che ne deriva.<br /> Anche <strong>per il travaglio e il parto può essere molto utile avere lavorato sul legame con questo bambino e con i bambini precedenti, in modo da acquisire consapevolezza e aumentare le proprie risorse personali</strong>. Anche i padri, alle prese con i ricordi della precedente e dolorosa esperienza, potrebbero necessitare di sostegno, e non dovrebbero esitate a chiederlo (“<em>Le ultime quattro settimane prima della nascita di Guglielmo, e il suo primo mese di vita sono stati pieni di ansia: temevo per la sua salute, per la salute di Claudia, non potevo credere che stavolta sarebbe andato tutto bene</em>” “<em>Sono riuscito a tornare al circolo sportivo che frequento solo un anno e mezzo dopo, con la mia seconda figlia in braccio: temevo che potesse accadere ancora, e ho preferito non dire nulla a nessuno</em>”).<br /> A termine di gravidanza può essere molto utile ricevere informazioni il più dettagliate possibile sulla modalità, la tempistica e le opzioni del parto; discutere con il personale curante delle diverse fasi della gravidanza e del parto avendo cura di chiedere tutte le informazioni che ritenete necessarie permette una diminuzione dell&#8217;ansia e può aiutare a prepararsi nel modo migliore possibile per <strong>l&#8217;incontro con il nuovo bambino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In breve</em></strong><br /> <em>• Nelle gravidanze successive ad una perdita si alternano momenti di speranza, eccitazione, desiderio e momenti di preoccupazione, smarrimento e ansia.<br /> • Se ne senti il bisogno, chiedi di essere accompagnata agli appuntamenti medici dal marito, dai parenti, o da amici fidati.<br /> • Le madri talvolta sperimentano un&#8217;angoscia di perdita e di morte durante tutta la gravidanza successiva, al punto da &#8220;pensare ad altro&#8221; senza concentrarsi sul bambino che portano in grembo (e che pure amano) per timore di perderlo.<br /> • Avere avuto precedenti esperienze di maternità positive riduce l&#8217;angoscia di morte e aiuta i genitori a vivere la gravidanza e il parto con maggiore serenità.<br /> • Tutte le coppie alle prese con una gravidanza successiva alla perdita del primo figlio e le coppie con più perdite dovrebbero richiedere un supporto psicologico specifico o avvalersi di gruppi di auto aiuto specifici; non esitare a chiedere aiuto, se ne senti il bisogno.<br /> • Durante la gravidanza successiva ad una perdita sii sincera con te stessa e con gli altri. Se hai bisogno di essere aiutata o di essere rassicurata, chiedilo semplicemente e direttamente al tuo partner, agli amici o ai tuoi curanti.<br /> • Stabilire un legame col nuovo bambino non significa rinnegare il bambino scomparso, né sostituirlo. Trova il giusto spazio psichico per il bambino che hai perso ed accogli il tuo nuovo bambino con l’attenzione e la cura che merita.<br /> • Cerca di superare i blocchi scaramantici e condividi le tue paure con altri genitori.<br /> • Chiedi ai tuoi curanti tutte le informazioni che desideri sulla modalità, la tempistica e le opzioni del parto. Cerca di essere coinvolta in prima persona nelle scelte.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nuovo arrivato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella maggior parte dei casi i padri e le madri sperimentano una situazione conflittuale ed un <strong>mix di emozioni contrastanti</strong> dopo la nascita di un bambino. Dopo un lutto perinatale queste emozioni possono essere ancora più complesse e ambivalenti: si può al tempo stesso essere al <strong>settimo cielo</strong> per la nascita di questo figlio e <strong>disperati per la mancanza del bambino precedente</strong>.<br /> Inoltre, soprattutto nelle prime settimane dopo il parto, quando i genitori sperimentano nuove emozioni e nuove esperienze di vita con il loro bambino, possono essere frequenti <strong>sentimenti di colpa</strong> e di indegnità rispetto al bambino perduto: le emozioni positive legate al nuovo nato lottano con la emozioni di tristezza e di vergogna per il sentirsi adesso felici, nonostante il lutto. Nella nostra esperienza queste <strong>emozioni sono comuni</strong> in molti genitori con precedenti luttuosi, ma sono decisamente <strong>più conflittuali e dirompenti</strong> nei genitori che si sono presi poco tempo per elaborare il lutto oppure, nonostante il tempo trascorso, non hanno seguito alcun percorso di elaborazione. Queste emozioni contrastanti e sgradevoli tendono tuttavia a ridursi non appena i genitori sono in grado di rendersi conto che possono amare con la stessa intensità tutti i loro figli e che il nuovo nato non toglie nulla alla memoria e all&#8217;amore per il bambino perduto. <br /> La nascita di un bambino sano non riduce immediatamente il timore di una nuova perdita: solitamente i genitori restano in uno <strong>stato di “allerta”</strong> per qualche settimana o mese, e possono avere bisogno di molti consigli e rassicurazioni. In particolare, la nascita del nuovo bambino non cancella né ridimensiona la perdita del bambino precedente, come è naturale che sia; <em>sarebbe come chiedere ad una vedova nuovamente sposata di cancellare il