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	<title> &#187; Gravidanza</title>
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	<description>Per una femminilità consapevole ed il benessere di donna e bambino</description>
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		<title>Acido folico, come, quando e perché?</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 19:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dianora Torrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[fertilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos&#8217;è l&#8217;acido folico? L&#8217;acido folico è una vitamina del gruppo B di fondamentale importanza per le donne in gravidanza, infatti aiuta a ridurre il rischio di alcune malformazioni che potrebbero interessare il tuo bambino. Quali malformazioni? L&#8217;assunzione di acido folico riduce del 50-70% il rischio di difetti del tubo neurale come la spina bifida, una <a href='http://www.matermundi.it/313-313.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><img class="alignright" src="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/acido-folico-in-gravidanza.jpg" alt="" width="150" /><em><strong>Cos&#8217;è l&#8217;acido folico?</strong></em></p>
<p>L&#8217;acido folico è una vitamina del gruppo B di fondamentale importanza per le donne in gravidanza, infatti aiuta a ridurre il rischio di alcune malformazioni che potrebbero interessare il tuo bambino.</p>
<p><em><strong>Quali malformazioni?</strong></em></p>
<p>L&#8217;assunzione di acido folico riduce del 50-70% il rischio di difetti del tubo neurale come la spina bifida, una malformazione che riguarda appunto la colonna vertebrale. Inoltre riduce seppur in minor misura anche altri difetti congeniti.</p>
<p><em><strong>Quando e quanto?</strong></em></p>
<p>L&#8217;acido folico va preso prima di rimanere incinta, infatti la massima copertura si ha se questo viene assunto nella dose da <strong>0.4 mg al giorno</strong> da <strong>almeno un mese prima fino a tre mesi dopo il concepimento.</strong></p>
<p><span id="more-313"></span></p>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial;" src="http://www.youtu.it/wp-content/uploads/2011/06/acido-folico-ad-ogni-et%C3%A0.jpg" alt="" width="200" height="171" /></p>
<p><strong><em>Per tutte le mamme uguale?</em></strong></p>
<p>Esistono delle condizioni che aumentano il rischio di queste malformazione e pertanto è necessario assumere un dosaggio più alto 4-5 mg di acido folico al giorno.</p>
<p>Parlane con l&#8217;ostetrica o il medico che ti segue.</p>
<p><em><strong>A</strong></em><strong>limentazione e acido folico</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;acido folico non si assume soltanto attraverso delle pillole ma anche attraverso una corretta alimentazione, ricca di frutta e verdura.</p>
<p>L&#8217;acido folico si trova in munerosi alimenti, come :</p>
<ul>
	<li> <strong>Verdure a foglia verde come broccoli, spinaci, carciofi</strong><img class="alignright" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRFmS9MAQRglJFJEKCBt-61R6_IosDlQHZxxFTs9YbKMwqV5gKL" alt="" width="130" height="124" /></li>
	<li><strong>Frutta ad  esempio arance</strong></li>
	<li><strong>Legumi</strong></li>
	<li><strong>Fegato</strong></li>
	<li><strong>Cereali da colazione</strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Quan</em></strong><strong><em>to costa?</em></strong></p>
<p>Il farmaco nella dose di 0.4 mg/die è<strong> gratuito </strong>se ti fai fare una ricetta con la seguente icitura:</p>
<p>&#8221; Profilassi primaria dei difetti dello sviluppo  tubo neurale  in donne in età fertile, che stanno pianificano una gravidanza.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI</p>
<p>Istituto superiore di sanità</p>
<p>Centro nazionale malattie rare</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><br /></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ri-nascita: la gravidanza dopo un lutto</title>
		<link>http://www.matermundi.it/261-ri-nascita-le-gravidanze-successive-ad-una-morte-intrauterina-o-perinatale.html</link>
		<comments>http://www.matermundi.it/261-ri-nascita-le-gravidanze-successive-ad-una-morte-intrauterina-o-perinatale.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 05:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[morte endouterina]]></category>

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		<description><![CDATA[“Siamo di nuovo incinti: ho paura da morire e sono felice da morire” A cura di Claudia Ravaldi La maggior parte delle coppie colpite da lutto perinatale cerca una nuova gravidanza entro l’anno successivo alla perdita; la nuova gravidanza non interrompe i vissuti legati al lutto precedente, e spesso li amplifica. I genitori definiscono questa <a href='http://www.matermundi.it/261-ri-nascita-le-gravidanze-successive-ad-una-morte-intrauterina-o-perinatale.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[

<div class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><img title="Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com" src="http://www.ciaolapo.it/images/avatar/groups/f6c6cad5c19c7b95baccb7a1.jpg" alt="Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com" width="160" height="106" /><p class="wp-caption-text">Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com</p></div>
<p style="text-align: right;">“Siamo di nuovo incinti: ho paura da morire e sono felice da morire”</p>
<p style="text-align: right;"><strong>A cura di Claudia Ravaldi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte delle coppie colpite da lutto perinatale cerca una nuova gravidanza entro l’anno successivo alla perdita; la nuova gravidanza non interrompe i vissuti legati al lutto precedente, e spesso li amplifica. <br /> I genitori definiscono questa nuova esperienza come un ottovolante emotivo, in cui ricordi e pensieri del passato si fondono con le aspettative e il desiderio di Vita del futuro. <br /> Affrontare la nuova gravidanza nel migliore dei modi non può prescindere dalla gestione del lutto precedente e dalla costruzione di un legame profondo, da genitore a figlio, col nascituro.<br /> Scopo di questo articolo è aiutare le coppie e gli operatori a fare chiarezza sull’esperienza delle “gravidanze successive”, con l’obiettivo di conquistare la serenità sufficiente a apprezzare pienamente la nuova maternità.</p>
<p><span id="more-261"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché aspettare?</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Aspettate due cicli, e riprovateci subito!” i medici ad Arianna e Davide, genitori di Mattia, nm alla 40 settimana<br /> “Almeno un anno, altrimenti non elaborerete mai! Nel frattempo fate un viaggio, lavorate di più….” lo psicologo a Luca e Michela, genitori di Alessia e Giacomo, nm alla 32 settimana<br /> “Alla vostra età, vi conviene adottare” i medici a Lucia e Marco, 40 anni</em></p>
<p style="text-align: justify;">I genitori che perdono un bambino durante la gravidanza o dopo il parto ricevono molto spesso <strong>consigli assai discordanti</strong> su quando e come intraprendere una nuova gravidanza; anche all’interno della coppia è possibile che ciascuno abbia idee molto diverse su quando e come cercare un nuovo bambino.<br /> Non esistono consigli che siano adatti per tutti i genitori e nessuno dovrebbe condizionare la <strong>decisione presa dalla coppia</strong>, se non sulla base di dati clinici (medici e psicologici) rilevanti. Prima di riprovare sarebbe opportuno scegliere la propria equipe curante (ginecologo esperto di gravidanze a rischio, ostetrica, psicologo) e tenere in considerazione <strong>l’esperienza di altri genitori</strong> e dei clinici che si occupano di gravidanze successive, al fine di poter decidere il da farsi nel modo più sereno possibile.<br /> Una gravidanza che si interrompe è destinata a lasciare nella madre e nel padre un <strong>grande vuoto</strong> sia dal punto di vista biologico che da quello psicologico; molto spesso i genitori sentono l&#8217;urgenza di riempire quel vuoto iniziando una nuova gravidanza, ritenendo insopportabile dover gestire questa doppia perdita: la perdita del <strong>loro bambino</strong> e la perdita del loro <strong>stato di genitori in attesa </strong><br /> È molto importante distinguere questi due tipi di vissuti: sono due diverse sfumature del lutto ma mentre la perdita del proprio bambino è un lutto che richiede tempo, energie e pazienza per essere gestito in modo adeguato, la perdita dello stato di attesa porta spesso in direzione opposta e spinge i genitori ad accelerare i tempi senza tenere in considerazione il loro stato di sofferenza e di prostrazione (“<em>solo adesso, che sono passati tre mesi, mi rendo conto che non è un’altra gravidanza che voglio, non un altro bambino: sento che mi manca lui, terribilmente</em>” “<em>Non posso credere che è successo a noi, non posso credere che tutti abbiano figli tranne me: solo con un altro figlio sarò di nuovo io</em>”).<br /> Prima di cercare una nuova gravidanza è dunque consigliabile valutare con attenzione come sta <strong>procedendo il percorso del lutto</strong>, come stanno procedendo gli esami effettuati per stabilire le <strong>cause di morte</strong> del bambino ed anche quale sia il livello di equilibrio e di armonia all&#8217;interno della coppia.<br /> Nel caso in cui siano presenti altri fratelli è molto importante valutare con accuratezza le proprie energie psichiche e fisiche da dedicare ai bambini già presenti, al bambino perduto e al bambino in arrivo: se è vero che l&#8217;amore dei genitori per i figli non si divide ma si moltiplica, è anche vero che le emozioni e i pensieri del lutto (spesso assai contrastanti fra di loro) rendono il percorso della <strong>gravidanza successiva</strong> decisamente complesso ed <strong>emotivamente stressante</strong> (“<em>Non riesco a non pensare continuamente che anche questa gravidanza potrebbe interrompersi, passo le giornate travolta dall’angoscia e non riesco come vorrei a occuparmi di mia figlia che ha 3 anni: sono completamente in tilt</em>”).<br /> Sarebbe molto importante intraprendere la nuova gravidanza solo quando si raggiunge un buon equilibrio psicologico e un buon livello di energie psicofisiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In breve</em></strong><em><br /> • Non esiste una regola che sia valida per tutti<br /> • Prima di iniziare una nuova gravidanza è fondamentale eseguire esami ed eventualmente terapie sul piano medico e psicologico della durata di almeno alcuni mesi<br /> • La perdita dello “stato di genitori” spinge invece spesso a cercare una gravidanza troppo presto<br /> • Inizia una nuova gravidanza solo quando hai elaborato il lutto precedente e senti di aver raggiunto un buon equilibrio psicologico e un buon livello di energie psicofisiche </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto aspettare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ molto importante effettuare tutte le <strong>indagini diagnostiche </strong>sulla madre, sul padre e sul bambino al fine di stabilire la presenza di patologie in atto o di eventuali fattori di rischio correlabili alla morte del bambino; l&#8217; indagine anatomopatologica del cordone, della placenta e del bambino, se correttamente eseguita, è riconosciuta essere di notevole importanza per identificare le cause di morte e sarebbe opportuno attendere tutte le risposte prima di procedere alla ricerca di una nuova gravidanza.<br /> Conoscere le cause di morte del proprio bambino è utile sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista medico, per <strong>prevenire successive perdite</strong> e intraprendere fin dall&#8217;inizio della gravidanza le cure adeguate a favorire la salute del nascituro. Per questo motivo è sempre consigliabile eseguire una o più visite in un centro specialistico per la cura delle gravidanze a rischio, tenendo presente che, anche se molto doloroso, il percorso diagnostico permette ai genitori di avere più strumenti per gestire l&#8217;ansia di perdita nella gravidanza successiva.<br /> Il corpo della madre durante la gravidanza subisce molte modificazioni; in particolare l&#8217;utero si dilata, si ispessisce e si arricchisce di numerosi vasi sanguigni; dopo la fine della gravidanza impiega qualche tempo per riprendere la sua struttura originaria ed essere nuovamente pronto per ospitare un nuovo bambino. La prassi medica comune suggerisce di <strong>attendere almeno sei-dodici mesi</strong> (a seconda del tipo di parto e dello stato generale di salute della mamma) dopo un parto, e qualche mese dopo un aborto precoce, prima di intraprendere una nuova gravidanza; questa tempistica andrebbe sempre rispettata sia per dare alla madre il tempo di prendersi cura del suo corpo, sia per dare alla coppia e alla famiglia il tempo necessario a <strong>ritrovare tutte le energie perdute con il lutto</strong>.<br /> Relativamente agli <strong>stili di vita</strong>, per il buon esito della nuova gravidanza viene data molta importanza alla preparazione della <strong>salute psicofisica della madre</strong>, sia in termini di riposo, di <strong>alimentazione</strong>, di modelli salutari di comportamento (eliminazione dei fattori tossici quali <strong>fumo</strong>, alcol e sostanze d&#8217;abuso) e di ricerca della serenità. Dopo un evento traumatico quale un lutto perinatale, molte coppie e soprattutto molte madri rischiano di perdere di vista per molti mesi sé stesse ed il proprio equilibrio; prendersi cura del proprio <strong>benessere</strong> dovrebbe essere un <strong>compito quotidiano </strong>in vista di una gravidanza successiva.<br /> Dal punto di vista psicologico prendersi del tempo per <strong>pensare al bambino perduto </strong>in modo da trasformare il dolore ed il vuoto in un&#8217;emozione di dolcezza e ricordo è funzionale al recupero di un buon livello di serenità e di fiducia in sé stessi e nella vita. Le esperienze di molti genitori suggeriscono di attendere da sei mesi a un anno prima di cercare una nuova gravidanza, in modo da poter svolgere il lavoro del lutto con la giusta concentrazione e la giusta forza interiore.<br /> In particolare, un accorgimento che si è rivelato utile nell&#8217;esperienza di molti genitori è quello di <strong>attendere almeno quattro mesi dopo la perdita</strong>, in modo da non sovrapporre i tempi delle due gravidanze: molti genitori che non lo hanno fatto riferiscono come estremamente angoscioso ripercorrere le tappe delle due gravidanze negli stessi periodi dell’anno e riportano maggiori livelli di stress e di preoccupazione, nonché ricordi intrusivi relativi alla gravidanza precedente, più violenti e disturbanti quanto più le due gravidanze sono sovrapposte. E’ sempre preferibile pianificare la gravidanza tenendo conto sia degli aspetti medici, sia degli aspetti psicologici, sia delle proprie risorse personali.<br /> Avere o meno altri figli può influenzare il processo decisionale dei genitori: solitamente i genitori che hanno perduto il loro primo bambino percepiscono un maggiore e più profondo senso di solitudine esistenziale che li porta a &#8220;bruciare le tappe&#8221; (“<em>vago senza meta con le braccia vuote ed al tempo stesso cariche di un amore che resta senza destinatario: è come se portassi con me un grande dono senza avere nessuno a cui regalarlo</em>”), spesso senza mettersi in ascolto dei reali bisogni e del loro livello di elaborazione del lutto precedente. In queste situazioni, il confronto con altri genitori può essere di grande aiuto.<br /> È molto frequente che una madre colpita da lutto perinatale debba convivere col timore (che talvolta è una vera e propria ossessione) di non poter più restare incinta o essere destinata a perdere anche i bambini successivi; queste paure sono presenti sia in madri giovani che in madri “mature”, sia in madri affette da patologia che in madri sane. In realtà, nonostante le statistiche, le ricerche e le esperienze cliniche, non è possibile prevedere con certezza come e quando arriverà una nuova gravidanza; molto spesso anche le coppie che hanno alle spalle uno o più lutti, dopo aver intrapreso il giusto percorso di cura psicofisica, rimangono nuovamente in attesa. È dunque importante che ogni coppia conosca gli agguati psicologici del lutto, in modo da lasciarsi condizionare il meno possibile. <strong>Affidarsi ad un centro serio e competente</strong> nella diagnosi e nella cura delle gravidanze a rischio è un valido aiuto per affrontare e fugare ogni dubbio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>In breve</strong></em><br /> • <em>Conoscere le cause di morte del proprio bambino è utile sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista medico.