Letto per voi: Angeli

Emily Dickinson incontra la magia di Sonia Maria Luce Possentini e nasce grazie a Carthusia un albo che incanta il lettore.

Sola non posso essere

Perchè eserciti mi fanno visita

Ospiti senza nome

Che eludono la chiave

Non hanno vesti né nomi

Non almanacchi, né climi

Ma case diffuse, come gli gnomi.

Illustrazione di Sonia Maria Luce Possentini

Questo è il genere di albo che avrei voluto ricevere da piccola: è l’albo adatto da trovare sotto l’albero di Natale, quel genere di libro che anche mani piccole (ma non piccolissime) possono sfogliare, direttamente seduti per terra, con le guance scaldate dalla luce di una lampada e gli spifferi di vento alle finestre.

In questo albo si parla di angeli, con il linguaggio asciutto, “netto” e tuttavia evocativo di Emily: il suo modo di scrivere, che è più un ridefinire che un indagare o un domandarsi ci racconta la sua versione degli angeli, in un modo che ci conquista subito.

Emily con le sue poesie ha compiuto scorribande notevoli e mirabili tra il dentro e il fuori,  tra il suo ricco mondo interno e la vita tutta intorno, e oltre: ci presenta, direttamente dall’oltre i suoi angeli cosmici, descritti come compagni inseparabili, capaci di superare confini, e porte chiuse.

Gli Angeli di Emily sono compagni di viaggio, tra il dentro e il fuori, e forse tra il dentro e il dentro: venuti a conciliare i mondi, i sogni, le paure e le attese, così umane nel loro divenire che dipanare questa matassa potrebbe sembrare opera troppo complicata, senza l’aiuto di una guida.

Ed è proprio per questo che, una volta arrivati, non ci lasciano più.

A partire da: sei anni

Specialmente consigliato per: chi ha bisogno di stupirsi, e riempirsi gli occhi di bellezza. 

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Educare alla lettura, educare alle emozioni

L’educazione alla lettura è un tema che mi è molto caro: lo promuovo da anni non solo come esperta di psicologia perinatale (con i neogenitori ed i nonni), o con i miei pazienti in psicoterapia, ma anche come autrice di progetti in alcune classi di scuola primaria di Prato sulla narrativa delle emozioni.

Numerosi autori sottolineano l’importanza di almeno tre fattori ritenuti necessari per promuovere l’educazione alla lettura:

1) la presenza di almeno un adulto disponibile ad educare, (e ancor prima, spesso, ad educarsi alla lettura): le madri in primis ma anche il contesto familiare allargato, così come le insegnanti/educatrici hanno un ruolo fondamentale per promuovere la lettura e con essa/ attraverso essa tutto ciò che la lettura comporta nello sviluppo del bambino. L’adulto veramente disponibile a “farsi strumento” per facilitare l’incontro con il libro e lo sviluppo del piacere della lettura è fondamentale per il buon esito del progetto: un adulto che “legge tanto per passare il tempo”, perché “va fatto”, perché “fa bene al bambino” ma non ha passione alla lettura, non è abituato ad ascoltare altri leggere, né ad ascoltarsi mentre legge, difficilmente raggiungerà lo scopo stabilito (a questo proposito, particolarmente evocative e fruibili sono le riflessioni sulla “Voce Fiume” di Valentino Merletti);

2) la presenza di un adeguato “registro” relazionale tra chi legge e chi ascolta/ guarda/ sfoglia il libro: la necessità di “sintonizzarsi”, di trovare il ritmo, di rispettare i tempi, i modi e la velocità di lettura sono elementi imprescindibili per favorire l’interesse nel libro e nella lettura da parte del bambino. Altrettanto importante è la capacità di cogliere i feedback dei bambini durante e dopo la lettura proposta e dunque scegliere, selezionare e proporre libri che siano fruibili, che siano sufficientemente comprensibili cosicché i bambini siano invogliati a soffermarsi o a ritornarvi sopra, da soli o con l’adulto;

3)  il riconoscimento del bambino come interlocutore privilegiato, in grado di partecipare all’atto del “leggere” e del “guardare le figure” in modo attivo: il bambino si appassiona alla lettura non quando la subisce come mero ricevente, ma quando può trovare lo spazio ed il tempo per interagire con l’adulto e con il libro stesso.