marito perduto da tutti i suoi ricordi e di non pensare più a lui</em>. Molti genitori hanno bisogno, soprattutto i primi tempi dopo la nascita del nuovo bambino, di ricordare e esprimere commenti sul bambino perduto, di condividerne la memoria con parenti e amici (“<em>come fanno a non capire che io ho avuto e avrò sempre tre figli, e non solo due? Come fanno a non capire che per me tutti i miei figli sono ugualmente importanti ed ugualmente amati, e che detesto quel loro ostinato dire: i tuoi due figli sono bellissimi? Maria è e rimane la mia prima figlia, ma nessuno mi permette di parlarne</em>”) così come può essere molto forte il bisogno di portare il nuovo bambino al cimitero, a trovare il fratello. <br /> Nella mente delle madri, se queste si prendono il giusto tempo e il giusto aiuto, c’è molto spazio per accogliere non solo tutte le esperienze di gravidanza, ma anche tutte le diverse esperienze di maternità, quelle conclusesi con la nascita di un bambino vivo, e quelle conclusesi con la perdita. Molto spesso nei primi mesi di vita di un nuovo bambino, il tabù che oscura i bimbi morti prematuramente mette in difficoltà le madri ed i padri, che non solo non si sentono liberi di esprimersi, ma possono sentirsi i soli a ricordare e a volere bene al figlio perduto. Questa discrepanza tra il loro vissuto e quello degli altri (anche amici e parenti) può purtroppo portare a volte le madri ad esasperare il ricordo del figlio perduto, anche a svantaggio di quelli presenti (“<em>Appena qualcuno si rivolgeva ad Anna riempiendola di complimenti, io avevo l’urgenza di ricordare qualche episodio della breve vita di Tommaso; non potevo permettere che tutti si dimenticassero, non potevo permettere che per gli altri il semplice fatto che era arrivata Anna, cancellasse tutto ciò che Tommaso ha significato e significa nella nostra vita</em>”). Potersi concentrare con la maggiore dedizione possibile al momento presente, e quindi alla nuova gravidanza o alla nuova nascita non significa né cancellare né sminuire l’amore per gli altri figli, significa semplicemente occuparsi dei propri figli in modo diverso, a seconda delle diverse esigenze. Come è naturale che una madre con un figlio di 8 anni ed uno di pochi mesi dedichi la maggior parte delle sue attenzioni al neonato, forte del dialogo e della fiducia che si è stabilita col figlio più grande negli anni precedenti, allo stesso modo una coppia alle prese con un figlio vivo dopo un lutto dovrebbe essere aiutata a trovare un equilibrio per “accudire” tutti i suoi figli. Il confronto con altri genitori può essere di grande aiuto nel trovare un proprio ritmo e un adattamento soddisfacente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In breve</em></strong><br /> • <em>Dopo la nascita di un nuovo bambino può essere normale sentirsi a disagio. Ti potresti sentire insieme al settimo cielo e disperati. Ti potrà anche capitare di sentirti in colpa o di vergognarti per la felicità attuale.<br /> • Per evitare questi problemi (che possono metterti in difficoltà nell’accudire il nuovo bambino) cerca di restare incinta solo quando avrai trovato il giusto spazio per il tuo bambino precedente.<br /> • La nascita di un bambino sano non riduce immediatamente il timore di una nuova perdita: è normale che tu possa restare in uno stato di “allerta” per qualche settimana o mese.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il progetto Ri-Nascita dell’associazione CiaoLapo Onlus</strong></p>
<p style="text-align: justify;">CiaoLapo Onlus ha messo a punto sul sito www.ciaolapo.it due strumenti, aperti a tutti i genitori in attesa dopo un lutto:<br /> • l’area del forum “le gravidanze successive”, dove ogni madre / padre può iscriversi e raccontare la propria esperienza, condividendola con gli altri genitori in attesa e con i genitori che hanno già affrontato gravidanze successive alla perdita;<br /> • il gruppo di auto aiuto online “Ri-Nascita”, nel quale le madri nuovamente in attesa si confrontano tra di loro e con altre madri che hanno già affrontato la nuova gravidanza, potendo così in tempo reale condividere emozioni, paure, perplessità.<br /> L’obiettivo di questi due spazi è rendere le madri e i padri consapevoli sia del loro passato, che del loro presente, rinforzare le loro risorse personali e la loro capacità decisionale, e aiutare lo sviluppo del legame col nuovo bambino, molto spesso trascurato per motivi scaramantici o per violente angosce di perdita.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
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		<title>L&#8217;aborto del primo trimestre</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 20:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dianora Torrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Dianora Torrini, ostetrica e Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta L&#8217;aborto spontaneo del primo trimestre, avviene durante le prime 12 settimane di gestazione, &#232; un evento piuttosto frequente che si manifesta essenzialmente attraverso perdite ematiche e in alcuni casi dolori tipo mestruali di intensit&#224; variabile, dovuti alla contrazione del muscolo uterino. La comparsa di <a href='http://www.matermundi.it/83-laborto-del-primo-trimestre.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>a cura di <strong>Dianora Torrini</strong>, ostetrica e <strong>Claudia Ravaldi</strong>, psichiatra psicoterapeuta</em></p>