<br /> • Per il bene tuo e dei tuoi bambini futuri non cercare una nuova gravidanza prima di aver concluso gli esami diagnostici per la perdita di quella precedente.<br /> • Affidati ad equipes esperte in gravidanze a rischio, in centri almeno di II livello e cerca il supporto di personale competente sul lutto perinatale o gruppi di auto aiuto specifici.<br /> • Non sovrapporre i tempi delle due gravidanze. Aspetta più di quattro mesi prima di restare incinta, la gravidanza sarà molto meno stressante.<br /> • Se c’è una causa medica che lo impone, se hai subito un parto cesareo o se senti di non aver ancora elaborato il lutto, aspetta almeno 6-12 mesi prima di cercare una nuova gravidanza.<br /> • Non affrettarti per il timore di non avere altre possibilità. Se non ci sono cause mediche di infertilità, gran parte delle donne dopo una perdita prenatale resta nuovamente incinta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luci e ombre delle nuove gravidanze</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Ci vorrebbe un’anestesia lunga nove mesi” Alessia, madre di Pietro<br /> “Ogni giorno mi sveglio e la prima cosa che penso è quanto è bello essere con lui, in questa nuova avventura: ci godiamo ogni momento di Vita. E’ questo, che mi ha insegnato Lapo” Claudia, madre di Lapo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Come detto, ogni coppia e ogni famiglia dovrebbe poter scegliere, una volta valutati attentamente tutti i fattori già menzionati, <strong>il momento più adatto per cercare una nuova gravidanza</strong>.<br /> Le gravidanze successive ad una perdita, soprattutto se le perdite sono state più di una, sono avvenute per patologia fetale o sono avvenute a termine di gravidanza, rappresentano un percorso in cui <strong>si alternano momenti</strong> di <strong>grande speranza</strong>, eccitazione, desiderio <strong>e momenti di notevole preoccupazione</strong>, smarrimento e ansia.<br /> Anche per i padri la gravidanza successiva rappresenta un momento di intenso stress, e può essere molto forte il senso di iperprotezione della propria compagna misto ad un profondo senso di impotenza sugli esiti.<br /> Per questi motivi è molto importante scegliere il personale curante e stabilire con l’equipe un rapporto di fiducia e di lealtà: molto spesso, soprattutto se la gravidanza successiva avviene precocemente, l&#8217;ansia e la paura di una nuova perdita sono tali da richiedere numerosi consulti e rassicurazioni da parte del personale. È molto importante condividere tali preoccupazioni e sentirsi accolti e compresi dalle equipe.<br /> Per le madri può essere importante venire accompagnate agli appuntamenti medici dal marito, dai parenti, o da amici fidati, poiché è molto frequente rivivere l&#8217;angoscia di perdita e sentirsi a disagio durante le visite (“ho sempre portato mia madre, era lei che faceva domande, e riceveva istruzioni dal medico, io non riuscivo neanche a seguire quello che diceva, per la paura che qualcosa andasse male”). In queste situazioni le madri talvolta sperimentano emozioni assolutamente contrastanti nei confronti della gravidanza e del nuovo bambino: la preoccupazione è tale che, pur pensando di aver fatto la scelta giusta, alcune madri sperimentano un&#8217;angoscia di perdita e di morte durante tutta la gravidanza successiva, al punto da &#8220;pensare ad altro&#8221; senza concentrarsi sul bambino che portano in grembo (e che pure amano) per timore di perderlo.<br /> Tuttavia, non tutte le madri e i padri vivono le gravidanze successive in uno stato di perenne ansia e preoccupazione; le esperienze cliniche suggeriscono che i genitori che hanno perduto il primo figlio, non avendo nel loro vissuto di genitori niente altro che un evento luttuoso, molto spesso non riescono a rappresentarsi un esito diverso della gravidanza e dell’incontro col bambino (“ho imparato bene cosa significa essere la madre di un bambino nato morto, ma ho paura di non sapere essere la mamma di un bambino vivo”); avere avuto precedenti esperienze di maternità positive riduce in pratica l&#8217;angoscia di morte e aiuta i genitori a vivere la gravidanza e il parto con maggiore serenità. La situazione tende a migliorare nel caso di una terza gravidanza dopo un primo evento di perdita seguito dalla nascita di un figlio vivo (“la differenza tra la gravidanza di Michele e quella di Elisa è sorprendente: durante la gravidanza di Michele ero ossessionata dal timore di perdere anche lui, dopo che avevo perso Matteo, e non riuscivo a formulare nessun pensiero positivo di me col bambino vivo. Adesso, dopo queste esperienze così diverse, vivo l’attesa di Elisa con meno paura, e con una preziosa sensazione di calore e fiducia”).<br /> Ogni coppia alle prese con una gravidanza successiva alla perdita del primo figlio e le coppie con più perdite dovrebbero richiedere un supporto psicologico specifico e potrebbero avvalersi del confronto con altri genitori già passati dalla stessa esperienza.<br /> Nove mesi di attesa possono essere molto lunghi da trascorrere dopo aver subito un lutto in precedenza, e sono molte le coppie che arrivano a termine di gravidanza con un notevole livello di stress. <br /> La gravidanza, anche fisiologica, è di per sé un momento di <strong>grandi cambiamenti</strong> e di <strong>profonda vulnerabilità psichica</strong>: dopo un lutto perinatale questa sensibilità può essere accentuata e sconfinare più facilmente in veri e propri sintomi ansiosi o depressivi. E’ quindi molto importante valutare accuratamente il proprio stato emotivo e chiedere aiuto (al gruppo dei genitori, oppure a personale formato) in modo da affrontare i cambiamenti di umore e i momenti particolarmente difficili (le ricorrenze, gli anniversari, i ricordi dolorosi legati al bambino scomparso, il raggiungimento dell&#8217;epoca gestazionale in cui si è perso il bambino precedente, le visite di controllo, il travaglio e il parto).<br /> <strong>Contattare altri genitori </strong>che hanno vissuto la <strong>stessa esperienza</strong> ed hanno già portato a termine la loro gravidanza successiva può essere di notevole aiuto per ridurre pensieri ed emozioni sgradevoli e arricchire il proprio bagaglio di esperienze e di contatti utili. Anche <strong>tenere un diario della nuova gravidanza</strong> in cui esprimere i vissuti e le emozioni in totale libertà, può essere di grande aiuto. Nello stesso diario, dovrebbero poter trovare spazio anche i pensieri e le emozioni legate alla gravidanza e al bambino precedente. <strong>Dare parole al lutto</strong> e alle diverse esperienze di maternità aiuta di per sé a collocare ogni bambino al suo posto e permette alla madre di usufruire di uno spazio definito e meno angoscioso per la nuova gravidanza.<br /> Durante la gravidanza successiva ad una perdita è molto importante essere consapevoli delle proprie emozioni e dei propri pensieri ed essere sinceri con sé stessi e con gli altri rispetto al bisogno di essere aiutati o di essere rassicurati: molti genitori provano imbarazzo per la loro condizione di ansia ed evitano di recarsi dal medico o dall&#8217;ostetrica pensando di disturbare, mentre invece è sempre molto importante cercare rassicurazione e conforto quando ci sentiamo a disagio, preoccupati, stanchi. Per molte madri inoltre la gravidanza successiva è una sorta di percorso a tappe scandito da esami, ecografie, visite di controllo: in molti casi per ridurre l&#8217;ansia i genitori cercano di vivere giorno per giorno senza pensare troppo a cosa sta accadendo. Soprattutto <strong>se il tempo per elaborare il lutto è stato poco</strong>, i genitori tendono a distrarsi a occuparsi d&#8217;altro, a lavorare e a tenere la mente impegnata per non sentirsi sopraffatti dalla paura e dai ricordi di perdita legati a lutto precedente. In realtà costituire un rapporto di fiducia con la propria equipe curante, imparare a chiedere aiuto e rassicurazione liberamente, poter discutere e condividere esperienze e risorse insieme ad altri genitori, aiuta le madri e padri a sintonizzarsi sulla nuova gravidanza sul nuovo bambino.<br /> Stabilire un legame col nuovo bambino non significa rinnegare il bambino scomparso, né sostituirlo, né &#8220;affezionarsi troppo&#8221;; significa semplicemente lavorare sul legame di tutta la famiglia (marito, eventuali figli già presenti, bambino perduto) col nascituro, raccontargli e raccontarsi riflessioni ed esperienze, accoglierlo con attenzione e cura. Ri-conoscere il nuovo bambino è più facile se abbiamo trovato il giusto spazio psichico per il bambino scomparso, e se, come dicevamo prima, abbiamo sufficienti energie per concentrarci sulla nuova esperienza.<br /> Sentirsi nuovamente genitori in attesa, coccolare il nuovo bimbo riduce l&#8217;ansia e permette ai genitori di concentrarsi sul presente e sulle sensazioni positive connesse all&#8217;attesa, anche se spesso molto ben nascoste. Troppo spesso, per questioni scaramantiche o per tenere a bada l&#8217;angoscia, genitori, amici e parenti tengono &#8220;il fiato sospeso&#8221; fino alla nascita del bambino, sforzandosi di non stabilire alcun legame: alcuni esempi sono<br /> • non scegliere alcun nome per il bambino<br /> • non acquistare niente per lui<br /> • non acquistare niente per sé come gli abiti premaman o il corredo per l&#8217;ospedale<br /> • non comunicare lo stato di gravidanza se non a gravidanza estremamente inoltrata a parenti ed amici.<br /> Ognuna di queste tappe è difficile da affrontare, e spesso la paura prevale in modo categorico. Tuttavia, una coppia ben supportata che può condividere queste paure con altri genitori, è quasi sempre in grado di superare i blocchi scaramantici, apprezzandone poi l&#8217;importanza e il sollievo che ne deriva.<br /> Anche <strong>per il travaglio e il parto può essere molto utile avere lavorato sul legame con questo bambino e con i bambini precedenti, in modo da acquisire consapevolezza e aumentare le proprie risorse personali</strong>. Anche i padri, alle prese con i ricordi della precedente e dolorosa esperienza, potrebbero necessitare di sostegno, e non dovrebbero esitate a chiederlo (“<em>Le ultime quattro settimane prima della nascita di Guglielmo, e il suo primo mese di vita sono stati pieni di ansia: temevo per la sua salute, per la salute di Claudia, non potevo credere che stavolta sarebbe andato tutto bene</em>” “<em>Sono riuscito a tornare al circolo sportivo che frequento solo un anno e mezzo dopo, con la mia seconda figlia in braccio: temevo che potesse accadere ancora, e ho preferito non dire nulla a nessuno</em>”).<br /> A termine di gravidanza può essere molto utile ricevere informazioni il più dettagliate possibile sulla modalità, la tempistica e le opzioni del parto; discutere con il personale curante delle diverse fasi della gravidanza e del parto avendo cura di chiedere tutte le informazioni che ritenete necessarie permette una diminuzione dell&#8217;ansia e può aiutare a prepararsi nel modo migliore possibile per <strong>l&#8217;incontro con il nuovo bambino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In breve</em></strong><br /> <em>• Nelle gravidanze successive ad una perdita si alternano momenti di speranza, eccitazione, desiderio e momenti di preoccupazione, smarrimento e ansia.<br /> • Se ne senti il bisogno, chiedi di essere accompagnata agli appuntamenti medici dal marito, dai parenti, o da amici fidati.<br /> • Le madri talvolta sperimentano un&#8217;angoscia di perdita e di morte durante tutta la gravidanza successiva, al punto da &#8220;pensare ad altro&#8221; senza concentrarsi sul bambino che portano in grembo (e che pure amano) per timore di perderlo.<br /> • Avere avuto precedenti esperienze di maternità positive riduce l&#8217;angoscia di morte e aiuta i genitori a vivere la gravidanza e il parto con maggiore serenità.<br /> • Tutte le coppie alle prese con una gravidanza successiva alla perdita del primo figlio e le coppie con più perdite dovrebbero richiedere un supporto psicologico specifico o avvalersi di gruppi di auto aiuto specifici; non esitare a chiedere aiuto, se ne senti il bisogno.<br /> • Durante la gravidanza successiva ad una perdita sii sincera con te stessa e con gli altri. Se hai bisogno di essere aiutata o di essere rassicurata, chiedilo semplicemente e direttamente al tuo partner, agli amici o ai tuoi curanti.<br /> • Stabilire un legame col nuovo bambino non significa rinnegare il bambino scomparso, né sostituirlo. Trova il giusto spazio psichico per il bambino che hai perso ed accogli il tuo nuovo bambino con l’attenzione e la cura che merita.<br /> • Cerca di superare i blocchi scaramantici e condividi le tue paure con altri genitori.<br /> • Chiedi ai tuoi curanti tutte le informazioni che desideri sulla modalità, la tempistica e le opzioni del parto. Cerca di essere coinvolta in prima persona nelle scelte.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nuovo arrivato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella maggior parte dei casi i padri e le madri sperimentano una situazione conflittuale ed un <strong>mix di emozioni contrastanti</strong> dopo la nascita di un bambino. Dopo un lutto perinatale queste emozioni possono essere ancora più complesse e ambivalenti: si può al tempo stesso essere al <strong>settimo cielo</strong> per la nascita di questo figlio e <strong>disperati per la mancanza del bambino precedente</strong>.<br /> Inoltre, soprattutto nelle prime settimane dopo il parto, quando i genitori sperimentano nuove emozioni e nuove esperienze di vita con il loro bambino, possono essere frequenti <strong>sentimenti di colpa</strong> e di indegnità rispetto al bambino perduto: le emozioni positive legate al nuovo nato lottano con la emozioni di tristezza e di vergogna per il sentirsi adesso felici, nonostante il lutto. Nella nostra esperienza queste <strong>emozioni sono comuni</strong> in molti genitori con precedenti luttuosi, ma sono decisamente <strong>più conflittuali e dirompenti</strong> nei genitori che si sono presi poco tempo per elaborare il lutto oppure, nonostante il tempo trascorso, non hanno seguito alcun percorso di elaborazione. Queste emozioni contrastanti e sgradevoli tendono tuttavia a ridursi non appena i genitori sono in grado di rendersi conto che possono amare con la stessa intensità tutti i loro figli e che il nuovo nato non toglie nulla alla memoria e all&#8217;amore per il bambino perduto. <br /> La nascita di un bambino sano non riduce immediatamente il timore di una nuova perdita: solitamente i genitori restano in uno <strong>stato di “allerta”</strong> per qualche settimana o mese, e possono avere bisogno di molti consigli e rassicurazioni. In particolare, la nascita del nuovo bambino non cancella né ridimensiona la perdita del bambino precedente, come è naturale che sia; <em>sarebbe come chiedere ad una vedova nuovamente sposata di cancellare il marito perduto da tutti i suoi ricordi e di non pensare più a lui</em>. Molti genitori hanno bisogno, soprattutto i primi tempi dopo la nascita del nuovo bambino, di ricordare e esprimere commenti sul bambino perduto, di condividerne la memoria con parenti e amici (“<em>come fanno a non capire che io ho avuto e avrò sempre tre figli, e non solo due? Come fanno a non capire che per me tutti i miei figli sono ugualmente importanti ed ugualmente amati, e che detesto quel loro ostinato dire: i tuoi due figli sono bellissimi? Maria è e rimane la mia prima figlia, ma nessuno mi permette di parlarne</em>”) così come può essere molto forte il bisogno di portare il nuovo bambino al cimitero, a trovare il fratello. <br /> Nella mente delle madri, se queste si prendono il giusto tempo e il giusto aiuto, c’è molto spazio per accogliere non solo tutte le esperienze di gravidanza, ma anche tutte le diverse esperienze di maternità, quelle conclusesi con la nascita di un bambino vivo, e quelle conclusesi con la perdita. Molto spesso nei primi mesi di vita di un nuovo bambino, il tabù che oscura i bimbi morti prematuramente mette in difficoltà le madri ed i padri, che non solo non si sentono liberi di esprimersi, ma possono sentirsi i soli a ricordare e a volere bene al figlio perduto. Questa discrepanza tra il loro vissuto e quello degli altri (anche amici e parenti) può purtroppo portare a volte le madri ad esasperare il ricordo del figlio perduto, anche a svantaggio di quelli presenti (“<em>Appena qualcuno si rivolgeva ad Anna riempiendola di complimenti, io avevo l’urgenza di ricordare qualche episodio della breve vita di Tommaso; non potevo permettere che tutti si dimenticassero, non potevo permettere che per gli altri il semplice fatto che era arrivata Anna, cancellasse tutto ciò che Tommaso ha significato e significa nella nostra vita</em>”). Potersi concentrare con la maggiore dedizione possibile al momento presente, e quindi alla nuova gravidanza o alla nuova nascita non significa né cancellare né sminuire l’amore per gli altri figli, significa semplicemente occuparsi dei propri figli in modo diverso, a seconda delle diverse esigenze. Come è naturale che una madre con un figlio di 8 anni ed uno di pochi mesi dedichi la maggior parte delle sue attenzioni al neonato, forte del dialogo e della fiducia che si è stabilita col figlio più grande negli anni precedenti, allo stesso modo una coppia alle prese con un figlio vivo dopo un lutto dovrebbe essere aiutata a trovare un equilibrio per “accudire” tutti i suoi figli. Il confronto con altri genitori può essere di grande aiuto nel trovare un proprio ritmo e un adattamento soddisfacente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In breve</em></strong><br /> • <em>Dopo la nascita di un nuovo bambino può essere normale sentirsi a disagio. Ti potresti sentire insieme al settimo cielo e disperati. Ti potrà anche capitare di sentirti in colpa o di vergognarti per la felicità attuale.<br /> • Per evitare questi problemi (che possono metterti in difficoltà nell’accudire il nuovo bambino) cerca di restare incinta solo quando avrai trovato il giusto spazio per il tuo bambino precedente.<br /> • La nascita di un bambino sano non riduce immediatamente il timore di una nuova perdita: è normale che tu possa restare in uno stato di “allerta” per qualche settimana o mese.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il progetto Ri-Nascita dell’associazione CiaoLapo Onlus</strong></p>
