Educare alla lettura, educare alle emozioni

L’educazione alla lettura è un tema che mi è molto caro: lo promuovo da anni non solo come esperta di psicologia perinatale (con i neogenitori ed i nonni), o con i miei pazienti in psicoterapia, ma anche come autrice di progetti in alcune classi di scuola primaria di Prato sulla narrativa delle emozioni.

Numerosi autori sottolineano l’importanza di almeno tre fattori ritenuti necessari per promuovere l’educazione alla lettura:

1) la presenza di almeno un adulto disponibile ad educare, (e ancor prima, spesso, ad educarsi alla lettura): le madri in primis ma anche il contesto familiare allargato, così come le insegnanti/educatrici hanno un ruolo fondamentale per promuovere la lettura e con essa/ attraverso essa tutto ciò che la lettura comporta nello sviluppo del bambino. L’adulto veramente disponibile a “farsi strumento” per facilitare l’incontro con il libro e lo sviluppo del piacere della lettura è fondamentale per il buon esito del progetto: un adulto che “legge tanto per passare il tempo”, perché “va fatto”, perché “fa bene al bambino” ma non ha passione alla lettura, non è abituato ad ascoltare altri leggere, né ad ascoltarsi mentre legge, difficilmente raggiungerà lo scopo stabilito (a questo proposito, particolarmente evocative e fruibili sono le riflessioni sulla “Voce Fiume” di Valentino Merletti);

2) la presenza di un adeguato “registro” relazionale tra chi legge e chi ascolta/ guarda/ sfoglia il libro: la necessità di “sintonizzarsi”, di trovare il ritmo, di rispettare i tempi, i modi e la velocità di lettura sono elementi imprescindibili per favorire l’interesse nel libro e nella lettura da parte del bambino. Altrettanto importante è la capacità di cogliere i feedback dei bambini durante e dopo la lettura proposta e dunque scegliere, selezionare e proporre libri che siano fruibili, che siano sufficientemente comprensibili cosicché i bambini siano invogliati a soffermarsi o a ritornarvi sopra, da soli o con l’adulto;

3)  il riconoscimento del bambino come interlocutore privilegiato, in grado di partecipare all’atto del “leggere” e del “guardare le figure” in modo attivo: il bambino si appassiona alla lettura non quando la subisce come mero ricevente, ma quando può trovare lo spazio ed il tempo per interagire con l’adulto e con il libro stesso.

L’educazione alla lettura, attraverso la relazione e il rispecchiamento con l’adulto, è una strada per l’educazione alle emozioni, aspetto pedagogico di particolare rilevanza nel nostro attuale vivere contemporaneo, sia per l’adulto, che deve riscoprirsi bambino e pertanto educabile, sia per il bambino, in cerca di autonomia ed interdipendenza.

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Letto per voi: Il giorno prima

VERBAVOLANT edizioni

Lorenzo Naia e Roberta Rossetti ci regalano un albo illustrato originale, delicato e poetico.

Il giorno prima è un viaggio emozionale che il lettore compie semplicemente aprendo una busta: la storia contenuta nella busta è un albo illustrato – poster, ed è costruita in cinque tavole di dimensioni crescenti. La storia si dipana giocando tra le geometrie ed i volumi di un testo opportunamente piegato in modo da disvelarsi completamente solo alla fine del racconto, riempiendo gli occhi del lettore, e le sue braccia.

Il giorno prima è un albo delicato e profondo insieme, che si rivolge idealmente a tutti: strizza l’occhio ai giovani scalpitanti e impazienti alla ricerca del futuro, accoglie in un abbraccio di carta le incertezze degli adulti pieni di disincanto disillusi per i giorni che verranno.

Si può leggere, andrebbe letto, condiviso, mostrato, proiettato sul muro anche ai  bambini, fin da piccolissimi. Parla del tempo che passa, della speranza che oscilla, dell’incredulità che dopo una stagione di freddo e silenzio possa sbocciare una stagione di fragorosa vita. 