<p><a href="http://www.ciaolapo.it/images/stories/soffice1.jpg" title="aborto" rel="lightbox[Galleria non trovata]"><img width="225" hspace="10" height="225" align="left" src="http://www.ciaolapo.it/images/stories/soffice1.jpg" alt="Soffice, foto di luca bertinotti" /></a>L&rsquo;aborto spontaneo del primo trimestre, avviene durante le prime 12 settimane di gestazione, &egrave; un evento piuttosto frequente che si manifesta essenzialmente attraverso perdite ematiche e in alcuni casi dolori tipo mestruali di intensit&agrave; variabile, dovuti alla contrazione del muscolo uterino.</p>
<p>La comparsa di perdite ematiche &egrave; un momento piuttosto difficile per la coppia perch&eacute; si rende conto che qualcosa pu&ograve; non andare bene, che la gravidanza potrebbe essere a rischio e che potrebbe anche interrompersi. Inoltre, nonostante l&rsquo;aborto spontaneo del primo trimestre sia un evento piuttosto frequente del quale si sente spesso parlare &egrave; comunque un <strong>evento inaspettato </strong>che pu&ograve; causare <strong>stress</strong>, <strong>ansia </strong>e <strong>sensazione di impotenza</strong>.</p>
<span id="more-83"></span>
<p>&Egrave; importante sottolineare che<strong> l&rsquo;aborto rappresenta un lutto a tutti gli effetti</strong> perch&eacute; sia il sentirsi genitori sia l&rsquo;attaccamento al bambino iniziano precocemente. Spesso i genitori si sentono tali gi&agrave; dal risultato positivo del test di gravidanza pertanto l&rsquo;embrione non &egrave; visto come un insieme di cellule che sta iniziando a svilupparsi ma &egrave; gi&agrave; rappresentato come un bambino.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Amici, familiari e operatori</strong></h3>
<p>Questo processo per&ograve; avviene nei genitori e non negli amici, familiari e purtroppo anche negli operatori; pertanto <strong>la perdita viene troppo spesso minimizzata</strong> perch&eacute; non vi &egrave; un bambino visibile e riconoscibile , non ci sono ricordi condivisi e c&rsquo;&egrave; scarso riconoscimento dell&rsquo;attaccamento verso il bambino perso.<strong> Il lutto non viene riconosciuto</strong> come tale e non viene riconosciuto il ruolo genitoriale di questa coppia , anzi ci si aspetta che il lutto si risolva in breve tempo, ignorandone completamente il dolore.</p>
<p>Gli operatori attraverso i loro giudizi e il loro modo di assistere <strong>possono incrementare ulteriormente il dolore della perdita</strong> proprio perch&eacute; ne ignorano il significato, non capiscano l&rsquo;importanza di quel bambino e il significato di quelle perdite di sangue. Inoltre troppo spesso questo percorso viene visto come un semplice intervento di routine. Invece, le donne necessitano di comprensione dei loro vissuti emotivi e di informazioni sul percorso che devono affrontare.</p>
<p>Come operatori, quando si presenta una coppia con un aborto spontaneo dobbiamo ricordarci che<strong> il dolore della perdita non dipende dall&rsquo;epoca gestazionale</strong>, che siamo responsabili del processo del lutto e che possiamo aggravarlo o facilitarne la risoluzione attraverso i nostri comportamenti.</p>
<p>Dobbiamo ricordarci che l&rsquo;esperienza pu&ograve; essere resa ancor pi&ugrave; dolorosa da:</p>
<ul>
    <li>atteggiamenti maldestri, o sbrigativi, da scarsa sensibilit&agrave; attenzione e comprensione dell&rsquo;impatto emotivo</li>
    <li>da assenza di appuntamenti di follow-up</li>
    <li>Mancanza di counselling psicologico</li>
    <li>Mancanza di informazione</li>
    <li>Insufficiente contatto con donne che hanno gi&agrave; avuto questa esperienza</li>
</ul>
<p>Quando ci confrontiamo con queste coppie dobbiamo sempre considerare i loro bisogni e i vissuti personali</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Medico di fiducia e attesa</strong></h3>
<p>Quando compaiono delle <strong>perdite ematiche di scarsa quantit&agrave; senza dolore</strong> <strong><em>non &egrave; necessario una valutazione immediata</em></strong>.</p>
<p>Se invece la perdita ematica &egrave; pi&ugrave; <strong>abbondante ed &egrave; accompagnata da dolore</strong> si pu&ograve; <em><strong>contattare subito il proprio ginecologo</strong></em> spiegandogli la sintomatologia, da quanto tempo sono presenti i sintomi e soltanto <strong>dopo il suo intervento decidere</strong> se rimanere a casa per valutare in che direzione evolve la situazione o se andare immediatamente in ospedale. Se la donna non si sente a suo agio nel rimanere a casa e qualora la sintomatologia persista da qualche ora pu&ograve; essere necessario recarsi in ospedale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Normalmente<strong> l&rsquo;aborto spontaneo inizia con perdite ematiche rosse scure o marroni senza dolore</strong>, con il passare del tempo<strong> le perdite possono diventare rosso vivo e pu&ograve; iniziare il dolore</strong>. Quando la sintomatologia dolorosa si intensifica, spesso aumenta anche la perdita ematica. Normalmente questo periodo ha una durata breve e la donna pu&ograve; vedere coaguli di sangue, ma non si deve aspettare di vedere l&rsquo;embrione perch&eacute; &egrave; molto piccolo e quindi difficilmente identificabile e distinguibile. Infatti, a 3 settimane l&rsquo;embrione &egrave; lungo circa 2mm, a 4 settimane circa 5 mm e a 6 settimane &egrave; poco pi&ugrave; di 1 cm.</p>
