Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com

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“Siamo di nuovo incinti: ho paura da morire e sono felice da morire”

A cura di Claudia Ravaldi

La maggior parte delle coppie colpite da lutto perinatale cerca una nuova gravidanza entro l’anno successivo alla perdita; la nuova gravidanza non interrompe i vissuti legati al lutto precedente, e spesso li amplifica.
I genitori definiscono questa nuova esperienza come un ottovolante emotivo, in cui ricordi e pensieri del passato si fondono con le aspettative e il desiderio di Vita del futuro.
Affrontare la nuova gravidanza nel migliore dei modi non può prescindere dalla gestione del lutto precedente e dalla costruzione di un legame profondo, da genitore a figlio, col nascituro.
Scopo di questo articolo è aiutare le coppie e gli operatori a fare chiarezza sull’esperienza delle “gravidanze successive”, con l’obiettivo di conquistare la serenità sufficiente a apprezzare pienamente la nuova maternità.

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a cura di Dianora Torrini, ostetrica e Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta

Soffice, foto di luca bertinottiL’aborto spontaneo del primo trimestre, avviene durante le prime 12 settimane di gestazione, è un evento piuttosto frequente che si manifesta essenzialmente attraverso perdite ematiche e in alcuni casi dolori tipo mestruali di intensità variabile, dovuti alla contrazione del muscolo uterino.

La comparsa di perdite ematiche è un momento piuttosto difficile per la coppia perché si rende conto che qualcosa può non andare bene, che la gravidanza potrebbe essere a rischio e che potrebbe anche interrompersi. Inoltre, nonostante l’aborto spontaneo del primo trimestre sia un evento piuttosto frequente del quale si sente spesso parlare è comunque un evento inaspettato che può causare stress, ansia e sensazione di impotenza.

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A cura di Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta

bambino in uteroLa storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un processo che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e nel corpo dei genitori e può avere inizio sul piano esclusivamente ideativo e immaginifico ben prima che avvenga il concepimento.

Quando si realizza la gravidanza e il bambino è reale e presente nel ventre materno, prende forma un primo legame di attaccamento, che è specifico di quella relazione con quel bambino in quel momento (non siamo di fronte ad una attesa generica, ma viviamo quell’attesa, legata a quel particolare momento storico), e la famiglia inizia a creare un nuovo e fisiologico spazio per accogliere il nascituro. Molto spesso la gioia dell’attesa trasporta i genitori ben oltre il quotidiano, li proietta in un futuro dove la nascita è già avvenuta e la presenza del bambino è finalmente disvelata, e fisicamente definita nel quotidiano familiare; questa proiezione può avvenire naturalmente fin dalle prime settimane di gravidanza, a dispetto di ogni tendenza volta a informare la donna delle elevate possibilità di aborto spontaneo o di perdita fetale (Pullen, 2008). Immaginare il nuovo bambino nella propria realtà quotidiana, ristrutturare ed adattare la coppia – famiglia all’ingresso del figlio ha una precisa funzione evolutiva, fa parte di un processo descritto da numerosi autori che si sono occupati negli anni di genitorialità (Righetti e Sette, 2000; Ammaniti 2008). Divenire madre, divenire padre, contrariamente a quanto si possa pensare, non avviene al momento del parto, ma, fisiologicamente, spesso in modo impercettibile e inconscio durante tutto il percorso di genitorialità.

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