<p style="text-align: justify;">CiaoLapo Onlus ha messo a punto sul sito www.ciaolapo.it due strumenti, aperti a tutti i genitori in attesa dopo un lutto:<br /> • l’area del forum “le gravidanze successive”, dove ogni madre / padre può iscriversi e raccontare la propria esperienza, condividendola con gli altri genitori in attesa e con i genitori che hanno già affrontato gravidanze successive alla perdita;<br /> • il gruppo di auto aiuto online “Ri-Nascita”, nel quale le madri nuovamente in attesa si confrontano tra di loro e con altre madri che hanno già affrontato la nuova gravidanza, potendo così in tempo reale condividere emozioni, paure, perplessità.<br /> L’obiettivo di questi due spazi è rendere le madri e i padri consapevoli sia del loro passato, che del loro presente, rinforzare le loro risorse personali e la loro capacità decisionale, e aiutare lo sviluppo del legame col nuovo bambino, molto spesso trascurato per motivi scaramantici o per violente angosce di perdita.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
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		<title>Travaglio e parto&#8230;l&#8217;ossitocina</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 12:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dianora Torrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ossitocina viene definito come l’ormone dell’amore poiché governa gli aspetti del comportamento riproduttivo dell’uomo e della donna. E’ la principale sostanza prodotta dal corpo femminile che controlla il decorso del travaglio poiché stimola le contrazioni uterine. L’utero delle donne si contrae anche fuori gravidanza, ad esempio durante l’ovulazione, durante un rapporto sessuale quando si verifica <a href='http://www.matermundi.it/221-travaglio-e-parto-lossitocina.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>

<div class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><img class=" " title="Ossitocina" src="http://www.research.vt.edu/resmag/sciencecol/images/oxytocin_illus.jpg" alt="Ossitocina" width="166" height="232" /><p class="wp-caption-text">Ossitocina</p></div>

L’ossitocina viene definito come l’ormone dell’amore poiché governa gli aspetti del comportamento riproduttivo dell’uomo e della donna. E’ la principale sostanza prodotta dal corpo femminile che controlla il decorso del travaglio poiché stimola le contrazioni uterine.</p>
<p style="text-align: justify;">L’utero delle donne si contrae anche fuori gravidanza, ad esempio durante l’ovulazione, durante un rapporto sessuale quando si verifica un picco di ossitocina associato all’orgasmo, oppure durante le mestruazioni. Inoltre la produzione di ossitocina induce comportamenti legati alla sfera dell’accudimento, garantisce il trasporto degli spermatozoi durante il rapporto sessuale e la fuoriuscita del latte dal seno. Durante l’allattamento è proprio la suzione del bambino che favorisce la produzione di ossitocina.<br /> L’ossitocina, però è un ormone timido ovvero la sua produzione viene inibita da ansia, stress, dolore, preoccupazioni, persone estranee,  rumori, distrazioni e luci forti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ossitocina in gravidanza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’utero non si contrae soltanto quando inizia il travaglio ma già durante la gravidanza si verificano alcune contrazioni non dolorose che compaiono sporadicamente. Queste provvedono a favorire una buona circolazione sanguigna alla placenta, a mantenere il muscolo ben tonico allenandolo anche a contrarsi come reazione a movimenti del bambino, ad uno spostamento corporeo e, nelle ultime settimane di gravidanza iniziano ad essere avvertite dalla donna come un vago senso di fastidio (contrazioni di Braxton Hicks).<br /> Questo tipo di contrazioni può quindi iniziare e presentarsi <strong>casualmente</strong> durante il giorno diventando poi più regolare.</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><br /> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prodromi e travaglio</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 12:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dianora Torrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>

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		<description><![CDATA[Primo stadio. Il periodo prodromico o fase latente è caratterizzato dalla presenza di contrazioni che modificano il collo dell’utero. Queste contrazioni prima irregolari e sporadiche diventano con il passare del tempo regolari e progressive, tendono ad aumentare per intensità, durata e frequenza e determinano l’appianamento cervicale ed un’iniziale dilatazione del collo uterino. COSA ACCADE? CONTRAZIONI <a href='http://www.matermundi.it/226-prodromi-e-travaglio.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[

<div class="wp-caption alignleft" style="width: 202px"><a href="Prodromi e travaglio"><img class=" " title="Prodromi e travaglio" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTT5DzqWxA6Q5JqKRzXmCQS9dtdvA4fJCTBGzMc9Vo1Q0BwaK1_" alt="" width="192" height="144" /></a><p class="wp-caption-text">Prodromi e travaglio</p></div>

<p>Primo stadio. Il periodo prodromico o fase latente è caratterizzato dalla presenza di contrazioni che modificano il collo dell’utero. Queste contrazioni prima irregolari e sporadiche diventano con il passare del tempo regolari e progressive, tendono ad aumentare per intensità, durata e frequenza e determinano l’appianamento cervicale ed un’iniziale dilatazione del collo uterino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA ACCADE?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CONTRAZIONI </strong><br /> Le contrazioni in questa fase non sono dolorose e possono susseguirsi a ripetizione durante certe ore della giornata e poi fermarsi, oppure, essere leggere ma presenti durante tutto il giorno.<br /> Queste contrazioni permettono alla cervice, ovvero al collo dell’utero di maturare cioè di prepararsi per la dilatazione che avviene durante il travaglio.<br /> Il dolore sarà tipo quello mestruale con notevole variabilità individuale, si concentrerà soprattutto nella parte bassa dell’addome , in corrispondenza della schiena bassa (zona lombare e osso sacro) o nella parte interna delle cosce.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-226"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MODIFICAZIONI COLLO UTERO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1. Il collo dell’utero da posteriore, ovvero orientato verso il sacro diventa ANTERIORE<br /> 2. Il collo dell’utero matura, diventa SOFFICE<br /> 3. Il collo dell’utero diventa APPIANATO ovvero diminuisce la sua lunghezza</p>
<p style="text-align: justify;">Terminate queste modificazioni il collo dell’utero inizierà a dilatarsi e diverrà “la bocca uterina”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Soltanto dopo queste modificazioni, che avvengono grazie alle contrazioni del periodo prodromico, inizia la dilatazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le modificazioni sopra illustrate rappresentano ciò che normalmente accade al collo dell’utero di una donna che non ha mai partorito (nullipara), invece in una donna che ha già partorito (primipara, secondipara o pluripara) la dilatazione può iniziare anche prima che il collo sia molto diminuito di lunghezza. Questo perché l’utero mantiene una memoria del parto precedente</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TAPPO MUCOSO</strong><br /> Spesso potrai notare delle perdite gelatinose, filanti, stai iniziando a perdere il tappo mucoso ovvero una sostanza gelatinosa (muco) presente all’interno del collo dell’utero con la funzione di proteggere e isolare il bambino nell’utero durante la gravidanza. <br /> Questa perdita spesso è striata di sangue che può essere rosso scuro, marroncino o rosso brillante dovuto alla rottura dei capillari superficiali del canale cervicale<br /> La perdita di questo tappo può avvenire qualche giorno prima o durante il travaglio stesso, non è un segno certo di inizio del travaglio ma ci dice comunque che qualcosa sta iniziando.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ROTTURA DELLE MEMBRANE</strong><br /> Il sacco amniotico che racchiude il bambino e contiene il liquido amniotico può rompersi in qualsiasi momento ovvero può rompersi prima che inizino le contrazioni, durante il periodo prodromico e durante il travaglio anche a dilatazione completa oppure durante la nascita del bambino, i cosiddetti “nati con la camicia”.<br /> Potendosi rompere durante tutte queste fasi non possiamo prenderlo come un segnale di inizio travaglio. Quando il sacco si rompe in assenza di contrazioni queste iniziano spontaneamente nel 70% dei casi dopo 24 ore. <br /> Qualora si rompa il sacco è necessario recarsi in ospedale o contattare l’ostetrica che ti ha seguito nella gravidanza.<br /> Con la rottura del sacco amniotico (o membrane) la mamma percepirà una fuori uscita più o meno abbondante di liquido amniotico che dovrà essere chiaro quasi trasparente. Qualora il liquido sia di colore verde più o meno intenso è necessario recarsi immediatamente in ospedale per controllare come sta il tuo bambino.<br /> Una volta rotte le membrane verranno monitorizzati i tuoi parametri:</p>
<p style="text-align: justify;">• temperatura<br /> • frequenza cardiaca<br /> • pressione arteriosa<br /> • colore liquido amniotico<br /> • odore liquido amniotico<br /> • quantità del liquido amniotico</p>
<p style="text-align: justify;">Verrà monitorizzato anche il bambino attraverso l’auscultazione del battito cardiaco fetale.<br /> La condotta del parto dopo che si sono rotte le membrane varia molto da ospedale a ospedale di solito è consigliabile attendere per 24-48 ore l’inizio spontaneo del travaglio , qualora il tampone vaginale, eseguito in gravidanza, fosse risultato positivo la somministrazione di antibiotici viene iniziata immediatamente e proseguita fino al parto. In alcuni ospedali con il tampone positivo oltre ad iniziare l’antibiotico viene anche indotto il parto.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il periodo prodromico le contrazioni inizieranno ad assumere le caratteristiche di coordinazione e ritmicità e verranno percepite come fastidiose dalla donna.<br /> I tempi del periodo prodromico sono molto variabili da donna a donna e spesso alcune mamme neanche si accorgono di questa prima fase che passa completamente inosservata. Altre donne, invece, avvertano le contrazioni dei prodromi come dolorose, non riescono a proseguire le loro attività quotidiane e necessitano di supporto e sostegno da parte di persone qualificate ricercano quindi la propria ostetrica o si recano in ospedale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA FARE?</strong><br /> Questo periodo rappresenta una <strong>fase di adattamento</strong> sia fisico che emotivo al travaglio, potrai sperimentare una serie di emozioni, come la <strong>paura </strong>di affrontare l’incognita del travaglio e dell’incontro con il bambino; ma anche <strong>curiosità </strong>di conoscerlo, di <strong>sperimentars</strong><strong>i</strong> e di mettersi alla prova. <br /> L’ambiente più idoneo per trascorrere questa prima fase è sicuramente l’ambiente di casa se la donna si senta tranquilla e al sicuro.<br /> A volte i prodromi sono mal tollerati e le strategie per ridurre la tensione e la paura possono esser quelle di un<em> bagno cald</em><em>o</em>, poichè l’acqua calda può ridurre le contrazioni fino a farle fermare del tutto se ancora il travaglio non è irreversibile ; e il<em>massaggio </em>che consente alla donna di riposarsi soprattutto fra le pause, di distrarsi. Infine è buona pratica bere molto e continuare ad alimentarsi con cibi non pesanti, facili da digerire.<br /> Durante questa fase soprattutto se è notte devi cercare di riposare, scegliendo delle posizioni che permettano di distendersi infatti l’obiettivo non è il parto ma<em> “è importante che la donna stia in un ritmo di attività/passività alternando le varie fasi, facendo una passeggiata, ballando, riposando facendo una doccia, mangiando e bevendo”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le contrazioni uterine del periodo prodromico che portano alla fase dilatante diventano ritmiche ed iniziano ad essere avvertite come dolorose dalla donna. L’intervallo tra una contrazione e l’altra inizia a diminuire ovvero da 1 contrazione ogni 20 minuti diventa ogni 10 e poi ogni 5, questo è il periodo dei prodromi ovvero di preparazione alla fase successiva che è la fase dilatante.<br /> È importante provare a capire in quale fase del travaglio ti trovi per evitare inutili trasferte in ospedale per poi dover tornare a casa o rimanere in osservazione per valutare se queste contrazioni si interromperanno o se sono già quelle della fase dilatante. Inoltre in ospedale non sempre il partner può rimanere e per quanto possa essere accogliente l’ospedale ed empatico il personale si è pur sempre in un ambiente sconosciuto, si ha meno libertà di movimento e di espressione per spazi ridotti e per la presenza di altre persone, basti pensare quante persone si possono concentrare in una stanza che ospita tre donne al momento del passo. In questa situazione anche il tempo che si trascorre in ospedale si dilata e la percezione è quella di essere ricoverate da giorni.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: center;"><strong>PRIMO STADIO &#8211; FASE DILATANTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il travaglio di parto inizia quando le contrazioni sono regolari, dolorose e accompagnate dall’appianamento del collo dell’utero e da una dilatazione di circa 3 cm.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una volta fatta diagnosi di travaglio “non si torna più indietro” cioè le contrazioni non spariscono più completamente, possono però diradarsi fino ad attenuarsi quasi completamente in alcune fasi del travaglio ovvero intorno ai 5 cm di dilatazione e al momento della dilatazione completa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E IL BAMBINO?</strong><br /> Durante questa fase il bambino compie una serie di movimenti per iniziare a scendere nel canale da parto grazie alle contrazioni uterine. Inizialmente cerca di ridurre la dimensione della sua testa piegandola sul collo, riesce a fare questo poichè le ossa della sua testa non sono tutte unite come quelle di un adulto ma separate da cartilagine, una struttura morbida, che permette alle ossa di avvicinarsi e di adattarsi meglio alle dimensioni del tuo bacino per facilitare la sua discesa. Poi la testa del bambino inizierà a impegnarsi ovvero a confrontarsi con l’entrata del tuo bacino (stretto superiore) e a cercare la posizione migliore per iniziare il suo cammino verso l’uscita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA FARE?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DURANTE LE CONTRAZIONI<br /> </strong>Durante questa fase, le contrazioni sono più intense e ravvicinate rispetto al periodo prodromico, devono essere affrontate una alla volta, ricordando sempre che tra una contrazione e l’altra c’è sempre una <strong>pausa </strong>durante la quale è necessario <strong>riposarsi e raccogliere le forze </strong>provando a non pensare a ciò che dovrà accadere in seguito. Durante la contrazione è utile respirare ed esprimersi liberamente facendo uso del proprio corpo senza inibizioni, gridando muovendosi e, se necessario, cambiando posizione.<br /> Devi cercare di rilassarti durante la pausa anche se il malessere può persistere durante gli intervalli, perché riuscire a riposarsi permette un recupero dell’energia.<strong>Respirare, rilassarsi, sonnecchiare , usare la voce, muoversi oscurare la stanza creare un ambiente intimo e tranquillo, usare l’acqua calda</strong>, sono strategie che facilitano la secrezione delle endorfine (oppiacei naturali): ormoni che agiscono diminuendo il dolore e creando un senso di benessere alterando la percezione del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BISOGNI DELLA MAMMA</strong><br /> L’organismo durante tutto il travaglio ha bisogno di liquidi, come acqua ma anche succhi di frutta, tè e nutrimento per i muscoli che in questa fase consumano tanta energia.<br /> Durante il travaglio potrai sentire spesso la necessità di svuotare la vescica ma se non ne sentirai il bisogno è comunque importante provare a svuotare la vescica almeno ogni 2 ore. In questa fase è comune anche avere nausea, vomitare o svuotare l’intestino.</p>