<p>Una volta che l&rsquo;aborto si &egrave; verificato e in utero non &egrave; rimasto materiale non &egrave; necessario effettuare alcun intervento. Nei giorni successivi fino anche a 2 settimane possono persistere lievi perdite ematiche o spotting .</p>
<h3><strong>Ospedale</strong></h3>
<p>Quando una donna decide di andare in ospedale a fare un controllo spesso la prima persona che incontra &egrave; l&rsquo;ostetrica, la quale le chieder&agrave; il motivo che l&rsquo;ha spinta a recarsi in ospedale, ed &egrave; importante riferire:</p>
<ul>
    <li>il primo giorno dell&rsquo;ultima mestruazione</li>
    <li>se i cicli erano regolari o irregolari</li>
    <li>se vi sono state perdite ematiche e come sono state, cio&egrave; se sono rosse vivo, rosso scuro se sono abbondanti o no. Dare informazioni su quando &egrave; cominciato questo sanguinamento, se &egrave; &nbsp;appena iniziato o se &egrave; presente gi&agrave; da alcuni giorni</li>
    <li>se &egrave; presente una sintomatologia dolorosa. Spesso i dolori compaiono dopo la perdita ematica e incrementano quando vi &egrave; una perdita di sangue abbondante e intervengono quando il materiale presente nell&rsquo;utero viene espulso. Quando il materiale viene espulso il sanguinamene diminuisce e anche il dolore cessa.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Diagnosi</strong></h3>
<p>Una volta accertata la sintomatologia, la diagnosi di aborto spontaneo viene effettuata attraverso un ecografia che permette di valutare se vi &egrave; stato un aborto e se quest&rsquo;ultimo &egrave; stato completo ovvero in utero non vi &egrave; pi&ugrave; materiale residuo, o incompleto, qualora vi sia ancora del materiale che &egrave; necessario rimuovere.</p>
<p>Non sempre l&rsquo;ecografia &egrave; cos&igrave; chiarificatrice poich&eacute; vi possono essere dei quadri dubbi ad esempio in una gravidanza in fase precoce di evoluzione nella quale non si vede ancora la camera gestazionale, oppure in caso di un gravidanza extrauterina o come avviene molto raramente nel caso di una mola vescicolare. In presenza di un quadro clinico dubbio &egrave; necessario ripetere l&rsquo;esame ecografico a distanza di alcuni giorni e dosare l&rsquo;ormone beta-hCGb.</p>
<p>Dopo l&rsquo;esame ecografico una donna si aspetta che venga confermata o no la presenza di una gravidanza, se &egrave; ancora in evoluzione, se si &egrave; interrotta o qualora sia di esito incerto che probabilit&agrave; abbia di andare avanti.</p>
<p><strong> </strong>Qualora venga diagnosticato un&nbsp; aborto &egrave; necessario informare immediatamente la coppia sul percorso che devono affrontare.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Intervento chirurgico</strong></h3>
<p>Se la diagnosi effettuata &egrave; di aborto con materiale in utero la pratica standard &egrave; il trattamento chirurgico, ovvero un intervento eseguito sotto sedazione della durata di 10 minuti circa. La donna verr&agrave; quindi ricoverata e durante la degenza in ospedale di uno al massimo due giorni , &egrave; necessario eseguire un esame del gruppo sanguigno e del fattore Rh.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong> </strong><strong> </strong><strong>Profilassi anti-D</strong></h3>
<p>Se la donna risulta Rh negativa &egrave; necessario eseguire la profilassi anti-D, poich&egrave; se l&rsquo;embrione fosse stato positivo e nel caso di contatto tra il sangue della donna e dell&rsquo;embrione, la donna pu&ograve; sviluppare anticorpi che possono essere pericolosi in una gravidanza successiva se il bambino &egrave; Rh positivo. Effettuando questa iniezione e sottoponendosi a degli esami di controllo del sangue a distanza di sei mesi si elimina questo rischio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Sepoltura</strong></h3>
<p>Secondo il D.P.R. 10/09/1990 n. 285, &egrave; possibile seppellire bambini di et&agrave; gestazionale inferiore alle 20 settimane. Per poterlo fare &nbsp;&egrave; necessario richiedere i resti mortali del bambino all&rsquo;ospedale e i permessi per il trasferimento al cimitero all&rsquo;ASL. Non si tratta di procedure difficili, ma &egrave; opportuno compierle con tempestivit&agrave; e precisione. Ecco cosa fare:</p>
<p>1. Comunica al pi&ugrave; presto al Medico e all&rsquo;Ostetrica che vuoi seppellire il tuo bambino (in questo modo il Medico conserver&agrave; con cura il corpicino).</p>
<p>2. Se vuoi, potrai chiedere all&rsquo;Ostetrica di applicare sul contenitore in cui verr&agrave; posto il tuo bimbo un&rsquo;etichetta con scritto il nome che gli hai dato e il tuo [della mamma] nome e cognome (in questo modo il bambino verr&agrave; definito con il proprio nome e non come &ldquo;prodotto abortivo di &hellip;..&rdquo;).</p>