I bambini, prima di diventare adulti spaventati dalle loro stesse ombre social, dovrebbero infatti poter ricevere da noi adulti questo dono: il dono di poter riflettere fin da piccoli sull’importanza di dare tempo al tempo, sulla fecondità dell’attesa anche quando si fa a nostro giudizio troppo lunga, sulla fiducia in noi stessi, che siamo semi e germogli e ci scordiamo di rimanere semi e di poter germogliare, in un modo o nell’altro, per tutta la vita. È un testo sull’impazienza e sullo smarrimento del giorno prima, di quel giorno dove sembra che niente accadrà più e nulla sia certo.

È un albo coccola, questo, e sappiamo bene di quante coccole abbiamo bisogno in questo mondo frenetico e distratto. Attraverso la bellezza delle illustrazioni e la delicata fermezza del messaggio questo libro parla a chi sta crescendo, a chi cambia, a chi non vorrebbe cambiare, ma è in balia degli eventi: è un libro permeato di quella bella e desueta speranza che non è resa al fato, o sterile delega a un ipotetico salvatore, ma riparazione di sè, cura di sè e creatività.

In questo albo si affronta infatti  un viaggio che è comune alle vite di molti: un percorso che va dal silenzio sospeso e apparentemente vuoto alla vita che esplode in un tripudio di bellezza.

Il viaggio della bambina-donna germoglio, protesa tra la terra e il cielo è il viaggio di ciascuna di noi, alle prese con gli eventi della vita, con i sogni sospesi, con quelli infranti, con l’amaro in bocca degli insuccessi, delle perdite e dei lutti e con quel pizzicorino creativo che ben conosciamo se solo ci mettiamo in ascolto di noi stesse, a qualunque età, ed in qualunque situazione.

La bambina-germoglio attraversa le fasi della rinascita, ci offre attraverso i colori e le parole, tutte le sfumature di un percorso di ritorno alla vita che sembra impossibile ma è naturale conseguenza della nostra profonda  e resiliente natura umana.

Attraversare le tempeste, attendere il momento opportuno, e poi fiorire, ancora.

A partire da: adatto per proiezioni e laboratori anche alla scuola materna.

Specialmente consigliato per: le persone che si sentono in balia del tempo, che non vogliono aspettare o non vogliono cambiare, che non sanno più cosa aspettarsi e sono bloccate in un tempo sospeso.

Super consigliato per: le donne che stanno attraversando il dolore dopo un aborto spontaneo o un lutto perinatale e sono travolte dalla paura del futuro.

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

#LeftHandersDay

Il 13 agosto è la giornata mondiale dedicata alle persone con mancinismo, noi lefthanders. 

L’etimologia di questa parola è tutta un programma, e la dice lunga sul perchè si sia resa necessaria una giornata internazionale.

Mancino deriva da manco, che vuol dire “monco, imperfetto, difettoso” ed è poi passato a intendere la mano sinistra, ritenuta quella più debole delle due. 

Il dizionario Treccani ci dice che mancino è un agg. [der. dell’agg. manco «sinistro»]. – 1. a. non com. Sinistro: mano m., anche sostantivato (v. mancina); piede m.; Sempre acquistando dal lato m. (Dante). b.Detto di persona che presenta mancinismo, e quindi usa la mano sinistra più abilmente che la destra: ha una segretaria m.; un pugileun tennistaun chitarrista m.; spesso sostantivato: un m., una m., i mancini.

Il dizionario ci dice anche che  il termine mancino si utilizza in senso figurato per descrivere un’azione sleale o insidiosa, ma compiuta con astuzia e in modo imprevedibile; o per attribuire un carattere negativo, come sinonimo di infido, disonesto.

Come tutte le caratteristiche statisticamente poco rappresentate e quindi lontane dalla “norma statistica”, anche essere mancini è stato visto con sospetto per molto tempo, almeno fino a una quarantina di anni fa: il pregiudizio era talmente radicato che si suggeriva alle madri di legare la mano sinistra dei figli mancini, così da “abituarli” ad usare l’altra mano. Questa pratica era in auge anche a scuola, dove i mancini venivano corretti, senza se e senza ma.