<p><em>PRIMA FASE DI TRANSIZIONE</em><br /> Si individua tra i 5/7 cm. è un adattamento istintivo al progredire del travaglio. Il tuo corpo può reagire con un istinto chiamato “attacco-fuga” per una maggiore apertura al bambino. Se si verifica l’&#8221;attacco&#8221; accade in modo violento aumentando la dinamica uterina con episodi di vomito, espressioni emozionali come crisi di pianto, rabbia o altro. Se invece si verifica la &#8220;fuga&#8221; si ha un rallentamento del travaglio per recuperare energia, forse riuscirai a dormire, mangiare o fare una doccia. “L’attacco&#8221; è rapido ed è molto importante ricevere sostegno, intimità, protezione e incoraggiamento. Con la &#8220;fuga&#8221; il travaglio riprende spontaneamente quando sei pronta.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; text-align: justify; padding: 0px;"><strong>Riferimenti bibliografici:</strong></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding: 0px;">• D&amp;D n° 59, Il tempo dei prodromi, SEAO<br /> • D&amp;D n° 60, Il bambino nel parto, SEAO<br /> • La disciplina ostetrica, M.Guana, R. Cappadona, A.M. Di Paolo, M.G. Pellegrini, M.D.    Piga, M. Vicario, McGraw-Hill<br /> • L’ostetrica e l’arte del sostegno, Andrea Robertson, McGraw-Hill<br /> • Manuale del parto in acqua, Janet Balaskas e Yehudi Gordon, edizione RED<br /> • La gioia del parto, Ina May Gaskin, Bonomi editore<br /> • Come organizzare un corso di preparazione al parto, Piera Maghella, edizioni RED<br /> • Ginecologia e Ostetricia, Pescetto Giuseppe, De Cecco Luigi, Pecorari Domenico,     SEU editore<br /> • Manuale di sala parto Alberto Valle, Salvatore Bottino, Virginio Meregalli, Alberto      Zanini, Edi ermes editore</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding: 0px;"><span class="Apple-style-span">• Pro-muovere il parto. La postura come procedura nel travaglio e nel parto, Anita      Regalia, Carocci editore</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><br /> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La nascita</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 12:27:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dianora Torrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>

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		<description><![CDATA[Si definisce secondo stadio o periodo espulsivo quando la dilatazione è completa e la mamma inizia a sentire voglia di spingere. Durante questa fase le spinte durante la contrazioni permettono al bambino di scendere nel canale da parto. Le posizioni da assumere sono molteplici e devono esser scelte da te, salvo rari casi. SECONDA FASE <a href='http://www.matermundi.it/228-la-nascita.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[

<div class="wp-caption alignleft" style="width: 172px"><img class=" " title="La nascita" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQwSXpFunDbmcDv5sOzFcQcWw53egPy1mXUqgaa25GhNItDSvWi" alt="La nascita" width="162" height="108" /><p class="wp-caption-text">La nascita</p></div>

<p>Si definisce <strong>secondo stadio o periodo espulsivo </strong>quando la dilatazione è completa e la mamma inizia a sentire voglia di spingere.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante questa fase le spinte durante la contrazioni permettono al bambino di scendere nel canale da parto. Le posizioni da assumere sono molteplici e devono esser scelte da te, salvo rari casi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>SECONDA FASE DI TRANSIZIONE</em><br /> Si individua tra la dilatazione completa ed il periodo espulsivo.<br /> Il corpo ti segnala l&#8217;imminente separazione dal tuo bambino. Anche in questa fase si attiva il sistema di attacco-fuga e, se si verifica l’&#8221;attacco”, i premiti iniziano improvvisi e forti e si può avvertire paura e disorientamento iniziale. Se si verifica invece la &#8220;fuga” si ha un rallentamento del travaglio, assenza di premiti, bisogno di aspettare un po’di tempo e quando sarai pronta i premiti inizieranno causando un’espulsione rapida. Questa modalità è caratterizzata da una diminuzione dell’attività contrattile durante quale la madre può riposarsi, recuperare energie per affrontare l’ultima fase.”</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-228"></span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>I fondamenti della legge dello sfintere</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Gli sfinteri escretori, cervicali, vaginali funzionano meglio nell’intimità e in un luogo privato, ad esempio un bagno con una porta e la chiave o una camera nella quale sia impossibile o improbabile entrare</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Questi sfinteri non possono essere aperti a piacimento né reagiscono a un comando (tipo “spingi!” o “rilassa!”)</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Quando lo sfintere di una persona entra nel processo di apertura è possibile che si chiuda all’improvviso se il soggetto si arrabbia, è spaventato, umiliato, o impacciato. Perché? Perché alti livelli di adrenalina nel sangue non favoriscano (talvolta addirittura bloccano) l’apertura degli sfinteri.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Lo stato di rilassamento della bocca e della macella è direttamente correlato alla capacità della cervice, della vagina e dell’ano di aprirsi completamente</em></p>
<p style="text-align: right;">da La gioia del parto, Ina May Gaskin</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA FARE?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE POSIZIONI</strong> <br /> Durante tutto il travaglio è necessario <strong>muoversi, sperimentare </strong>innumerevoli posizioni, per riuscire a trovare quella più comoda che ti permetta di affrontare al meglio le contrazioni, ricordandosi che non è detto che quella che preferisci all’inizio del travaglio possa rimanere tale a metà percorso o quando inizia il bisogno di spingere. Questo accade perché il bambino cambia posizione e si muove all’interno dell’utero e del canale vaginale, perché il dolore all’inizio può esser percepito a livello lombare e successivamente, col progredire del travaglio, invece più a livello della pancia. Non c’è una posizione perfetta, giusta o corretta, devi <strong>provare e riprovare</strong>. <br /> Inoltre, tutte le posizioni che non siano quelle supine permettono una maggiore efficacia delle contrazioni sulle modificazioni e la dilatazione del collo dell’utero, aumentano l’intensità <strong><em>(non la percezione dolorosa)</em></strong> e la durata delle contrazioni riducendone la frequenza, permettono una maggior mobilità del bacino e ed inoltre permettono al bambino di trovare la posizione più facile per entrare nel canale da parto per compiere tutti i suoi movimenti e sfruttare al meglio lo spazio che deve percorrere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA SPINTA</strong><br /> Non esiste un modo di spingere giusto o sbagliato, inizialmente la sensazione di spingere sarà vaga e soltanto quando la testa del bambino arriverà a premere sui muscoli del perineo la voglia di spingere diventerà impellente, irrefrenabile ed incoercibile che non può essere assolutamente trattenuta. <br /> All’inizio sentirai i premiti solo all’apice della contrazione in seguito (quando il bambino è sceso di più) li avvertirai durante tutta la contrazione che comincia con la spinta e non più con il dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente in questa ultima fase sentirai il bisogno di emettere suoni o gridare; non c’è nessun bisogno di inibire queste sensazioni cercando di fare silenzio. Inoltre può accadere che l’intestino si svuoti quando la testa del bambino preme sul retto oppure dovrai vomitare. Alcune donne si vergognano o si sentono inibite nel lasciarsi andare a questi riflessi naturali in presenza di altre persone. L’ostetrica è abituata a queste situazioni perchè è normale che ciò avvenga ed anzi, è preso come un segno positivo di imminenza del parto. La persona che accompagna e sostiene la donna (partner, marito, amica/o, sorella, fratello, mamma…) spesso è posizionata vicina alla testa della donna e non vede queste reazioni corporee spontanee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br /> E IL BAMBINO?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino inizia la sua discesa nel canale uterino e vaginale grazie alle spinte e alle contrazioni, per scendere deve compiere un movimento a spirale per poter sfruttare al meglio lo spazio del canale da parto.<br /> Quando la testa del bambino scendendo inizia a distendere i muscoli del pavimento pelvico e della vagina stimola ulteriormente il rilascio di ossitocina. Quando la testa raggiunge il perineo è normale provare una sensazione di bruciore, come un cerchio di fuoco e anche questa volta si ha un picco di ossitocina che mantiene la voglia di spingere e assicura una certa quantità di ossitocina nell’organismo dopo la nascita. In questo momento sarai ansiosa di spingere forte fuori il tuo bambino invece è importante che questa fase si svolga lentamente per permettere ai tessuti di adattarsi alla testa del bambino e per facilitarne l’uscita.<br /> Durante la discesa del bambino attraverso il canale da parto, i muscoli del pavimento pelvico si aprono verso l’esterno e la vagina si allarga per accompagnare il bambino nel suo viaggio verso la nascita<br /> Una volta che la testa è uscita spesso segue una pausa durante la quale il corpo del bambino è ancora dentro il tuo corpo a questo punto il bambino compierà un movimento elicoidale per far uscire anche le spalle e il resto del corpo. La completa fuoriuscita avverrà con la contrazione successiva durante la quale usciranno le spalle una per volta e il resto del corpo&#8230; tutto questo avverrà in un attimo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Episiotomia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’episiotomia spesso detta, il taglietto è un’incisione della vagina e del perineo effettuata con le forbici previa anestesia locale. Questa procedura viene effettuata durante il periodo espulsivo quando vi è la necessità di facilitare il parto per motivi di salute fetale e materna. I casi in cui l’episiotomia debba esser eseguita sono pochi ed è assolutamente sconsigliato adottarla come pratica di routine che purtroppo ancora oggi si verifica in alcuni ospedali, come dimostrato dalle statistiche.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span"><strong>Riferimenti bibliografici:</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 18px; margin-left: 0px; padding: 0px;">• D&amp;D n° 59, Il tempo dei prodromi, SEAO<br /> • D&amp;D n° 60, Il bambino nel parto, SEAO<br /> • La disciplina ostetrica, M.Guana, R. Cappadona, A.M. Di Paolo, M.G. Pellegrini, M.D.    Piga, M. Vicario, McGraw-Hill<br /> • L’ostetrica e l’arte del sostegno, Andrea Robertson, McGraw-Hill<br /> • Manuale del parto in acqua, Janet Balaskas e Yehudi Gordon, edizione RED<br /> • La gioia del parto, Ina May Gaskin, Bonomi editore<br /> • Come organizzare un corso di preparazione al parto, Piera Maghella, edizioni RED<br /> • Ginecologia e Ostetricia, Pescetto Giuseppe, De Cecco Luigi, Pecorari Domenico,     SEU editore<br /> • Manuale di sala parto Alberto Valle, Salvatore Bottino, Virginio Meregalli, Alberto      Zanini, Edi ermes editore<br /> • Pro-muovere il parto. La postura come procedura nel travaglio e nel parto, Anita      Regalia, Carocci editore</p>
<p style="text-align: center;"></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La nascita della placenta</title>
		<link>http://www.matermundi.it/230-la-nascita-della-placenta.html</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 12:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dianora Torrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il terzo stadio, o secondamento, prevede il distacco della placenta dalla parete uterina e la sua espulsione insieme alle membrane del sacco amniotico. A cura di Dianora Torrini Ostetrica COSA ACCADE? La placenta, ovvero quell’organo meraviglioso che per 9 mesi ha protetto e nutrito il feto, è costituita da due parti, quella materna che sta <a href='http://www.matermundi.it/230-la-nascita-della-placenta.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[

<div id="attachment_563" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="lightbox" title="LotusBirth" href="http://www.matermundi.it/230-la-nascita-della-placenta.html/lotusbirth"><img class="size-full wp-image-563" title="LotusBirth" src="http://www.matermundi.it/wp-content/uploads/2010/04/LotusBirth.jpg" alt="La nascita della placenta" width="150" height="208" /></a><p class="wp-caption-text">La nascita della placenta</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>terzo stadio, o secondamento</strong>, prevede il distacco della placenta dalla parete uterina e la sua espulsione insieme alle membrane del sacco amniotico.</p>