<p>3. Presenta entro le 24 ore dall&rsquo;intervento o dal parto (art. 7 commi 3 e 4 del D.P.R. 10.9.90 n. 285) la domanda di sepoltura in carta semplice e in triplice copia (pu&ograve; essere compilata da parte della mamma, ma anche da un qualsiasi altro familiare)</p>
<h3><strong>Il percorso del lutto</strong></h3>
<p>Gli operatori devono informare la donna sul percorso del lutto, che <strong>potr&agrave; sentirsi triste, vuota, sola, arrabbiata, in colpa</strong>; inoltre potr&agrave; sentirsi affaticata avere difficolt&agrave; a <strong>dormire</strong>, di <strong>appettito </strong>e nello <strong>svolgere le normali attivit&agrave; quotidiane</strong>.</p>
<p>Purtroppo come operatori dobbiamo anche preparare la coppia ad una cosiddetta &ldquo;<strong>perdita invisibile</strong>&rdquo;, ovvero informare la coppia che potrebbero incontrare difficolt&agrave; nella condivisione di questa perdita con i familiari, con gli amici perch&eacute; come abbiamo gi&agrave; detto spesso una perdita cos&igrave; precoce &egrave; una perdita non riconosciuta.</p>
<p><strong>Anche i padri soffrono </strong>e devono affrontare il lutto ma spesso il loro dolore &egrave; riconosciuto ancora meno rispetto a quelle delle mamme, perch&eacute; oltre alla perdita non riconosciuta si associa l&rsquo;idea &nbsp;che l&rsquo;uomo deve essere forte anche per la donna, non deve piangere e non deve mostrare le proprie emozioni.</p>
<p>Dobbiamo rassicurare le donne che nessun loro comportamento ha causato l&rsquo;aborto e che n&eacute; loro n&eacute; gli operatori potevano fare niente per evitarlo o prevenirlo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Prevenzione dell&#8217;aborto</strong></h3>
<p>Per prevenire l&rsquo;aborto non vi sono reali terapie da effettuare, a volte viene consigliato di evitare rapporti sessuali durante il sanguinamento, di somministrare del progesterone e il riposo a letto anche se non ne &egrave; stata dimostrata la reale efficacia.</p>
<p>E&#8217; necessario mettere al corrente i genitori delle reali prove di efficacia su questi trattamenti ed aggiungere che in realt&agrave; non vi &egrave; un vera e propria cura che permetta di prevenire l&rsquo;aborto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Gravidanze successive</strong></h3>
<p>Spesso si pu&ograve; rimanere incinta gi&agrave; al ciclo successivo ed &egrave; importante, qualora si desideri una nuova gravidanza, assumere 0.4mg/die di acido folico &nbsp;almeno 1 mese prima della gravidanza e fino al terzo mese di gravidanza per prevenire alcune malformazioni e i difetti del tubo neurale.</p>
<p>Un aborto spontaneo non incide sulla possibilit&agrave; di gravidanze future, qualora per&ograve; gli aborti siano ripetuti &egrave; necessario indagare attentamente le cause attraverso indagini mediche accurate.</p>
<p>Non vi sono evidenze particolari su quanto tempo deve intercorrere tra un aborto e una successiva gravidanza, pu&ograve; comunque essere utile dal punto di vista ginecologico attendere almeno 1 ciclo mestruale per permettere all&rsquo;utero di prepararsi ad una nuova gravidanza. Dal punto di vista psicologico, non &egrave; consigliabile intraprendere una nuova gravidanza fino a quando lo stato psichico della donna continua ad essere provato dal lutto legato all&#8217;aborto.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</title>
		<link>http://www.matermundi.it/38-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 19:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta La storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un processo che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e <a href='http://www.matermundi.it/38-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><em>A cura di <strong>Claudia Ravaldi</strong>, psichiatra psicoterapeuta</em></p>
<p><img class=" " style="margin: 10px;" title="In utero" src="http://www.hss.state.ak.us/dph/wcfh/informedconsent/images/18-weeksSUB.jpg" alt="bambino in utero" width="160" height="140" align="left" />La storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un <strong>processo</strong> che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e nel corpo dei genitori e può avere inizio sul piano esclusivamente ideativo e immaginifico<strong> ben prima che avvenga il concepimento</strong>.</p>
<p>Quando si realizza la gravidanza e il bambino è reale e presente nel ventre materno, prende forma un primo <strong>legame di attaccamento</strong>, che è specifico di quella relazione con quel bambino in quel momento (non siamo di fronte ad una attesa generica, ma viviamo quell’attesa, legata a quel particolare momento storico), e la famiglia inizia a creare un nuovo e fisiologico spazio per accogliere il nascituro. Molto spesso la gioia dell’attesa trasporta i genitori ben oltre il quotidiano, li proietta in un futuro dove la nascita è già avvenuta e la presenza del bambino è finalmente disvelata, e fisicamente definita nel quotidiano familiare; <strong>questa proiezione può avvenire naturalmente fin dalle prime settimane di gravidanza</strong>, a dispetto di ogni tendenza volta a informare la donna delle elevate possibilità di aborto spontaneo o di perdita fetale (Pullen, 2008). Immaginare il nuovo bambino nella propria realtà quotidiana, ristrutturare ed adattare la coppia – famiglia all’ingresso del figlio ha una precisa funzione evolutiva, fa parte di un processo descritto da numerosi autori che si sono occupati negli anni di genitorialità (Righetti e Sette, 2000; Ammaniti 2008). Divenire madre, divenire padre, contrariamente a quanto si possa pensare, non avviene al momento del parto, ma, fisiologicamente, spesso in modo impercettibile e inconscio durante tutto il percorso di genitorialità.</p>