Nonostante i suggerimenti di uno dei miei nonni, io per fortuna non sono stata corretta, e ho potuto tranquillamente usare la mano sinistra per fare tutte le cose che so fare. Mi sono persino laureata in medicina, nonostante il mancinismo, con buona pace di tanti anziani che ho incontrato negli ambulatori ai tempi delle sostituzioni dei medici di medicina generale: 

È una dottoressA, ed è Anche mancina…

cit: anziani copiosi giunti in ambulatorio d’estate per farsi misurare la pressione

Essere mancini comporta qualche problema pratico: chi di voi ha usato le penne con inchiostro cancellabile, ha tentato di usare una stilografica, di tagliare con le forbici da destri, di imparare a fare la maglia ai ferri, sa che occorre molta pazienza e tanta fermezza per raggiungere un buon risultato.

Per questo motivo sono fioriti negli anni i negozi, anche online, riservati solo a noi mancini: quando ho trovato le istruzioni per fare la maglia per mancini e le forbici da cucito mi sono commossa (un pò meno quando ho scoperto il costo, a dirla tutta). 

In me c’è un piccolo bambino.
La sua mano sinistra solleva il velo della notte.
La sua mano destra porta un girasole, la sua torcia.
I suoi occhi sono due stelle.
Chiediamo,
“Cosa stai cercando? dove stai andando?
dov’è la vera sorgente? e la destinazione finale?
quali strade portano a casa?”
Il bimbo sorride soltanto. Il fiore nelle sue mani
diventa un sole luminoso,
e il bimbo continua il suo cammino,
il suo sentiero tra le stelle.

THICH NHAT HANH

Per approfondire:

Il Post

Guida al mancinismo

I cinque modi in cui i mancini sentono e pensano diversamente 

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Letto per voi: Nonni con le ali

Quando i nonni volano

non si sa dove vanno

Questo non è un libro, direbbe Magritte, sfogliando le pagine di “Nonni con le ali” e quelle di “Nonne con le ali“. Intanto perchè sono due libri, cuciti insieme sottosopra.

Poi perchè, anche se sembra un libro, in realtà è una porta.

Questo libro infatti, va oltre le parole stampate.

Tra queste pagine le parole escono dalla carta, libere e lievi.

Sono prive di una punteggiatura le parole di Arianna, perchè esse stesse sono in volo.

Pronte a accompagnarci, attraverso il Volo dei nonni.

Questo libro è un Canto, un canto vero.

E no, non è un libro di canzoni. 

È Poesia, in forma di libro. Poesia che apre le porte su mondi che troppo spesso se ne stanno nascosti e inesplorati, sepolti sotto una cortina di indicibilità.

Quando capitano libri come questi, il cuore torna a casa.

Una sensazione bellissima.

Questo libro – non libro, questo libro-Poesia, libro-Porta, libro-Canto, è un libro double face. 

Ci accompagnano nel viaggio due uccelli col cappello e le ali spiegate.

I due uccelli hanno appena spiccato il volo, perdendo il cappello in aria.

Ma non sono lontani. Volano, rimanendo accanto.

Ce lo dice lo sguardo, vigile e fermo, diretto verso il lettore.

Lo sguardo ci raggiunge, durante il volo.

Nonostante il volo, vorrei poter dire.

Perchè anche se volano, i nonni mantengono lo sguardo su di noi.

Se ne vanno, ma non del tutto. Accade, quando si è dato e ricevuto molto amore, che non tutto se ne vada, con il volo.

Ed ecco, che Arianna, tavola dopo tavola, parola dopo parola tocca con il suo canto le corde profonde dell’amore e del distacco, del lutto e del ricordo. “Vado, nipote, ma rimango attraverso quanto abbiamo costruito. Rimango a sostenerti, a ricordarti, la bellezza nascosta nell’emozione della vita.

Arianna Papini, abile e raffinata artista, elegante e saggia pensatrice, tesse una poesia fatta di trame di realtà, per quella che è, intrecciate a fili di meraviglia: tra le mille, la meraviglia di scoprire il lascito prezioso del legame con i nonni amati e amorevoli. Legame che nemmeno la morte può scalfire e che la vita dovrebbe sempre poter celebrare.

Canto per i nonni volati via.

Canto per le nonne volate via.

A partire da: per tutte le età. I libri come questo dovrebbero essere a disposizione dei più piccoli ben prima che i più piccoli debbano affrontare il Volo dei nonni.

Specialmente consigliato per: i genitori che hanno qualche problema a pensare al lutto, al distacco e alla perdita, e devono poter riflettere su questo argomento in modo gentile ma onesto per essere d’aiuto, un giorno, ai loro bambini.