<p style="text-align: right;"><em>A cura di Dianora Torrini</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Ostetrica</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA ACCADE?</strong><br /> La placenta, ovvero quell’organo meraviglioso che per 9 mesi ha protetto e nutrito il feto, è costituita da due parti, quella materna che sta attaccata alla parete dell’utero e quella fetale dove si inserisce il cordone o funicolo ombelicale che porta direttamente nutrimento al feto tramite dei vasi sanguigni.<br /> La placenta prima di essere espulsa deve staccarsi dall’utero e questo avviene grazie ad alcune contrazioni uterine che riprendono dopo la nascita del bambino, ma che sono completamente diverse, per intensità e frequenza, da quelle sperimentate durante il travaglio, sono infatti più simili a dei dolori mestruali. <br /> Se si attende i tempi necessari perchè la placenta si stacchi spesso è proprio la donna che avverte questa contrazioni e la placenta passa così dalla cavità uterina in vagina fino ad essere espulsa dalla donna. <br /> Il tempo massimo di attesa per l’espulsione della placenta è di 1 ora, dopo gli operatori devono intervenire per facilitarne l’uscita.<br /> Una volta completato il secondamento l’ostetrica valuterà se ci sono state delle lacerazioni a livello della vagina o del perineo e procederà alla sutura. La sutura potrà essere effettuata dall’ostetrica o dal medico a seconda del tipo di lacerazioni e, qualora la nascita avvenga in ospedale, a seconda dei protocolli ospedalieri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-230"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA FARE?</strong><br /> In questa fase la donna può scegliere la pozione che preferisce può stare distesa a letto accovacciata, in piedi …sicuramente le posizioni che facilitano la fuoriuscita della placenta sono proprio quelle verticali ( in piedi, accovacciata o in ginocchio) poiché la forza di gravità coadiuva</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Taglio del cordone</strong><br /> Il taglio del cordone o funicolo ombelicale non provoca alcun dolore nè alla donna nè al bambino.<br /> Il momento in cui avviene il taglio del cordone varia tantissimo a seconda del luogo in cui la donna partorisce. Se alla nascita il bambino non sta bene è necessario recidere immediatamente il cordone per poter attuare le prime manovre di assistenza. Se il neonato invece sta bene e la donna ha partorito a casa avrà quindi deciso già prima del travaglio come comportarsi rispetto al taglio del cordone: può attendere che smetta di pulsare e poi tagliarlo lei, o il padre o l’ostetrica oppure attendere l’espulsione della placenta e tagliarlo successivamente oppure non tagliarlo finchè non si stacca spontaneamente nel giro di 7 /10 gironi , il lotus birth.<br /> Qualora la donna partorisca in ospedale il momento del taglio dipende molto dai protocolli ospedalieri, spesso viene reciso immediatamente, a volte gli operatori aspettano che smetta di pulsare e in alcuni centri ospedalieri viene anche effettuato il lotus birth .</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riferimenti bibliografici:</strong></p>
<p>• D&amp;D n° 59, Il tempo dei prodromi, SEAO<br /> • D&amp;D n° 60, Il bambino nel parto, SEAO<br /> • La disciplina ostetrica, M.Guana, R. Cappadona, A.M. Di Paolo, M.G. Pellegrini, M.D.    Piga, M. Vicario, McGraw-Hill<br /> • L’ostetrica e l’arte del sostegno, Andrea Robertson, McGraw-Hill<br /> • Manuale del parto in acqua, Janet Balaskas e Yehudi Gordon, edizione RED<br /> • La gioia del parto, Ina May Gaskin, Bonomi editore<br /> • Come organizzare un corso di preparazione al parto, Piera Maghella, edizioni RED<br /> • Ginecologia e Ostetricia, Pescetto Giuseppe, De Cecco Luigi, Pecorari Domenico,     SEU editore<br /> • Manuale di sala parto Alberto Valle, Salvatore Bottino, Virginio Meregalli, Alberto      Zanini, Edi ermes editore<br /> • Pro-muovere il parto. La postura come procedura nel travaglio e nel parto, Anita      Regalia, Carocci editore</p>
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		<title>Fare l’amore in gravidanza e nel post parto</title>
		<link>http://www.matermundi.it/88-sull%e2%80%99amore-in-gravidanza-e-nel-post-parto-fare-l%e2%80%99amore-e-pericoloso.html</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 20:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dianora Torrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[allattamento]]></category>
		<category><![CDATA[puerperio]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Dianora Torrini, ostetrica Fin dai primissimi momenti di gravidanza nella donna avvengono una serie di cambiamenti fisici e psicologici, di cui &#232; bene tenere conto per poter affrontare con serenit&#224; e consapevolezza il rapporto di coppia, sia durante la gravidanza che il dopo parto. Non &#232; infatti necessario rinunciare alla propria relazione <a href='http://www.matermundi.it/88-sull%e2%80%99amore-in-gravidanza-e-nel-post-parto-fare-l%e2%80%99amore-e-pericoloso.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>a cura di <strong>Dianora Torrini</strong>, ostetrica</em></p>
<p><a href="/images/2010/03/gravid.png" title="gravid" rel="lightbox[Galleria non trovata]"><img width="150" vspace="10" hspace="15" height="156" align="left" src="/images/2010/03/200/gravid.png" alt="amore in gravidanza" /></a>Fin dai primissimi momenti di gravidanza nella donna avvengono una serie di cambiamenti fisici e psicologici, di cui &egrave; bene tenere conto per poter affrontare con serenit&agrave; e consapevolezza il rapporto di coppia, sia durante la gravidanza che il dopo parto. Non &egrave; infatti necessario rinunciare alla propria relazione di coppia, la quale, anche nel momento dell&rsquo;attesa, pu&ograve; essere ricca e soddisfacente per entrambi i partner.</p>
<span id="more-88"></span>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>In gravidanza</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Modificazioni fisiche</strong></h3>
<p>Per quanto riguarda quelli fisici il pi&ugrave; evidente nell&rsquo;arco dei nove mesi &egrave; l&rsquo;aumento del peso corporeo, ben visibile dal 2&deg; trimestre di gravidanza, durante il quale si comincia a vedere la pancia e il bambino al suo interno inizia a farsi sentire con calci e rotoloni.</p>
<p>L&rsquo;aumento di peso dipende dal bambino, dalla placenta, dal liquido amniotico, dall&rsquo;utero che aumenta di dimensioni, dall&rsquo;aumento del volume plasmatico, da una certa ritenzione liquida e dalla creazione di riserve energetiche per il puerperio.</p>
<p>Il seno aumenta di volume per effetto degli ormoni, la rete venosa diventa pi&ugrave; evidente, l&rsquo;areola appare iperpigmentata e attorno ad essa la cute diventa pi&ugrave; scura. Gi&agrave; durante la gravidanza si pu&ograve; notare la fuoriuscita di un liquido pi&ugrave; o meno giallo dal capezzolo, il colostro.</p>
<p>I tessuti della vagina e del perineo, sempre per l&rsquo;azione ormonale, diventano pi&ugrave; soffici e morbidi e aumenta la secrezione vaginale che ha un aspetto fluido, vischioso e biancastro.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Modificazioni psicologiche</strong></h3>
<p>La donna non si adatta solo fisicamente alla gravidanza ma fin dall&rsquo;inizio intraprende un percorso di rielaborazione del suo ruolo di donna e della sua identit&agrave;. Per assumere il ruolo di madre, la donna in questa fase ripercorre soprattutto la sua identit&agrave; di figlia. Inizialmente la donna &egrave; concentrata su se stessa, rievoca il suo rapporto con la madre, con la quale si possono riattivare dei conflitti non risolti in precedenza e pu&ograve; sperimentare un sentimento di ambivalenza verso la gravidanza, c&rsquo;&egrave; sia desiderio che paura.</p>
<p>I cambiamenti del corpo possono suscitare sentimenti ambivalenti, da un lato la gioia per la vita che sta crescendo dentro di lei, dall&rsquo;altro i timori legati alle nuove responsabilit&agrave; di genitore.</p>
<p>Nel secondo trimestre di gravidanza tende invece a compiacersi delle sue capacit&agrave;, &egrave; al centro di tutte le attenzioni e raggiunge il cos&igrave; detto &ldquo;stato interessante&rdquo;. Inizia a percepire i movimenti del bambino, a pensare a lui come ad un bambino gi&agrave; completamente formato e se lo immagina come sar&agrave; al momento della nascita. Insieme alle fantasie sul bambino immaginato, possono risvegliarsi paure sulla sua salute.</p>
<p>Negli ultimi tre mesi di gravidanza, la madre inizia a pensare al travaglio, al parto, all&rsquo;incontro con il bambino. L&rsquo;ansia legata al parto pu&ograve; derivare dall&rsquo;ansia di separarsi dal piccolo Infine, vedr&agrave; finalmente il proprio bambino e confronter&agrave; ci&ograve; che ha immaginato e visto attraverso l&rsquo;ecografia con il suo vero bambino.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Desiderio sessuale e rapporti in gravidanza</strong></h3>
<p>In gravidanza si pu&ograve; assistere ad una cambiamento nel desiderio sessuale ad un cambiamento nella frequenza dei rapporti e nella soddisfazione personale.</p>
<p>Nel primo trimestre si pu&ograve; assistere ad una riduzione del desiderio sessuale, questo sembra sia legato alle incertezze, dubbi e paure che molte donne a vari livelli vivono rispetto alla gravidanza; in pi&ugrave; pu&ograve; esservi associato un certo malessere fisico, come la presenza di nausee o episodi di vomito.</p>
<p>Una grande paura delle donne, soprattutto nelle fasi iniziali di gravidanza, &egrave; quella di perdere il bambino e il sesso viene vissuto come una minaccia per la sua salute. La tensione impedisce di rilassarsi, di godere del rapporto amoroso e riduce fino a far scomparire la possibilit&agrave; di fare l&rsquo;amore.</p>
<p>In presenza di disturbi fisici come nausea o vomito, la sessualit&agrave; viene vissuta come un disagio in pi&ugrave; per la donna che gi&agrave; stanca e sovraffaticata &egrave; preoccupata per la propria salute e per quella del bambino.</p>
<p>Il secondo trimestre invece, &egrave; un periodo che viene vissuto pi&ugrave; serenamente sia dalla donna che dal partner, perch&eacute; si sono attenuate le nausee d&rsquo;inizio gravidanza o si &egrave; superata l&rsquo;ansia legata alla paura di perdere il bambino per colpa dei rapporti sessuali.</p>
<p>Nel terzo trimestre si assiste nuovamente ad una riduzione del desiderio, questa volta legata all&rsquo;ingombro fisico ed emotivo della pancia e alle preoccupazioni per l&rsquo;imminente parto.</p>
<p>Queste difficolt&agrave; nel vivere la sessualit&agrave; durante la gravidanza non sono vissute da tutte le donne, infatti, alcune affermano che la gravidanza abbia incrementato il loro desiderio di intimit&agrave; e di voglia di fare l&rsquo;amore.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Perch&egrave; il desiderio sessuale si pu&ograve; modificare?</strong></h3>
<p>Il cambiamento del desiderio sessuale e la frequenza dei rapporti possono dipendere da vari fattori, tra i quali ricordiamo la paura che l&rsquo;atto sessuale possa fare del male al bambino, sia per la contrazioni che si scatenano durante e dopo l&rsquo;orgasmo, sia per la paura che il pene durante la penetrazione possa colpire il bambino. Il bambino nella pancia della mamma &egrave; protetto dalle membrane del sacco amniotico e dalla cervice uterina, pertanto il rapporto non nuoce al bambino e le contrazioni uterine durante e dopo l&rsquo;orgasmo, avvertite dalle donne anche fuori gravidanza, vengono avvertite pi&ugrave; facilmente per l&rsquo;aumentate dimensioni uterine.</p>
<p>Queste contrazioni non comportano nessun rischio se non sono presenti determinati problemi (che spiegheremo pi&ugrave; avanti), e dipendono da alcuni ormoni come l&rsquo;ossitocina, l&rsquo;ormone dell&rsquo;amore, dell&rsquo;accudimento e della timidezza, della dipendenza il quale governa gli aspetti del comportamento riproduttivo dell&rsquo;uomo e della donna.</p>
<p>Infine, le ultime ricerche evidenziano come un atto naturale come fare l&rsquo;amore non possa interrompere una gravidanza ben avviata o che sia ben annidata in utero, inoltre le prostaglandine seminali, non sembrano in grado di determinare un effetto contrattile d&rsquo;intensit&agrave; e durata significativa.</p>
<p>Altre motivazioni di questi cambiamenti sono le modificazioni ormonali, come avviene con il progesterone, molto presente in gravidanza, che tende a ridurre il desiderio sessuale.</p>
<p>Non possiamo per&ograve; ricondurre tutto alle modificazioni fisiche o ormonali perch&eacute; nell&rsquo;ambito della sessualit&agrave;, intimit&agrave; e relazione di coppia &egrave; importante anche il proprio vissuto personale e culturale.</p>
<p>In realt&agrave;, si potrebbe affermare che<strong> la gravidanza sia uno stato fisico favorevole ai rapporti sessuali</strong>, per la congestione vascolare dei tessuti genitali che facilita la lubrificazione, l&rsquo;elasticit&agrave; e la risposta orgasmica, ovviamente sempre che la donna sia serena e sessualmente coinvolta.</p>
<h3><strong>Cosa dicono gli operatori della salute</strong></h3>
<p>Spesso, sono gli stessi operatori della salute che creano false convinzioni sulla sessualit&agrave; in gravidanza, per timore di incidere negativamente sulla sua evoluzione. Raramente si parla di sesso nelle visite con gli operatori, difficilmente le coppie chiedono informazioni e ancor pi&ugrave; difficilmente sono gli operatori ad affrontare l&#8217;argomento. Quando se ne parla, spesso, viene fatto in modo sbrigativo e troppo spesso si finisce per consigliare l&rsquo;astinenza per nove mesi che poi sono anche di pi&ugrave; considerando i tempi di ripresa dell&rsquo;attivit&agrave; sessuale dopo il parto.</p>
<h3><strong>Intimit&agrave; in gravidanza</strong></h3>
<p>In generale si pu&ograve; affermare, che anche in gravidanza &egrave; normale e positivo mantenere un&rsquo;attiva vita sessuale, in armonia con il proprio desiderio, e qualora ci fossero condizioni fisiche e psicologiche che controindicano la penetrazione, non si dovrebbe passare all&rsquo;astinenza totale ma riscoprire altre forme di intimit&agrave; appaganti per la coppia. Pu&ograve; essere utile modificare le posizioni durante i rapporti sessuali per la presenza della pancia, ad esempio possono essere utilizzate posizioni laterali come quelle vis a vis o a tergo che consentono ad entrambi di rilassarsi e di evitare pressioni sull&rsquo;addome. Altre posizioni che le donne ritengono essere comode sono quelle in cui la donna &egrave; di schiena all&rsquo;uomo e accovacciata nel grembo di lui, oppure stare in ginocchio o carponi con l&rsquo;uomo dietro.</p>
<p>Nel terzo trimestre, per la donna assumere la posizione supina pu&ograve; diventare sgradevole perch&egrave; la presenza dell&rsquo;utero rende pi&ugrave; difficoltosa la respirazione e ostacola il flusso sanguigno, proprio per questo a volte le donne prediligono fare l&rsquo;amore in posizione seduta, con spalle e testa sorretti da cuscini oppure da una sedia o dalla sponda del letto.</p>
<p>Questi sono solo dei suggerimenti, poi sar&agrave; ogni coppia ad adattarsi al nuovo stato di gravidanza, e saranno loro a sperimentare e scegliere cosa &egrave; meglio.</p>
<p>&Egrave; chiaro che fare l&rsquo;amore deve essere un piacere per entrambi i genitori, &egrave; importante parlare delle proprie paure soprattutto all&rsquo;interno della coppia, ma anche con la propria ostetrica o ginecologo. Parlare, non soltanto delle paure, ma anche di come ci si sente in questa nuova veste di genitori, e per la donna &egrave; importante poter parlare dei suoi cambiamenti corporei, dei nuovi desideri ed esigenze.</p>
<p>Infatti, carezze, gesti o posizioni che prima erano considerate piacevoli, adesso per le avvenute modificazioni come la presenza della pancia, per un seno molto pi&ugrave; sensibile alle carezze, agli sfregamenti, possono non essere pi&ugrave; considerate tali.</p>
<p>Va ricordato che il continuare l&rsquo;attivit&agrave; sessuale durante la gravidanza permetta soprattutto nell&rsquo;ultimo trimestre di arrivare pi&ugrave; preparate al parto per quanto riguarda le modificazioni del collo dell&rsquo;utero, e poi mantenere questo desiderio &egrave; una buona premessa per riprendere questa forma d&#8217;intimit&agrave; dopo il parto.</p>
<h3><strong>Reali controindicazioni mediche a fare l&rsquo;amore</strong></h3>
<p>Le vere controindicazioni a fare l&rsquo;amore per le quali &egrave; necessario interrompere l&rsquo;attivit&agrave; sessuale sono le seguenti:</p>
<ul>
    <li>Minaccia d&rsquo;aborto o rischio di parto pretermine, ma non all&rsquo;infinito solo finch&egrave; si presenta il problema.</li>
</ul>
<p>Per parto pretermine si intende quando un bambino nasce prima delle 37 settimane, di solito si manifesta con contrazioni di varia intensit&agrave; e durata, associate a modificazioni del collo dell&rsquo;utero.</p>
<ul>
    <li>Ipercontrattilit&agrave; uterina, ovvero presenza di contrazioni che necessitano di trattamento farmacologico
    <ul>
        <li>Placenta previa ovvero placenta che ricopre completamente o in parte l&rsquo;orifizio uterino interno</li>
        <li>Dilatazione prematura del collo dell&rsquo;utero</li>
        <li>Rottura prematura delle membrane del sacco amniotico</li>
    </ul>
    </li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>In puerperio</strong></h2>
<h3><strong>Modificazioni dopo il parto</strong></h3>