<p><span id="more-38"></span></p>
<p>Queste premesse sono necessarie per comprendere il lutto perinatale, e per contestualizzare con maggiore precisione i vissuti psichici più comuni delle madri e dei padri colpiti da perdita.<br /> Nel <strong>lutto in gravidanza e dopo il parto</strong> i genitori sono chiamati ad affrontare un difficile percorso in cui l’amore per il bambino perduto e il dolore per la perdita si intrecciano al vissuto dei genitori e lo segnano, modificandone il decorso e entrando a fare parte della loro biografia. L’evento di perdita, profondamente vissuto nell’intimo delle madri e dei genitori, può risultare però poco comprensibile all’esterno, perché si piange un bambino “sconosciuto” al mondo (Kirkley-Best and Kellner, 1982), su cui nessuno, a parte i genitori, i fratellini e talvolta i nonni, ha avuto spazio e tempo per pensare e verso il quale nessun altro ha stabilito un legame di attaccamento.<br /> Bambini preziosissimi per chi li ha sentiti e pensati nella mente e nel corpo, simboli insignificanti per gli altri, portati ad allontanarsi velocemente dal dolore della morte nella convinzione che dimenticare l’evento di perdita e “intraprendere” velocemente una nuova gravidanza siano l’unico modo possibile per “superare” il trauma. Gli studi sulla resilienza e sull’elaborazione del lutto ci dicono invece che requisiti necessari sono il tempo, il ricordo, l’integrazione dell’evento e delle nostre reazioni ad esso all’interno della nostra vita. Molto lontano dal modello dell’oblio, suggerito dai più. Come ci ricorda un detto popolare spagnolo “<strong>un lutto di cui non si parla è un lutto che non guarisce</strong>”, sottolineando come le “buone parole” possano favorire in primo luogo una narrazione, e poi un’elaborazione dell’evento di perdita.<br /> La morte “<em>all’inizio della vita</em>” è concettualmente difficile da capire e da accettare, sia da parte di chi ne è colpito direttamente, e che comunque deve farci i conti, sia da parte della società; non è un caso che nella nostra lingua ed in molte altre non sia previsto un termine che indichi il genitore che perde un figlio, (mentre ad esempio in francese c’è un termine preciso, <em>les parent désenfantés</em>).</p>
<p><img class="   " style="margin: 10px;" title="&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881" src="http://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/samira/v2fe/thumbs/piacenza/pc004/pc004_01/00000072-med.jpg" alt="&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881" width="165" height="240" align="right" /></p>
<p>La nostra cultura non trova parole che possano spiegare ciò che di per sé è innaturale e non razionalizzabile (come si può morire prima di nascere?) e senza parole non si formulano pensieri. Un dolore cui non si dà voce è un dolore destinato a restare privato, perché mancano le parole per poterlo definire, pensare e condividere. La morte prenatale e perinatale e il lutto che ne consegue non hanno dunque un posto sociale, rimangono ancora un <strong>tabù</strong>, scarsamente affrontato, non solo dalla società, ma anche dai professionisti, da sempre poco preparati ad affrontare il lutto e la morte (Kubler-Ross et al., 1972).<br /> L’elaborazione del lutto è un percorso che ognuno affronta con le proprie risorse e secondo i propri tempi. Il lutto perinatale ha una durata variabile <strong>da sei mesi a circa due anni</strong>, durante i quali le madri ed i padri attraversano l’esperienza luttuosa vivendola nella quotidianità, giorno per giorno. Se assistiti correttamente, i genitori procedono verso la riorganizzazione della propria vita ed hanno un progressivo riadattamento psico-sociale (<strong>resilienza</strong>); per questo sono determinanti il sostegno dell’ambiente circostante e la presenza di risorse specifiche (Hutti, 2005;Cote-Arsenault and Freije, 2004). Le modalità di elaborazione di un lutto “normale” non possono prescindere dai propri vissuti e dalla propria personalità, ed ogni terapeuta dovrà sostenere la persona in lutto facilitando in essa lo sviluppo delle competenze necessarie all’elaborazione. In nessun caso prendersi cura di una persona in lutto significa prendere il suo posto nel processo decisionale o influenzarne le scelte: <strong>nel lutto in generale, e soprattutto nel lutto perinatale, i consigli, le direttive, le forzature sono inutili e dannose ai fini di una buona elaborazione, così come i giudizi, morali, etici e qualitativi</strong> (es: “questa reazione mi sembra eccessiva, pensi a chi perde un figlio grande!”). Ogni genitore, ed ogni famiglia ha la sua storia e le sue peculiari risorse interne. Il ruolo del terapeuta è dunque quello di permettere ai genitori di trovare quello spazio e quel tempo per pensare alla morte e per mettere in atto tutte quelle strategie che servono per elaborare il lutto e per lasciare andare quel bambino con la maggiore serenità possibile (Capitulo, 2005).