Super consigliato per: le maestre della scuola d’infanzia e della primaria, le famiglie che attraversano un lutto e hanno bisogno di sollievo. 

Grazie di cuore Arianna per avere pensato e creato questo libro. 

Grazie anche e sempre al tuo papà, il Prof Massimo Papini, che tanto mi ha insegnato sul rispetto dei bambini e sulla resilienza delle famiglie.

“nella magia del cielo infinito contano le stelle fino a trovare i sogni” A.Papini

Grazie ai miei nonni Marta e Claudio: da lei ho imparato l’arte di scovare il bello ad ogni costo e fare sempre del mio meglio. Da lui, ad essere scanzonata, sorniona e anche un po’ prendingiro

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

#InternationalCatDay

Alcuni dei miei libri a tema “Gatto”

-Ma ciò che esiste

non esiste per sempre? 

non è così?

-Sì nel cuore sì.

Vivian Lamarque – Poesie per un gatto

Oggi in tutto il mondo si celebra la festa del gatto e qui a matermundi ne approfittiamo per tirare fuori i gatto-libri dallo scaffale della libreria dedicato al mio animale preferito (negli anni ne ho raccolti dalla strada ben venti, di tutte le dimensioni e in tutte le condizioni, e attualmente ne ospito sei – otto, a seconda se portano o meno gli amici a cena).

I gatti sono compagni di vita straordinari, capaci di grandi insegnamenti: loro vivono, decidono, chiedono, pretendono, donano, spariscono, tornano, regalano colazioni a km zero lasciando porzioni premasticate sullo zerbino della porta, reggono con rispetto il tuo sguardo quando hai qualcosa non va, e stanno accanto, senza perdere un grammo della loro composta eleganza. Ti accudiscono a suon di fusa, anche quando la situazione è seria. Ti dormono addosso, senza pietà, mentre sei sul divano e vorresti leggere, ma non puoi perchè mettono la coda tra le pagine. Amano la tastiera del computer, follemente: soprattutto quando devi consegnare un lavoro e loro con una zampatina discreta chiudono il file, senza salvare, ovviamente. Fanno il collaudo di carrozzine, passeggini e lettini quando un bambino è in arrivo (a volte anche successivamente, just in case), giusto per testare la “sonnevolezza” dei materassi.  Corrono solo se ne vale la pena (e se lo desiderano), ti accompagnano a passeggio (ma senza dirtelo, e a patto che tu non lo chieda, ovviamente). Amano il sole, la neve, l’autunno e le foglie ballerine, detestano la pioggia (ma solo quando non possono ripararsi a dormire all’asciutto).

I gatti sono affascinanti, piacciono ai grandi e piacciono ai bambini. La letteratura per l’infanzia è gremita di gatti che sono dei grandi classici, dal Gatto con gli Stivali, al famoso Tom Micio di Beatrix Potter.

Gli autori per bambini amano illustrare le storie con i gatti: in molti si sono sbizzarriti per raccontare storie divertenti e allegre, come Gatto Nero, Gatta Bianca di Silvia Borando minibombo edizioni, che può essere proposto ai nostri bimbi anche da piccolissimi.

Molti bambini conoscono già l’ineffabile Simon’s Cat  protagonista di divertenti disegni animati su youtube: i fumetti di Simon’s Cat sono in grado di strappare una risata agli amanti dei gatti, ma anche a chi con i gatti ci vive, e conosce a menadito le loro feline personalità.

Se volete un angolo di poesia con le fusa,  leggete Poesie per un Gatto di Vivian Lamarque, un’opera saggia ma anche ironica e scanzonata al tempo stesso).

Se volete avvicinarvi all’essenza del gatto e alla sua profonda e magica natura, leggete anche questo testo di Kwong Kuen Shan  pittrice e scrittrice cinese  che vive da tempo nel Regno Unito.

Il suo Il Gatto e il Tao, edito in Italia per L’Ippocampo edizioni, è un lavoro raffinato e intelligente: unisce gli acquerelli dei gatti dell’autrice, ritratti in varie situazioni, a riflessioni tratte dai testi classici del pensiero cinese.