<p>Dopo il parto, la donna &egrave; completamente assorbita dalle esigenze del proprio bambino, ne &egrave; completamente rapita e questa sua completa dedizione &egrave; necessaria perch&eacute; lui ne ha bisogno per il suo sviluppo, per la sua crescita, per la sua alimentazione, in sintesi per la sua sopravvivenza. Inoltre la donna &egrave; stanca, soprattutto quando il travaglio &egrave; stato lungo e faticoso, non &egrave; ancora riuscita a riprendersi fisicamente e deve adattarsi ai nuovi ritmi di vita con il bambino.</p>
<p>Per adattarsi a questi nuovi ritmi ci vuole del tempo, infatti, l&rsquo;allattamento a richiesta pu&ograve; sfasare i normali ritmi precedenti la nascita, richiede di dormire quando dorme il bambino, ad esempio tra una poppata e l&rsquo;altra per recuperare energie, in pi&ugrave; i risvegli notturni sia del bambino che della mamma possono creare disagio e mettere in secondo piano l&rsquo;esigenza di ricreare situazioni di intimit&agrave; con il proprio partner.</p>
<p>Inoltre, la <strong>prolattina</strong>, ormone essenziale che garantisce la produzione di latte, inibisce la produzione di altri ormoni come estrogeni e progesterone determinando secchezza vaginale e ridotto desiderio sessuale. Oltre a questo aver avuto un <strong>parto operativo</strong>, durante il quale vi &egrave; stata la necessit&agrave; di accelerare il parto e quindi far nascere pi&ugrave; velocemente il bambino con uso di forcipe o ventosa determinano un vissuto diverso del parto stesso con una ripresa pi&ugrave; tardiva dei rapporti sessuali, poich&egrave; oltre allo stress, alla paura della situazione pericolosa che si era creata, spesso il parto operativo comporta un maggior traumatismo dei tessuti della vagina e dei muscoli del perineo.</p>
<p>Nelle prime 6-8 settimane dopo il parto e durante l&rsquo;allattamento esiste una fisiologica riduzione dell&rsquo;eccitazione che si accompagna ad uno spessore delle pareti vaginali inferiore e ad una minore intensit&agrave; dell&rsquo;orgasmo. Responsabili di questa condizione sono sicuramente l&rsquo;aumento della prolattina, la riduzione degli estrogeni e l&rsquo;eventuale presenza di una <strong>lacerazione perineale</strong> o dell&rsquo;<strong>episiotomia</strong>. Inoltre, la situazione ormonale incide anche sulla <strong>lubrificazione vaginale</strong> che durante il periodo dell&rsquo;allattamento pu&ograve; essere ridotta, in questi casi dietro prescrizione medica si pu&ograve; ricorrere all&rsquo;applicazione di una terapia estrogenica locale.</p>
<h3><strong>Dolore durante i rapporti</strong></h3>
<p>La cicatrice dell&rsquo;episiotomia e della lacerazione, qualora la sutura non sia stata eseguita correttamente o se si &egrave; infettata o se la cicatrizzazione &egrave; inadeguata pu&ograve; causare dolore.</p>
<p>Il dolore pu&ograve; innescare un meccanismo di contrazione difensiva del muscolo che circonda la vagina che pu&ograve; peggiorare con i tentativi di riprendere i rapporti. Pertanto &egrave; necessario che la penetrazione durante i rapporti avvenga quando la vagina &egrave; umettata e lubrificata. La paura di provare dolore o l&rsquo;effettivo dolore che una donna sente pu&ograve; inibire la possibilit&agrave; di riprendere l&rsquo;attivit&agrave; sessuale; &egrave; importante rilassarsi essere tranquilli e poter interrompere il rapporto in qualsiasi momento compaia dolore o fastidio.</p>
<p>Durante i rapporti sessuali pu&ograve; essere utile utilizzare dei cuscini da disporre in modo tale che vi sia meno pressione sulla zona dolente. Potrebbe anche essere sufficiente un solo cuscino sotto le natiche oppure stare voi sopra il partner per controllare meglio il rapporto. &Egrave; altrettanto importante che la penetrazione avvenga quando voi siete rilassate, cercando di non stringere i muscoli della vagina perch&eacute; lo renderebbe pi&ugrave; doloroso, inoltre il partner dovr&agrave; entrare delicatamente e un po&rsquo; alla volta senza forzare mai.</p>
<p>In puerperio &egrave; importante eseguire un&rsquo;accurata e appropriata igiene intima, in generale utilizzando un sapone che rispetti il ph vulvare. Qualora si presenti bruciore, prurito, leucorrea ed eritema, &egrave; auspicabile contattare la propria ostetrica o il proprio ginecologo per accertarsi che non vi siano infezioni.</p>
<p>Per quanto riguarda la presenza di infiammazione e dolore locale pu&ograve; essere utile fare dei massaggi locali per circa 4-5 minuti, con gel a base di olio di iperico o di alimaidi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Attivare i muscoli del pavimento pelvico</strong></h3>
<p>Dopo il parto, i muscoli del pavimento pelvico sono lassi e distesi perch&eacute; si sono modellati per fare passare il vostro bambino. Avere dei muscoli del pavimento pelvico tonici e vitali &egrave; molto importante per tutta la vita sessuale della donna, infatti tessuti non tonici possono causare rapporti pi&ugrave; fastidiosi o dolorosi. Oltre a questi problemi legati alla sfera sessuale vi &egrave; anche una pi&ugrave; facile predisposizione alla possibilit&agrave; di perdere urina, ad esempio durante episodi di tosse e starnuti, ed episodi di incontinenza fecale.</p>
<p>Per questo &egrave; importante continuare o iniziare degli esercizi che mirino a tonificare la muscolatura del pavimento pelvico per rimuovere questi problemi insorti dopo il parto e per prevenirne la comparsa durante la menopausa.</p>
<p>Questi esercizi andrebbero eseguiti tutti i giorni per almeno dieci minuti, insomma basterebbe ritagliarsi 10 minuti del proprio tempo, la mattina, il pomeriggio o la sera per dedicarsi a questa muscolatura troppo spesso ignorata e dimenticata.</p>
<p>Se riprendere i rapporti sessuali che comportano una penetrazione &egrave; doloroso o se semplicemente ancora la coppia non si sente pronta, vorrei sottolineare come <strong>fare l&rsquo;amore non voglia dire solo aver un rapporto sessuale con penetrazione</strong> ma ci sono mille altri modi per stare insieme, crearsi uno spazio di coppia nella nuova triade, riprendere intimit&agrave; e contatto fisico dopo l&rsquo;esperienza traumatica o appagante del parto.</p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;aborto del primo trimestre</title>
		<link>http://www.matermundi.it/83-laborto-del-primo-trimestre.html</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 20:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dianora Torrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Dianora Torrini, ostetrica e Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta L&#8217;aborto spontaneo del primo trimestre, avviene durante le prime 12 settimane di gestazione, &#232; un evento piuttosto frequente che si manifesta essenzialmente attraverso perdite ematiche e in alcuni casi dolori tipo mestruali di intensit&#224; variabile, dovuti alla contrazione del muscolo uterino. La comparsa di <a href='http://www.matermundi.it/83-laborto-del-primo-trimestre.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>a cura di <strong>Dianora Torrini</strong>, ostetrica e <strong>Claudia Ravaldi</strong>, psichiatra psicoterapeuta</em></p>
<p><a href="http://www.ciaolapo.it/images/stories/soffice1.jpg" title="aborto" rel="lightbox[Galleria non trovata]"><img width="225" hspace="10" height="225" align="left" src="http://www.ciaolapo.it/images/stories/soffice1.jpg" alt="Soffice, foto di luca bertinotti" /></a>L&rsquo;aborto spontaneo del primo trimestre, avviene durante le prime 12 settimane di gestazione, &egrave; un evento piuttosto frequente che si manifesta essenzialmente attraverso perdite ematiche e in alcuni casi dolori tipo mestruali di intensit&agrave; variabile, dovuti alla contrazione del muscolo uterino.</p>
<p>La comparsa di perdite ematiche &egrave; un momento piuttosto difficile per la coppia perch&eacute; si rende conto che qualcosa pu&ograve; non andare bene, che la gravidanza potrebbe essere a rischio e che potrebbe anche interrompersi. Inoltre, nonostante l&rsquo;aborto spontaneo del primo trimestre sia un evento piuttosto frequente del quale si sente spesso parlare &egrave; comunque un <strong>evento inaspettato </strong>che pu&ograve; causare <strong>stress</strong>, <strong>ansia </strong>e <strong>sensazione di impotenza</strong>.</p>
<span id="more-83"></span>
<p>&Egrave; importante sottolineare che<strong> l&rsquo;aborto rappresenta un lutto a tutti gli effetti</strong> perch&eacute; sia il sentirsi genitori sia l&rsquo;attaccamento al bambino iniziano precocemente. Spesso i genitori si sentono tali gi&agrave; dal risultato positivo del test di gravidanza pertanto l&rsquo;embrione non &egrave; visto come un insieme di cellule che sta iniziando a svilupparsi ma &egrave; gi&agrave; rappresentato come un bambino.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Amici, familiari e operatori</strong></h3>
<p>Questo processo per&ograve; avviene nei genitori e non negli amici, familiari e purtroppo anche negli operatori; pertanto <strong>la perdita viene troppo spesso minimizzata</strong> perch&eacute; non vi &egrave; un bambino visibile e riconoscibile , non ci sono ricordi condivisi e c&rsquo;&egrave; scarso riconoscimento dell&rsquo;attaccamento verso il bambino perso.<strong> Il lutto non viene riconosciuto</strong> come tale e non viene riconosciuto il ruolo genitoriale di questa coppia , anzi ci si aspetta che il lutto si risolva in breve tempo, ignorandone completamente il dolore.</p>
<p>Gli operatori attraverso i loro giudizi e il loro modo di assistere <strong>possono incrementare ulteriormente il dolore della perdita</strong> proprio perch&eacute; ne ignorano il significato, non capiscano l&rsquo;importanza di quel bambino e il significato di quelle perdite di sangue. Inoltre troppo spesso questo percorso viene visto come un semplice intervento di routine. Invece, le donne necessitano di comprensione dei loro vissuti emotivi e di informazioni sul percorso che devono affrontare.</p>
<p>Come operatori, quando si presenta una coppia con un aborto spontaneo dobbiamo ricordarci che<strong> il dolore della perdita non dipende dall&rsquo;epoca gestazionale</strong>, che siamo responsabili del processo del lutto e che possiamo aggravarlo o facilitarne la risoluzione attraverso i nostri comportamenti.</p>
<p>Dobbiamo ricordarci che l&rsquo;esperienza pu&ograve; essere resa ancor pi&ugrave; dolorosa da:</p>
<ul>
    <li>atteggiamenti maldestri, o sbrigativi, da scarsa sensibilit&agrave; attenzione e comprensione dell&rsquo;impatto emotivo</li>
    <li>da assenza di appuntamenti di follow-up</li>
    <li>Mancanza di counselling psicologico</li>
    <li>Mancanza di informazione</li>
    <li>Insufficiente contatto con donne che hanno gi&agrave; avuto questa esperienza</li>
</ul>
<p>Quando ci confrontiamo con queste coppie dobbiamo sempre considerare i loro bisogni e i vissuti personali</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Medico di fiducia e attesa</strong></h3>
<p>Quando compaiono delle <strong>perdite ematiche di scarsa quantit&agrave; senza dolore</strong> <strong><em>non &egrave; necessario una valutazione immediata</em></strong>.</p>
<p>Se invece la perdita ematica &egrave; pi&ugrave; <strong>abbondante ed &egrave; accompagnata da dolore</strong> si pu&ograve; <em><strong>contattare subito il proprio ginecologo</strong></em> spiegandogli la sintomatologia, da quanto tempo sono presenti i sintomi e soltanto <strong>dopo il suo intervento decidere</strong> se rimanere a casa per valutare in che direzione evolve la situazione o se andare immediatamente in ospedale. Se la donna non si sente a suo agio nel rimanere a casa e qualora la sintomatologia persista da qualche ora pu&ograve; essere necessario recarsi in ospedale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Normalmente<strong> l&rsquo;aborto spontaneo inizia con perdite ematiche rosse scure o marroni senza dolore</strong>, con il passare del tempo<strong> le perdite possono diventare rosso vivo e pu&ograve; iniziare il dolore</strong>. Quando la sintomatologia dolorosa si intensifica, spesso aumenta anche la perdita ematica. Normalmente questo periodo ha una durata breve e la donna pu&ograve; vedere coaguli di sangue, ma non si deve aspettare di vedere l&rsquo;embrione perch&eacute; &egrave; molto piccolo e quindi difficilmente identificabile e distinguibile. Infatti, a 3 settimane l&rsquo;embrione &egrave; lungo circa 2mm, a 4 settimane circa 5 mm e a 6 settimane &egrave; poco pi&ugrave; di 1 cm.</p>
<p>Una volta che l&rsquo;aborto si &egrave; verificato e in utero non &egrave; rimasto materiale non &egrave; necessario effettuare alcun intervento. Nei giorni successivi fino anche a 2 settimane possono persistere lievi perdite ematiche o spotting .</p>
<h3><strong>Ospedale</strong></h3>
<p>Quando una donna decide di andare in ospedale a fare un controllo spesso la prima persona che incontra &egrave; l&rsquo;ostetrica, la quale le chieder&agrave; il motivo che l&rsquo;ha spinta a recarsi in ospedale, ed &egrave; importante riferire:</p>
<ul>
    <li>il primo giorno dell&rsquo;ultima mestruazione</li>
    <li>se i cicli erano regolari o irregolari</li>
    <li>se vi sono state perdite ematiche e come sono state, cio&egrave; se sono rosse vivo, rosso scuro se sono abbondanti o no. Dare informazioni su quando &egrave; cominciato questo sanguinamento, se &egrave; &nbsp;appena iniziato o se &egrave; presente gi&agrave; da alcuni giorni</li>
    <li>se &egrave; presente una sintomatologia dolorosa. Spesso i dolori compaiono dopo la perdita ematica e incrementano quando vi &egrave; una perdita di sangue abbondante e intervengono quando il materiale presente nell&rsquo;utero viene espulso. Quando il materiale viene espulso il sanguinamene diminuisce e anche il dolore cessa.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Diagnosi</strong></h3>
<p>Una volta accertata la sintomatologia, la diagnosi di aborto spontaneo viene effettuata attraverso un ecografia che permette di valutare se vi &egrave; stato un aborto e se quest&rsquo;ultimo &egrave; stato completo ovvero in utero non vi &egrave; pi&ugrave; materiale residuo, o incompleto, qualora vi sia ancora del materiale che &egrave; necessario rimuovere.</p>
<p>Non sempre l&rsquo;ecografia &egrave; cos&igrave; chiarificatrice poich&eacute; vi possono essere dei quadri dubbi ad esempio in una gravidanza in fase precoce di evoluzione nella quale non si vede ancora la camera gestazionale, oppure in caso di un gravidanza extrauterina o come avviene molto raramente nel caso di una mola vescicolare. In presenza di un quadro clinico dubbio &egrave; necessario ripetere l&rsquo;esame ecografico a distanza di alcuni giorni e dosare l&rsquo;ormone beta-hCGb.</p>
<p>Dopo l&rsquo;esame ecografico una donna si aspetta che venga confermata o no la presenza di una gravidanza, se &egrave; ancora in evoluzione, se si &egrave; interrotta o qualora sia di esito incerto che probabilit&agrave; abbia di andare avanti.</p>
<p><strong> </strong>Qualora venga diagnosticato un&nbsp; aborto &egrave; necessario informare immediatamente la coppia sul percorso che devono affrontare.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Intervento chirurgico</strong></h3>
<p>Se la diagnosi effettuata &egrave; di aborto con materiale in utero la pratica standard &egrave; il trattamento chirurgico, ovvero un intervento eseguito sotto sedazione della durata di 10 minuti circa. La donna verr&agrave; quindi ricoverata e durante la degenza in ospedale di uno al massimo due giorni , &egrave; necessario eseguire un esame del gruppo sanguigno e del fattore Rh.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong> </strong><strong> </strong><strong>Profilassi anti-D</strong></h3>
<p>Se la donna risulta Rh negativa &egrave; necessario eseguire la profilassi anti-D, poich&egrave; se l&rsquo;embrione fosse stato positivo e nel caso di contatto tra il sangue della donna e dell&rsquo;embrione, la donna pu&ograve; sviluppare anticorpi che possono essere pericolosi in una gravidanza successiva se il bambino &egrave; Rh positivo. Effettuando questa iniezione e sottoponendosi a degli esami di controllo del sangue a distanza di sei mesi si elimina questo rischio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Sepoltura</strong></h3>
<p>Secondo il D.P.R. 10/09/1990 n. 285, &egrave; possibile seppellire bambini di et&agrave; gestazionale inferiore alle 20 settimane. Per poterlo fare &nbsp;&egrave; necessario richiedere i resti mortali del bambino all&rsquo;ospedale e i permessi per il trasferimento al cimitero all&rsquo;ASL. Non si tratta di procedure difficili, ma &egrave; opportuno compierle con tempestivit&agrave; e precisione. Ecco cosa fare:</p>