<br /> Se non adeguatamente elaborato il lutto perinatale può trasformarsi in “lutto complicato”, influenzare negativamente il legame con gli altri figli o la genitorialità futura. La morte perinatale è un fattore di rischio che mina il benessere delle gravidanze successive (Saflund et al., 2002) e <strong>condiziona lo stile di attaccamento genitore-bambino</strong> (Turton et al., 2001;Lamb, 2002;O’Leary, 2004).</p>
<p>Durante le gravidanze successive ad una perdita perinatale ambedue i genitori possono avere sintomi di ansia e depressione, e sperimentare di nuovo i vissuti appartenenti alla precedente esperienza negativa, oppure possono “negare” la nuova gravidanza, per paura di perderla ancora, sperimentando iperprotettività, ansia, o al contrario, distacco e freddezza (Phipps, 1985;Robertson and Kavanaugh, 1998). Alcune ricerche hanno rilevato che <strong>la morte perinatale rappresenta un fattore di rischio</strong> per lo sviluppo di disturbi psichici nei bambini successivi, tra cui disturbi alimentari dell’infanzia e disturbi dell’attaccamento di tipo disorganizzato (Pinto et al., 2006;Hughes et al., 2001). Accogliere la coppia genitoriale colpita da lutto permette quindi sia di promuovere la salute dei genitori, sia di prevenire il disagio psichico nell’intero nucleo familiare (Saflund and Wredling, 2006;Saflund et al., 2004).</p>
<p><img class=" " style="margin: 10px;" title="Il supporto alla coppia" src="http://www.graphics.iparenting.com/photopost/data/599/medium/doctor-and-grieving-couple-photo-250-j-11812922-483x724.jpg" alt="Il supporto alla coppia" width="230" height="150" align="left" /></p>
<p>La rete sanitaria e sociale può offrire supporto e aiuto mettendo a disposizione servizi di counseling, e attraverso la distribuzione di materiale di autoaiuto. La presenza di servizi di per sé promuove l’elaborazione dell’evento, perché riduce il senso di solitudine tipico delle prime fasi del lutto e promuove lo sviluppo di risorse personali (Geller et al., 2006).<br /> Le modalità con le quali la perdita viene percepita e comunicata al genitore possono rappresentare un trauma ulteriore, così come le modalità di intervento successive alla diagnosi e il supporto ricevuto durante il parto e le dimissioni. Un’attenzione partecipe ai bisogni dei genitori durante la diagnosi, il parto e le dimissioni dall’ospedale, permettono un migliore recupero e forniscono un indubbio strumento per la resilienza (Ewton, 1993), mentre la malpractice data dall’assenza di supporto complica il percorso aggiungendo un trauma al trauma. <strong>Il sostegno psicologico ed il supporto empatico ai genitori dovrebbero iniziare contestualmente all’evento di perdita</strong>, e divenire parte integrante dell’assistenza ginecologica ed ostetrica, che occupandosi esclusivamente degli aspetti organici e medici minimizza o evita completamente la cura del dolore “psichico” intrinseco alla morte perinatale. Questa scissione corpo – mente, dolore fisico e dolore psichico, riflette molto spesso la mancanza di formazione specifica e, soprattutto, la mancanza di supporto e di spazi condivisi in cui l’equipe possa trovare le risorse per offrire un’assistenza integrata ai genitori (Saflund et al., 2002;McCreight, 2005).<br /> Il lutto perinatale, pur configurandosi come un trauma che necessiterebbe di un immediato soccorso per ridurre l’insorgenza di altri traumi ad esso correlati, è tra i lutti di più difficile gestione, ed è considerato motivo di profondo stress da parte degli operatori (Ravaldi et al., 2007; Ravaldi et al., 2010, in press). Le fasi in cui il ruolo dell’operatore è determinante nel ridurre l’impatto traumatico sono quelle iniziali, in cui la coppia versando in una fase di shock necessita di sostegno e di continuità assistenziale, l’incontro ed il saluto del bambino, e il ritorno a casa (Carr and Knupp, 1985).<br /> Dopo la diagnosi di morte perinatale <strong>la coppia sperimenta uno stato di shock e di profonda disorganizzazione psichica</strong>. Il dolore l’incredulità e lo stordimento sono così intensi e pervasivi da limitare la capacità di comprensione, per cui è possibile che le madri ed i padri abbiano bisogno di tornare più volte su alcuni concetti, di avere spiegazioni chiare e semplici, e di essere guidati nel percorso, anche se dall’esterno può sembrare tutto perfettamente logico e comprensibile Le emozioni ed i vissuti sono molto intensi e variabili da persona a persona nella loro intensità e nel modo di proporsi:distacco, rabbia, depressione, senso di colpa, ma anche dolore, paura, invidia nei confronti delle gravidanze e dei bambini degli altri. L’apparente anestesia emotiva che spesso alcune madri dimostrano fa parte di un comune meccanismo difensivo, che permette al soggetto traumatizzato di entrare lentamente a contatto con il trauma, in modo da non esserne travolto. Nella prima fase di shock c’è sempre un’intensa attività mnesica: ciò che i primi giorni sembra confuso e sfuocato è registrato dettagliatamente nella memoria e i ricordi traumatici riemergono anche a distanza di anni.