Il Gatto e il Tao Kwong Kuen Shan Ippocampo Edizioni

Nella prefazione l’autrice racconta di come è riuscita a vincere la fobia dei gatti, grazie al suo primo gatto che ha deciso di adottarla, e di come sia nato questo libro che vuole essere un ringraziamento ai gatti e ai testi che possono essere ispirazione, insegnamento e simbolo. 

Non opprimo i deboli e non temo i potenti.

Zuo Qining

Gatti e grandi saggi, insieme. Non potremmo chiedere di meglio.

Buona lettura, e buon #internationalcatday

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Lettura e processi neurocognitivi

Gli effetti della lettura sul neurosviluppo sono ormai noti da molto tempo, e numerosi sono gli studi che confermano l’importanza della lettura per la salute dei bambini da un lato e della relazione genitori figli dall’altro.

Nel saggio “La parola incantata. Poesia per bambini: quale come, perché” di Franco Cambi e nell’articolo “Le narrazioni nella mente dei bambini” di Calabrese, gli autori pongono l’accento sui processi neuro-cognitivi che vanno a favorire lo sviluppo e a strutturare quella che Imbasciati definirebbe l’unità mente – cervello del bambino.

Da molti anni utilizzo la narrazione e leggo poesie per affrontare argomenti culturalmente “scomodi” (la paura, il dolore, la rabbia, il lutto, la patologia mentale, i traumi ed i conflitti in genere).

Ho lavorato con gruppi di neomamme e con classi di scuola primaria: il feedback dei bambini durante i progetti di lettura che ho proposto si allinea con quanto scritto da Cambi e Calabrese. La

poesia, così come le storie narrate e condivise, anche quando affrontano argomenti “tabù”, modulano e favoriscono nel bambino (singolo e in gruppo) l’esperienza dell’apprendimento ma anche della strutturazione del sé e del “sé con l’altro”. Immaginare, narrare mondi alternativi e far “fiorire” ipotesi da verificare e integrare nell’esperienza personale (propria e del gruppo dei pari) arricchisce infatti non solo il piano dell’esperienza, ma anche il piano della “progettualità”: il bambino che incontra la poesia o ascolta la narrazione di una storia crea mondi immaginari da cui trae infiniti spunti attualizzanti, in uno scambio incessante e fecondo tra il proprio mondo interno in fieri e i mondi là fuori.

Recenti studi concordano nel valorizzare l’apprendimento favorito dall’adulto di riferimento come base di sviluppo non solo cognitivo ma anche emotivo del bambino (l’empatia allocentrica di cui parla Calabrese, ma anche le abilità di mind-reading sono possibili grazie all’utilizzo della narrazione in un contesto relazionale “sicuro”), e illustrano la bidirezionalità propria del neurosviluppo: il bambino “riceve” dall’esterno, codifica, integra sulla base dei suoi schemi cognitivi per poi “restituire” un “quid” che è un prodotto originale di incessanti costruzioni e decostruzioni: questo “lavoro” avviene massimamente nella fascia d’età che va dalla nascita ai sei anni: epoca feconda di possibilità nella quale il ruolo dell’adulto è essere una “base sicura” per esplorare i mondi possibili, immaginare quelli impossibili, fare ritorno e poi ripartire.

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Essere benessere

Le parole “bene” e “benessere”  sono molto utilizzate nella nostra cultura, sia come termini semplici che in locuzioni più articolate.

Digitando su google la parola “bene” questa è indexata in 68.300.000 pagine, mentre “benessere” è presente in 24.800.000 voci. Se combiniamo le parole “benessere” e “salute”  le voci salgono a oltre 30.000.000, a testimoniare la sinergia d’impiego di questi due termini.

Bene e benessere sono utilizzate non solo in modo letterale, come da dizionario, ma in maniera estesa, p

er rappresentare una vasta gamma di concetti. In molti ambiti, soprattutto nel web, il ricorso a questi due termini è divenuto quasi compulsivo.

La pubblicità e il marketing in generale hanno investito per anni sulle parole “bene” e “benessere” per vendere i prodotti più disparati (dalle diete dimagranti, ai coloranti per capelli, alle pentole), per vendere stili di vita, o per incoraggiare cambiamenti culturali di massa (alimentari, estetici, e più in generale relativi alle scelte del singolo e delle famiglie): le “promesse” pubblicitarie vertono tutte s

u una soddisfazione immediata dei desideri o dei sensi, o sull’acquisizione, in un futuro non meglio precisato, di un maggiore livello di benessere rispetto a quello attuale.