<p>1. Comunica al pi&ugrave; presto al Medico e all&rsquo;Ostetrica che vuoi seppellire il tuo bambino (in questo modo il Medico conserver&agrave; con cura il corpicino).</p>
<p>2. Se vuoi, potrai chiedere all&rsquo;Ostetrica di applicare sul contenitore in cui verr&agrave; posto il tuo bimbo un&rsquo;etichetta con scritto il nome che gli hai dato e il tuo [della mamma] nome e cognome (in questo modo il bambino verr&agrave; definito con il proprio nome e non come &ldquo;prodotto abortivo di &hellip;..&rdquo;).</p>
<p>3. Presenta entro le 24 ore dall&rsquo;intervento o dal parto (art. 7 commi 3 e 4 del D.P.R. 10.9.90 n. 285) la domanda di sepoltura in carta semplice e in triplice copia (pu&ograve; essere compilata da parte della mamma, ma anche da un qualsiasi altro familiare)</p>
<h3><strong>Il percorso del lutto</strong></h3>
<p>Gli operatori devono informare la donna sul percorso del lutto, che <strong>potr&agrave; sentirsi triste, vuota, sola, arrabbiata, in colpa</strong>; inoltre potr&agrave; sentirsi affaticata avere difficolt&agrave; a <strong>dormire</strong>, di <strong>appettito </strong>e nello <strong>svolgere le normali attivit&agrave; quotidiane</strong>.</p>
<p>Purtroppo come operatori dobbiamo anche preparare la coppia ad una cosiddetta &ldquo;<strong>perdita invisibile</strong>&rdquo;, ovvero informare la coppia che potrebbero incontrare difficolt&agrave; nella condivisione di questa perdita con i familiari, con gli amici perch&eacute; come abbiamo gi&agrave; detto spesso una perdita cos&igrave; precoce &egrave; una perdita non riconosciuta.</p>
<p><strong>Anche i padri soffrono </strong>e devono affrontare il lutto ma spesso il loro dolore &egrave; riconosciuto ancora meno rispetto a quelle delle mamme, perch&eacute; oltre alla perdita non riconosciuta si associa l&rsquo;idea &nbsp;che l&rsquo;uomo deve essere forte anche per la donna, non deve piangere e non deve mostrare le proprie emozioni.</p>
<p>Dobbiamo rassicurare le donne che nessun loro comportamento ha causato l&rsquo;aborto e che n&eacute; loro n&eacute; gli operatori potevano fare niente per evitarlo o prevenirlo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Prevenzione dell&#8217;aborto</strong></h3>
<p>Per prevenire l&rsquo;aborto non vi sono reali terapie da effettuare, a volte viene consigliato di evitare rapporti sessuali durante il sanguinamento, di somministrare del progesterone e il riposo a letto anche se non ne &egrave; stata dimostrata la reale efficacia.</p>
<p>E&#8217; necessario mettere al corrente i genitori delle reali prove di efficacia su questi trattamenti ed aggiungere che in realt&agrave; non vi &egrave; un vera e propria cura che permetta di prevenire l&rsquo;aborto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Gravidanze successive</strong></h3>
<p>Spesso si pu&ograve; rimanere incinta gi&agrave; al ciclo successivo ed &egrave; importante, qualora si desideri una nuova gravidanza, assumere 0.4mg/die di acido folico &nbsp;almeno 1 mese prima della gravidanza e fino al terzo mese di gravidanza per prevenire alcune malformazioni e i difetti del tubo neurale.</p>
<p>Un aborto spontaneo non incide sulla possibilit&agrave; di gravidanze future, qualora per&ograve; gli aborti siano ripetuti &egrave; necessario indagare attentamente le cause attraverso indagini mediche accurate.</p>
<p>Non vi sono evidenze particolari su quanto tempo deve intercorrere tra un aborto e una successiva gravidanza, pu&ograve; comunque essere utile dal punto di vista ginecologico attendere almeno 1 ciclo mestruale per permettere all&rsquo;utero di prepararsi ad una nuova gravidanza. Dal punto di vista psicologico, non &egrave; consigliabile intraprendere una nuova gravidanza fino a quando lo stato psichico della donna continua ad essere provato dal lutto legato all&#8217;aborto.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Accesso consapevole alla diagnosi genetica prenatale</title>
		<link>http://www.matermundi.it/62-accesso-consapevole-alla-diagnosi-genetica-prenatale.html</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 19:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[matermundi e CiaoLapo Onlus insieme per una corretta informazione nella diagnosi prenatale A cura di Claudia Ravaldi psichiatra psicoterapeuta L’associazione CiaoLapo Onlus si occupa di sostegno ai genitori colpiti da lutto in gravidanza. Nata per dare conforto ai genitori vittime di morte intrauterina, da subito si è posta al fianco di tutti i genitori che <a href='http://www.matermundi.it/62-accesso-consapevole-alla-diagnosi-genetica-prenatale.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[

<div id="attachment_566" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Diagnosi ecografica prenatale" href="http://www.matermundi.it/62-accesso-consapevole-alla-diagnosi-genetica-prenatale.html/eco3d"><img class="size-medium wp-image-566" title="Diagnosi ecografica prenatale" src="http://www.matermundi.it/wp-content/uploads/2010/03/eco3d-300x297.jpg" alt="Diagnosi ecografica prenatale" width="300" height="297" /></a><p class="wp-caption-text">Diagnosi ecografica prenatale</p></div>
<p style="text-align: right;"><em>matermundi </em>e CiaoLapo Onlus insieme per una corretta informazione nella diagnosi prenatale</p>
<p style="text-align: right;">A cura di Claudia Ravaldi</p>
<p style="text-align: right;">psichiatra psicoterapeuta</p>
<p>L’associazione CiaoLapo Onlus si occupa di sostegno ai genitori colpiti da lutto in gravidanza. Nata per dare conforto ai genitori vittime di morte intrauterina, da subito si è posta al fianco di tutti i genitori che in epoca prenatale e perinatale, per cause le più disparate, perdono i loro figli. Nella comunità in crescita di CiaoLapo, che oggi conta circa 500 iscritti, accogliamo con la stessa apertura basata sul rispetto e sul non giudizio tutti i genitori che necessitano di condividere il peso del lutto, e che cercano di ricominciare a vivere dopo la morte dei loro figli. Tra questi, molti sono i genitori che vivono la disperazione di un lutto successivo ad un interruzione terapeutica di gravidanza, o che restano vittime di complicazioni successive ad una diagnosi prenatale invasiva.</p>
<p>La letteratura scientifica pone in evidenza come il lutto successivo a amniocentesi o ad interruzione terapeutica di gravidanza sia estremamente difficoltoso da elaborare, e incida spesso pesantemente sulla qualità della vita della madre e della coppia.</p>
<p><span id="more-62"></span></p>
<p>Tra gli aspetti che rendono questo lutto “difficile” troviamo “il fantasma” della patologia del bambino: la malattia diagnosticata, qualunque essa sia, si scontra con la fisiologica “idealizzazione” intrapsichica del bambino immaginato, e fa precipitare i genitori in una vera e propria fase di shock e di annichilimento, fortunatamente passeggeri se la coppia è saldamente sostenuta nel percorso diagnostico. La fase di shock, che colpisce i genitori al momento della diagnosi, necessita di tempo, spazio e contenimento per poter lasciare il posto ad una fase di maggiore reazione e di progettualità: è quindi ovvio che la diagnosi non può mai avvenire velocemente, superficialmente, quando la donna è sola, senza punti di riferimento vicini, senza fornire spiegazioni accurate e senza poter dare la possibilità ai genitori o ai parenti di comprendere realmente tutto ciò che sta avvenendo, se esistono e quali sono le opzioni terapeutiche possibili per quella specifica patologia.</p>
<p>Lasciare precipitare i genitori nel vuoto di una diagnosi di patologia fetale, senza sostenerli e guidarli verso le opzioni possibili, compromette sia la capacità di reazione dei genitori all’evento, sia la loro capacità di affrontare il lutto, nelle sue diverse accezioni: nell’esperienza di CiaoLapo, i genitori di bambini con patologia fetale che sono stati accolti e aiutati a comprendere e a capire l’entità della patologia, le possibili terapie e le reali possibilità di vita del loro bambino, hanno potuto prendere decisioni, anche estremamente diverse da caso a caso, senza che il loro lutto fosse complicato da rimorsi, sensi di colpa, paure di avere preso decisioni errate, sensazione di non avere avuto il tempo o la forza di informarsi meglio e rivolgersi ad altri medici.</p>
<p>Quando invece i genitori sono lasciati soli e la disinformazione prende il posto di un atteggiamento scientificamente chiaro e conforme agli standard della medicina attuale, allo smarrimento dello shock si unisce il peso della decisione da prendere, che essendo basata sulla paura e sulla cattiva informazione non può essere mai definita una decisione consapevole e dunque derivante da un “consenso” informato.</p>
<p>Ci dice una mamma: “<em>mi hanno detto che c’era una malformazione al cuore, che poteva essere Down, ma che per saperlo meglio sarei dovuta tornare il giorno dopo, fare di nuovo l’ecografia con un dottore più esperto, e poi decidere se tenerlo o meno</em>”. Questo, secondo noi genitori ed operatori sanitari di CiaoLapo, non può intendersi come un esempio di assistenza e di informazione scientificamente valida. L’esito di questo intervento è stato la fuga di questa madre disperata, e non l’accompagnamento verso una diagnosi accurata.</p>
<p>Dallo shock di una diagnosi di patologia fetale, qualunque essa sia, si passa al “lutto” di dovere fare i conti con una nuova realtà, diversa da quella attesa che richiederebbe il giusto tempo ed i giusti modi per essere “compresa a livello psichico”. I genitori spesso si trovano a fare i conti con diagnosi mal poste, fatte frettolosamente e scarsamente spiegate. Ad esempio: “<em>dal cariotipo sembrerebbe risultare un mosaico, ma forse no, bisogna che magari torni a farsi il prelievo del liquido perché potrebbe essere un problema grave</em>”.</p>
<p>Molte volte accade che si pongano dubbi diagnostici di gravità estrema sulla base di dati scarsi, e che i genitori vengano messi in allarme e in qualche modo “spinti” a considerare la strada dell’aborto, come unica soluzione possibile: “<em>signora, l’ernia diaframmatica è una malattia gravissima ma non è ereditaria: quindi se lei abortisce adesso, non le ricapita più</em>”.</p>
<p>Altre volte accade che le spiegazioni siano scarsissime, e si riassumano in un: “<em>fossi in lei abortirei, mi faccia sapere</em>”, o ancora: “<em>se decide di proseguire la gravidanza, sappia che io non posso seguirla</em>”.</p>
<p>Queste sono solo alcune delle testimonianze che quotidianamente ci vengono segnalate da colleghi o da genitori. La disinformazione incrementa la paura dell’ignoto e minaccia la presenza di una patologia “spaventosa”, spesso resa più spaventosa dalla superflua meccanizzazione di un percorso fisico e psichico complesso, quale appunto quello della genitorialità. Si continua ad esempio a minimizzare il rischio di aborto post-amniocentesi, (che è circa di 1 su 100) e, quel che è addirittura peggio, se avviene l’aborto, ci si nasconde dietro al consenso informato, che menziona tra i rischi quello di morte del feto. La letteratura purtroppo ci conferma che queste perdite sono un lutto grave che viene elaborato faticosamente e costellato da numerose ricadute e da rischi di lutto complicato.</p>
<p>L’associazione CiaoLapo Onlus si prende cura di genitori stravolti dall’incertezza, dal dubbio e dalla paura, e si batte da sempre, insieme ad altre associazioni di genitori e di medici, per una sana ed equa comunicazione tra personale sanitario e utenti, che possa realmente informare i genitori e permettere loro una decisione consapevole e realistica in ogni passo della diagnostica prenatale.</p>
<p>Claudia Ravaldi</p>
<p>Psichiatra e psicoterapeuta</p>
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		<item>
		<title>Genitorialità e lutto nella morte perinatale</title>
		<link>http://www.matermundi.it/38-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 19:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta La storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un processo che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e <a href='http://www.matermundi.it/38-genitorialita-e-lutto-nella-morte-prenatale-e-perinatale.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><em>A cura di <strong>Claudia Ravaldi</strong>, psichiatra psicoterapeuta</em></p>
<p><img class=" " style="margin: 10px;" title="In utero" src="http://www.hss.state.ak.us/dph/wcfh/informedconsent/images/18-weeksSUB.jpg" alt="bambino in utero" width="160" height="140" align="left" />La storia di un bambino può avere origini molto antiche nella mente dei suoi genitori. Diventare genitori è un <strong>processo</strong> che si estende lungo un arco temporale ampio e non si riduce ad un evento puntiforme sancito dalla nascita del bambino; la genitorialità ha luogo nella mente e nel corpo dei genitori e può avere inizio sul piano esclusivamente ideativo e immaginifico<strong> ben prima che avvenga il concepimento</strong>.</p>
<p>Quando si realizza la gravidanza e il bambino è reale e presente nel ventre materno, prende forma un primo <strong>legame di attaccamento</strong>, che è specifico di quella relazione con quel bambino in quel momento (non siamo di fronte ad una attesa generica, ma viviamo quell’attesa, legata a quel particolare momento storico), e la famiglia inizia a creare un nuovo e fisiologico spazio per accogliere il nascituro. Molto spesso la gioia dell’attesa trasporta i genitori ben oltre il quotidiano, li proietta in un futuro dove la nascita è già avvenuta e la presenza del bambino è finalmente disvelata, e fisicamente definita nel quotidiano familiare; <strong>questa proiezione può avvenire naturalmente fin dalle prime settimane di gravidanza</strong>, a dispetto di ogni tendenza volta a informare la donna delle elevate possibilità di aborto spontaneo o di perdita fetale (Pullen, 2008). Immaginare il nuovo bambino nella propria realtà quotidiana, ristrutturare ed adattare la coppia – famiglia all’ingresso del figlio ha una precisa funzione evolutiva, fa parte di un processo descritto da numerosi autori che si sono occupati negli anni di genitorialità (Righetti e Sette, 2000; Ammaniti 2008). Divenire madre, divenire padre, contrariamente a quanto si possa pensare, non avviene al momento del parto, ma, fisiologicamente, spesso in modo impercettibile e inconscio durante tutto il percorso di genitorialità.</p>
<p><span id="more-38"></span></p>
<p>Queste premesse sono necessarie per comprendere il lutto perinatale, e per contestualizzare con maggiore precisione i vissuti psichici più comuni delle madri e dei padri colpiti da perdita.<br /> Nel <strong>lutto in gravidanza e dopo il parto</strong> i genitori sono chiamati ad affrontare un difficile percorso in cui l’amore per il bambino perduto e il dolore per la perdita si intrecciano al vissuto dei genitori e lo segnano, modificandone il decorso e entrando a fare parte della loro biografia. L’evento di perdita, profondamente vissuto nell’intimo delle madri e dei genitori, può risultare però poco comprensibile all’esterno, perché si piange un bambino “sconosciuto” al mondo (Kirkley-Best and Kellner, 1982), su cui nessuno, a parte i genitori, i fratellini e talvolta i nonni, ha avuto spazio e tempo per pensare e verso il quale nessun altro ha stabilito un legame di attaccamento.<br /> Bambini preziosissimi per chi li ha sentiti e pensati nella mente e nel corpo, simboli insignificanti per gli altri, portati ad allontanarsi velocemente dal dolore della morte nella convinzione che dimenticare l’evento di perdita e “intraprendere” velocemente una nuova gravidanza siano l’unico modo possibile per “superare” il trauma. Gli studi sulla resilienza e sull’elaborazione del lutto ci dicono invece che requisiti necessari sono il tempo, il ricordo, l’integrazione dell’evento e delle nostre reazioni ad esso all’interno della nostra vita. Molto lontano dal modello dell’oblio, suggerito dai più. Come ci ricorda un detto popolare spagnolo “<strong>un lutto di cui non si parla è un lutto che non guarisce</strong>”, sottolineando come le “buone parole” possano favorire in primo luogo una narrazione, e poi un’elaborazione dell’evento di perdita.<br /> La morte “<em>all’inizio della vita</em>” è concettualmente difficile da capire e da accettare, sia da parte di chi ne è colpito direttamente, e che comunque deve farci i conti, sia da parte della società; non è un caso che nella nostra lingua ed in molte altre non sia previsto un termine che indichi il genitore che perde un figlio, (mentre ad esempio in francese c’è un termine preciso, <em>les parent désenfantés</em>).</p>