<br /> Il parto del proprio bambino morto, il poco tempo da condividere con lui, la sua assenza nei giorni successivi: il corpo conserva la “sua” memoria della gravidanza e spesso ripropone per qualche tempo i vissuti relativi alla presenza del bambino (<strong>alcune donne sentono i movimenti nella pancia</strong>, altre hanno l’impressione di <strong>sentire il pianto del loro bambino</strong>, altre ancora <strong>producono latte </strong>e rispondono scarsamente alle terapie inibenti). Molte madri riportano una sensazione sgradevole e dolorosa alle braccia, definita “<strong>la sindrome delle braccia vuote</strong>” che è presente in modo acuto soprattutto nelle prime settimane dopo la perdita ed è legata al venir meno delle funzioni di accudimento. Le madri colpite dal lutto perinatale sperimentano una dolorosa sensazione (sia fisica che mentale) di vuoto e di sbigottimento, estrema tristezza, sentimenti di colpa, di fallimento della funzione materna e isolamento, irritabilità, rabbia. Il ruolo del personale curante è infine quello di restituire ai genitori gli aspetti più costruttivi di quell’esperienza di perdita, incoraggiandoli a vivere passo passo tutte le fasi, dalla diagnosi alla dimissione al meglio delle loro possibilità, sottolineando i loro punti di forza e sostenendoli nei momenti di abbattimento. Riportare l’attenzione su quello che ancora si può fare e sul loro amore di genitori è una funzione centrale del processo di lutto, perché permette ai genitori di affrontare la perdita con tutta la consapevolezza possibile.<br /> Dopo la dimissione dall’ospedale inizia il momento più difficile per i genitori, quello del ritorno alla loro realtà in una veste completamente diversa da quella attesa, e con la dura necessità di confrontarsi con il vuoto lasciato dalla morte di quel bambino tanto atteso: in quei momenti la realtà si manifesta per quella che è, la perdita viene razionalizzata (“<em>ho capito che era successo davvero</em>”) ed insieme al dolore si avverte fortissima la necessità di essere accuditi ed aiutati, e soprattutto di non essere lasciati soli. In questa fase i genitori chiedono più o meno attivamente aiuto, ai familiari, agli amici al loro consultorio o all’ospedale. <strong>La presenza di materiale di autoaiuto e la disponibilità di riferimenti telematici possono essere d’aiuto per una sana elaborazione del lutto</strong> (Capitulo, 2004).<br /> Data però la difficoltà generale nell’affrontare questo lutto, ed in assenza di risorse accessibili, un genitore può ricevere risposte terapeutiche scarsamente utili, se non addirittura dannose.<br /> Tra le più comuni modalità “di cura” del lutto si hanno la patologizzazione del lutto, considerato come una malattia psichiatrica, o la negazione del lutto, in cui il lutto viene banalizzato e il genitore è esortato a superarlo.<br /> La scarsa conoscenza del lutto e la fretta di “guarire” dal lutto-malattia motivano la frequente prescrizione di terapie farmacologiche, soprattutto ansiolitici e antidepressivi, allo scopo di “alleviare il dolore” e ridurre i sintomi fisiologici ad esso correlati, come il pianto o i disturbi del sonno; i farmaci, salvo casi a rischio di lutto complicato, danneggiano il fisiologico percorso di elaborazione del lutto, bloccando la fisiologica risposta neuroendocrina e danneggiando i meccanismi interni di coping.<br /> La banalizzazione dell’evento e dei vissuti ad esso correlati sono <strong>alla base dell’assenza di supporto e della carenza di risorse</strong>; in questi casi la sofferenza è considerata “normale” e il bisogno di aiuto negato (“non sei il primo né l’ultimo, non pensarci e fatti forza”).<br /> Una buona cura consiste nell’affiancare il genitore durante i momenti più salienti del percorso di lutto, dalla diagnosi al parto, dall’incontro col bambino alla dimissione; dopo la dimissione, stabilire una continuità nell’assistenza e pianificare l’utilizzo delle risorse disponibili è in genere di grande aiuto e riduce sensibilmente il senso di solitudine e di isolamento che molti genitori sperimentano. La presenza di una rete di sostegno, formata da ginecologo, ostetrica, psicologo/counselor e gruppi di automutuoaiuto accompagna i genitori dalla “morte” del loro bambino alla loro rinascita, momento in cui, finalmente liberi dalle spire del lutto, possono avere le sufficienti risorse fisiche e psichiche per prepararsi ad essere nuovamente genitori, e per trovare nella loro mente e nei loro gesti uno spazio sufficiente per il nuovo bambino.<br /> Se è vero che ogni bambino perduto merita di essere ricordato, è anche vero che ogni bambino in arrivo merita di essere accolto al meglio per la sua unicità e dovrebbe poter godere di una madre e un padre liberi di lasciarsi andare all’amore, e non impietriti dal dolore e dalla paura.</p>
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