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Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Nutrizione e fertilità

Prima di poter nutrire un bambino che cresce dentro di te, devi imparare a nutrire te stessa.

Kim Hahn and the editors of Conceive Magazine

Prof Alfredo Vannacci,
Neurofarba, Università degli Studi di Firenze.
Contatta l’autore

Tutti gli apparati del nostro organismo hanno bisogno di livelli adeguati di nutrienti, sia in termini quantitativi che qualitativi ed il sistema riproduttivo non fa certo eccezione. In linea generale le raccomandazioni per una corretta alimentazione durante il concepimento (e per molti versi anche durante la successiva gravidanza) non si discostano tanto dalle raccomandazioni generali della moderna scienza nutrizionale per un buono stato di salute, anche se esistono alcuni aspetti specifici di cui è necessario tenere conto. Le raccomandazioni riportate in questo articolo derivano dalla letteratura scientifica internazionale e devono essere intese come linee di guida di provata efficacia a cui fare riferimento nella scelta quotidiana degli alimenti da assumere quando si è in cerca di una gravidanza. Non possono essere tuttavia considerate indicazioni dietetiche valide in ogni circostanza, né quando siano presenti patologie; in ogni caso si rimanda alla consulenza con un medico, un dietista o un nutrizionista per la definizione del programma alimentare più adeguato alla singola persona. Leggi tutto “Nutrizione e fertilità”

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Infertilità e fitoterapia tradizionale cinese

Con il termine infertilità si definisce l’incapacità di una coppia a intraprendere e portare a termine una gravidanza dopo un certo periodo di rapporti sessuali non protetti. Il limite temporale di riferimento è di almeno un anno, ma è un indice relativo che dipende molto dall’età della coppia e in particolare da quella della donna.

A cura del Prof. Alfredo Vannacci

Da secoli l’agopuntura e la medicina tradizionale cinese offrono il loro contributo nell’ottimizzare i meccanismi che stanno alla base della fertilità sia maschile sia femminile, come dimostrano numerosi studi pubblicati negli ultimi anni, sia sulla infertilità maschile (con risultati a volte addirittura sorprendenti sul numero e sulla qualità degli spermatozoi), sia soprattutto sul sostegno alle tecniche di fecondazione assistita, indicazione in cui l’agopuntura è oggi sempre più utilizzata.

Se anche la fitoterapia ha tradizionalmente ricoperto un ruolo nel sostegno della fertilità sia maschile che femminile – basti pensare all’uso della Maca (Lepidiummeyenii) in Sudamerica o del Ginseng (Panax Ginseng) in estremo oriente – tuttavia le dimostrazioni di efficacia in questo settore erano ad oggi abbastanza carenti. E’ con grande interesse quindi che viene accolta la recente pubblicazione di una metanalisi condotta da due ricercatori australiani, Ried e Stuart, che ha valutato l’utilizzo della fitoterapia tradizionale cinese nel trattamento dell’infertilità femminile. Il lavoro, pubblicato sull’ultimo numero di Complementary Therapies in Medicine, mostra come in realtà la Medicina Tradizionale Cinese abbia molto da dire in questo settore anche quando confrontata con i più moderni strumenti della medicina e della ricerca scientifica.

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Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Infertilità e agopuntura

Infertilità trattamento

Sia nell’uomo che nella donna la fertilità raggiunge l’apice tra i 20 e i 25 anni per poi cominciare a diminuire seppur in maniera diversa tra i due sessi.

 Articolo a cura del dott. Alfredo Vannacci, Centro per la Medicina Integrativa, Università degli Studi di Firenze; Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA, consiglio direttivo e commisione ricerca) e del dott. Carlo Maria Giovanardi, Presidente Associazione Medici Agopuntori Bolognesi, presidente Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA)

Con il termine infertilità si definisce l’incapacità di una coppia a intraprendere e portare a termine una gravidanza dopo un certo periodo di rapporti sessuali non protetti. Il limite temporale di riferimento è di almeno un anno, ma è un indice relativo che dipende molto dall’età della coppia e in particolare da quella della donna.

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