<p><img class="   " style="margin: 10px;" title="&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881" src="http://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/samira/v2fe/thumbs/piacenza/pc004/pc004_01/00000072-med.jpg" alt="&quot;La culla vuota&quot; Segantini 1881" width="165" height="240" align="right" /></p>
<p>La nostra cultura non trova parole che possano spiegare ciò che di per sé è innaturale e non razionalizzabile (come si può morire prima di nascere?) e senza parole non si formulano pensieri. Un dolore cui non si dà voce è un dolore destinato a restare privato, perché mancano le parole per poterlo definire, pensare e condividere. La morte prenatale e perinatale e il lutto che ne consegue non hanno dunque un posto sociale, rimangono ancora un <strong>tabù</strong>, scarsamente affrontato, non solo dalla società, ma anche dai professionisti, da sempre poco preparati ad affrontare il lutto e la morte (Kubler-Ross et al., 1972).<br /> L’elaborazione del lutto è un percorso che ognuno affronta con le proprie risorse e secondo i propri tempi. Il lutto perinatale ha una durata variabile <strong>da sei mesi a circa due anni</strong>, durante i quali le madri ed i padri attraversano l’esperienza luttuosa vivendola nella quotidianità, giorno per giorno. Se assistiti correttamente, i genitori procedono verso la riorganizzazione della propria vita ed hanno un progressivo riadattamento psico-sociale (<strong>resilienza</strong>); per questo sono determinanti il sostegno dell’ambiente circostante e la presenza di risorse specifiche (Hutti, 2005;Cote-Arsenault and Freije, 2004). Le modalità di elaborazione di un lutto “normale” non possono prescindere dai propri vissuti e dalla propria personalità, ed ogni terapeuta dovrà sostenere la persona in lutto facilitando in essa lo sviluppo delle competenze necessarie all’elaborazione. In nessun caso prendersi cura di una persona in lutto significa prendere il suo posto nel processo decisionale o influenzarne le scelte: <strong>nel lutto in generale, e soprattutto nel lutto perinatale, i consigli, le direttive, le forzature sono inutili e dannose ai fini di una buona elaborazione, così come i giudizi, morali, etici e qualitativi</strong> (es: “questa reazione mi sembra eccessiva, pensi a chi perde un figlio grande!”). Ogni genitore, ed ogni famiglia ha la sua storia e le sue peculiari risorse interne. Il ruolo del terapeuta è dunque quello di permettere ai genitori di trovare quello spazio e quel tempo per pensare alla morte e per mettere in atto tutte quelle strategie che servono per elaborare il lutto e per lasciare andare quel bambino con la maggiore serenità possibile (Capitulo, 2005).<br /> Se non adeguatamente elaborato il lutto perinatale può trasformarsi in “lutto complicato”, influenzare negativamente il legame con gli altri figli o la genitorialità futura. La morte perinatale è un fattore di rischio che mina il benessere delle gravidanze successive (Saflund et al., 2002) e <strong>condiziona lo stile di attaccamento genitore-bambino</strong> (Turton et al., 2001;Lamb, 2002;O’Leary, 2004).</p>
<p>Durante le gravidanze successive ad una perdita perinatale ambedue i genitori possono avere sintomi di ansia e depressione, e sperimentare di nuovo i vissuti appartenenti alla precedente esperienza negativa, oppure possono “negare” la nuova gravidanza, per paura di perderla ancora, sperimentando iperprotettività, ansia, o al contrario, distacco e freddezza (Phipps, 1985;Robertson and Kavanaugh, 1998). Alcune ricerche hanno rilevato che <strong>la morte perinatale rappresenta un fattore di rischio</strong> per lo sviluppo di disturbi psichici nei bambini successivi, tra cui disturbi alimentari dell’infanzia e disturbi dell’attaccamento di tipo disorganizzato (Pinto et al., 2006;Hughes et al., 2001). Accogliere la coppia genitoriale colpita da lutto permette quindi sia di promuovere la salute dei genitori, sia di prevenire il disagio psichico nell’intero nucleo familiare (Saflund and Wredling, 2006;Saflund et al., 2004).</p>
<p><img class=" " style="margin: 10px;" title="Il supporto alla coppia" src="http://www.graphics.iparenting.com/photopost/data/599/medium/doctor-and-grieving-couple-photo-250-j-11812922-483x724.jpg" alt="Il supporto alla coppia" width="230" height="150" align="left" /></p>
<p>La rete sanitaria e sociale può offrire supporto e aiuto mettendo a disposizione servizi di counseling, e attraverso la distribuzione di materiale di autoaiuto. La presenza di servizi di per sé promuove l’elaborazione dell’evento, perché riduce il senso di solitudine tipico delle prime fasi del lutto e promuove lo sviluppo di risorse personali (Geller et al., 2006).<br /> Le modalità con le quali la perdita viene percepita e comunicata al genitore possono rappresentare un trauma ulteriore, così come le modalità di intervento successive alla diagnosi e il supporto ricevuto durante il parto e le dimissioni. Un’attenzione partecipe ai bisogni dei genitori durante la diagnosi, il parto e le dimissioni dall’ospedale, permettono un migliore recupero e forniscono un indubbio strumento per la resilienza (Ewton, 1993), mentre la malpractice data dall’assenza di supporto complica il percorso aggiungendo un trauma al trauma. <strong>Il sostegno psicologico ed il supporto empatico ai genitori dovrebbero iniziare contestualmente all’evento di perdita</strong>, e divenire parte integrante dell’assistenza ginecologica ed ostetrica, che occupandosi esclusivamente degli aspetti organici e medici minimizza o evita completamente la cura del dolore “psichico” intrinseco alla morte perinatale. Questa scissione corpo – mente, dolore fisico e dolore psichico, riflette molto spesso la mancanza di formazione specifica e, soprattutto, la mancanza di supporto e di spazi condivisi in cui l’equipe possa trovare le risorse per offrire un’assistenza integrata ai genitori (Saflund et al., 2002;McCreight, 2005).<br /> Il lutto perinatale, pur configurandosi come un trauma che necessiterebbe di un immediato soccorso per ridurre l’insorgenza di altri traumi ad esso correlati, è tra i lutti di più difficile gestione, ed è considerato motivo di profondo stress da parte degli operatori (Ravaldi et al., 2007; Ravaldi et al., 2010, in press). Le fasi in cui il ruolo dell’operatore è determinante nel ridurre l’impatto traumatico sono quelle iniziali, in cui la coppia versando in una fase di shock necessita di sostegno e di continuità assistenziale, l’incontro ed il saluto del bambino, e il ritorno a casa (Carr and Knupp, 1985).<br /> Dopo la diagnosi di morte perinatale <strong>la coppia sperimenta uno stato di shock e di profonda disorganizzazione psichica</strong>. Il dolore l’incredulità e lo stordimento sono così intensi e pervasivi da limitare la capacità di comprensione, per cui è possibile che le madri ed i padri abbiano bisogno di tornare più volte su alcuni concetti, di avere spiegazioni chiare e semplici, e di essere guidati nel percorso, anche se dall’esterno può sembrare tutto perfettamente logico e comprensibile Le emozioni ed i vissuti sono molto intensi e variabili da persona a persona nella loro intensità e nel modo di proporsi:distacco, rabbia, depressione, senso di colpa, ma anche dolore, paura, invidia nei confronti delle gravidanze e dei bambini degli altri. L’apparente anestesia emotiva che spesso alcune madri dimostrano fa parte di un comune meccanismo difensivo, che permette al soggetto traumatizzato di entrare lentamente a contatto con il trauma, in modo da non esserne travolto. Nella prima fase di shock c’è sempre un’intensa attività mnesica: ciò che i primi giorni sembra confuso e sfuocato è registrato dettagliatamente nella memoria e i ricordi traumatici riemergono anche a distanza di anni.<br /> Il parto del proprio bambino morto, il poco tempo da condividere con lui, la sua assenza nei giorni successivi: il corpo conserva la “sua” memoria della gravidanza e spesso ripropone per qualche tempo i vissuti relativi alla presenza del bambino (<strong>alcune donne sentono i movimenti nella pancia</strong>, altre hanno l’impressione di <strong>sentire il pianto del loro bambino</strong>, altre ancora <strong>producono latte </strong>e rispondono scarsamente alle terapie inibenti). Molte madri riportano una sensazione sgradevole e dolorosa alle braccia, definita “<strong>la sindrome delle braccia vuote</strong>” che è presente in modo acuto soprattutto nelle prime settimane dopo la perdita ed è legata al venir meno delle funzioni di accudimento. Le madri colpite dal lutto perinatale sperimentano una dolorosa sensazione (sia fisica che mentale) di vuoto e di sbigottimento, estrema tristezza, sentimenti di colpa, di fallimento della funzione materna e isolamento, irritabilità, rabbia. Il ruolo del personale curante è infine quello di restituire ai genitori gli aspetti più costruttivi di quell’esperienza di perdita, incoraggiandoli a vivere passo passo tutte le fasi, dalla diagnosi alla dimissione al meglio delle loro possibilità, sottolineando i loro punti di forza e sostenendoli nei momenti di abbattimento. Riportare l’attenzione su quello che ancora si può fare e sul loro amore di genitori è una funzione centrale del processo di lutto, perché permette ai genitori di affrontare la perdita con tutta la consapevolezza possibile.<br /> Dopo la dimissione dall’ospedale inizia il momento più difficile per i genitori, quello del ritorno alla loro realtà in una veste completamente diversa da quella attesa, e con la dura necessità di confrontarsi con il vuoto lasciato dalla morte di quel bambino tanto atteso: in quei momenti la realtà si manifesta per quella che è, la perdita viene razionalizzata (“<em>ho capito che era successo davvero</em>”) ed insieme al dolore si avverte fortissima la necessità di essere accuditi ed aiutati, e soprattutto di non essere lasciati soli. In questa fase i genitori chiedono più o meno attivamente aiuto, ai familiari, agli amici al loro consultorio o all’ospedale. <strong>La presenza di materiale di autoaiuto e la disponibilità di riferimenti telematici possono essere d’aiuto per una sana elaborazione del lutto</strong> (Capitulo, 2004).<br /> Data però la difficoltà generale nell’affrontare questo lutto, ed in assenza di risorse accessibili, un genitore può ricevere risposte terapeutiche scarsamente utili, se non addirittura dannose.<br /> Tra le più comuni modalità “di cura” del lutto si hanno la patologizzazione del lutto, considerato come una malattia psichiatrica, o la negazione del lutto, in cui il lutto viene banalizzato e il genitore è esortato a superarlo.<br /> La scarsa conoscenza del lutto e la fretta di “guarire” dal lutto-malattia motivano la frequente prescrizione di terapie farmacologiche, soprattutto ansiolitici e antidepressivi, allo scopo di “alleviare il dolore” e ridurre i sintomi fisiologici ad esso correlati, come il pianto o i disturbi del sonno; i farmaci, salvo casi a rischio di lutto complicato, danneggiano il fisiologico percorso di elaborazione del lutto, bloccando la fisiologica risposta neuroendocrina e danneggiando i meccanismi interni di coping.<br /> La banalizzazione dell’evento e dei vissuti ad esso correlati sono <strong>alla base dell’assenza di supporto e della carenza di risorse</strong>; in questi casi la sofferenza è considerata “normale” e il bisogno di aiuto negato (“non sei il primo né l’ultimo, non pensarci e fatti forza”).<br /> Una buona cura consiste nell’affiancare il genitore durante i momenti più salienti del percorso di lutto, dalla diagnosi al parto, dall’incontro col bambino alla dimissione; dopo la dimissione, stabilire una continuità nell’assistenza e pianificare l’utilizzo delle risorse disponibili è in genere di grande aiuto e riduce sensibilmente il senso di solitudine e di isolamento che molti genitori sperimentano. La presenza di una rete di sostegno, formata da ginecologo, ostetrica, psicologo/counselor e gruppi di automutuoaiuto accompagna i genitori dalla “morte” del loro bambino alla loro rinascita, momento in cui, finalmente liberi dalle spire del lutto, possono avere le sufficienti risorse fisiche e psichiche per prepararsi ad essere nuovamente genitori, e per trovare nella loro mente e nei loro gesti uno spazio sufficiente per il nuovo bambino.<br /> Se è vero che ogni bambino perduto merita di essere ricordato, è anche vero che ogni bambino in arrivo merita di essere accolto al meglio per la sua unicità e dovrebbe poter godere di una madre e un padre liberi di lasciarsi andare all’amore, e non impietriti dal dolore e dalla paura.</p>
<h3>Bibliografia</h3>
<p>Capitulo KL (2004) Perinatal Grief Online. MCN Am J Matern Child Nurs 29: pp 305-311.<br /> Capitulo KL (2005) Evidence for Healing Interventions With Perinatal Bereavement. MCN Am J Matern Child Nurs 30: pp 389-396.<br /> Carr D and Knupp S F (1985) Grief and Perinatal Loss. A Community Hospital Approach to Support. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs 14: pp 130-139.<br /> Cote-Arsenault D and Freije M M (2004) Support Groups Helping Women Through Pregnancies After Loss. West J Nurs Res 26: pp 650-670.<br /> Ewton DS (1993) A Perinatal Loss Follow-Up Guide for Primary Care. Nurse Pract 18: pp 30-36.<br /> Geller PA, Psaros C and Kerns D (2006) Web-Based Resources for Health Care Providers and Women Following Pregnancy Loss. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs 35: pp 523-532.<br /> Hughes P, Turton P, Hopper E, McGauley G A and Fonagy P (2001) Disorganised Attachment Behaviour Among Infants Born Subsequent to Stillbirth. J Child Psychol Psychiatry 42: pp 791-801.<br /> Hutti MH (2005) Social and Professional Support Needs of Families After Perinatal Loss. J Obstet Gynecol Neonatal Nurs 34: pp 630-638.<br /> Kirkley-Best E and Kellner K R (1982) The Forgotten Grief: a Review of the Psychology of Stillbirth. Am J Orthopsychiatry 52: pp 420-429.<br /> Kubler-Ross E, Wessler S and Avioli L V (1972) On Death and Dying. JAMA 221: pp 174-179.<br /> Lamb EH (2002) The Impact of Previous Perinatal Loss on Subsequent Pregnancy and Parenting. J Perinat Educ 11: pp 33-40.<br /> McCreight BS (2005) Perinatal Grief and Emotional Labour: a Study of Nurses’ Experiences in Gynae Wards. Int J Nurs Stud 42: pp 439-448.<br /> O’Leary J (2004) Grief and Its Impact on Prenatal Attachment in the Subsequent Pregnancy. Arch Womens Ment Health 7: pp 7-18.<br /> Phipps S (1985) The Subsequent Pregnancy After Stillbirth: Anticipatory Parenthood in the Face of Uncertainty. Int J Psychiatry Med 15: pp 243-264.<br /> Pinto C, Turton P, Hughes P, White S and Gillberg C (2006) ADHD and Infant Disorganized Attachment: a Prospective Study of Children Next-Born After Stillbirth. J Atten Disord 10: pp 83-91.<br /> Ravaldi C., Biagini A., Lapi F., Ricca V., Vannacci A., (2007) The relationship between professional burnout and psychological impact of life events in healthcare professionals involved in stillbirth management. Third annual congress of the International Stillbirth Alliance (ISA) “Perinatal Loss, improving care and prevention”, September 29 – October 2 2007, Birmingham (UK)<br /> Robertson PA and Kavanaugh K (1998) Supporting Parents During and After a Pregnancy Subsequent to a Perinatal Loss. J Perinat Neonatal Nurs 12: pp 63-71.<br /> Saflund K, Sjogren B and Wredling R (2002) Physicians’ Attitudes and Advice Concerning Pregnancy Subsequent to the Birth of a Stillborn Child. J Psychosom Obstet Gynaecol 23: pp 109-115.<br /> Saflund K, Sjogren B and Wredling R (2004) The Role of Caregivers After a Stillbirth: Views and Experiences of Parents. Birth 31: pp 132-137.<br /> Saflund K and Wredling R (2006) Differences Within Couples’ Experience of Their Hospital Care and Well-Being Three Months After Experiencing a Stillbirth. Acta Obstet Gynecol Scand 85: pp 1193-1199.<br /> Turton P, Hughes P, Evans C D and Fainman D (2001) Incidence, Correlates and Predictors of Post-Traumatic Stress Disorder in the Pregnancy After Stillbirth. Br J Psychiatry 178: pp 556-560.</p>
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