L’educazione alla lettura, attraverso la relazione e il rispecchiamento con l’adulto, è una strada per l’educazione alle emozioni, aspetto pedagogico di particolare rilevanza nel nostro attuale vivere contemporaneo, sia per l’adulto, che deve riscoprirsi bambino e pertanto educabile, sia per il bambino, in cerca di autonomia ed interdipendenza.

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

La narrazione come patrimonio dell’umanità

“Narrare è intrecciare e dipanare eventi attorno a un centro e secondo un senso. Il centro è, in genere, un personaggio, e il senso è un’esistenza” F.Cambi

 

La narrazione costituisce un patrimonio irrinunciabile dell’essere umano, mezzo primario di identificazione e di evoluzione, al punto da essere annoverato da alcuni psicologi tra i bisogni fondamentali dell’uomo, in grado di influenzarne il benessere e la salute.

Il narrare-narrarsi è a pieno titolo al centro di percorsi di cura come il counseling e la psicoterapia. Curare con le parole, attraverso le parole, offerte e ricevute, trova la sua radice nell’uomo e nella sua storia. Fin dagli albori della sua esistenza, infatti, l’uomo ha “lasciato tracce” narrative di sé, ha compiuto veri e propri sforzi comunicativi che ha poi raffinato nel corso del tempo, individuando forme del narrare e del narrarsi via via nuove e multiformi (dai pittogrammi sulle grotte alle attuali forme narrative di vlogging). Non è un caso che l’atto del narrarsi-narrare sia attività presente in tutti i tempi e in tutte le culture. Le forme narrative possibili sono molteplici: in alcuni popoli particolari tradizioni narrative (frequentemente il racconto orale) costituiscono un elemento identitario fondante, che si tramanda di generazione in generazione. Il bisogno di narrare, che è proprio dell’infanzia, non si esaurisce con l’infanzia stessa, ma prosegue e accompagna l’uomo per tutta la sua esistenza, ed oltre. Il filo che unisce le generazioni passate a quelle future è un filo di narrazioni, esplicite o implicite, sulle quali i bambini, ma anche gli adulti operano un lavoro di volta in volta superficiale o profondo, fantastico o realistico, il cui scopo è l’accesso al mondo (interno, in fieri, ma anche esterno), la comprensione del mondo, la presa di coscienza del mondo e delle sue forme. La narrazione si pone dunque come nucleo fondante della formazione (intesa come formarsi, prima di tutto e poi formare), e come strumento pedagogico fondamentale.

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Cinema e letteratura: non è sempre la “solita” storia!

“Personalmente, preferisco il libro” Hitchcock

Il cinema utilizza uno specifico ed affascinante linguaggio narrativo e numerosi sono gli studi che analizzano la relazione e le differenze tra il linguaggio del cinema e il linguaggio della letteratura. Secondo Metz cinema e letteratura hanno in comune i significati, (sostanza, forma e contenuto), ma differiscono per il significante (la forma di espressione). Pur cambiando il modo d

i esprimere il racconto, alla base dei due linguaggi rimane la narrazione: Chatman e Jost, con la narratologia comparata, hanno messo in rilievo gli aspetti comuni tra i due tipi di linguaggio: l’analisi dei personaggi, i rapporti cronologici e causali delle varie sequenze, la presenza/punto di vista del narratore.

Un film può dunque essere non solo “visto” ma anche “letto”, come un libro.

Un film si può dunque leggere su diversi livelli:

1) un primo livello, quello richiesto allo spettatore: una lettura che permetta di comprendere correttamente il significato dato dalla successione e combinazione di immagini e suoni;

2) un livello più specifico e approfondito: il riconoscimento degli elementi costitutivi del linguaggio filmico (elementi visivi, verbali e musicali) e degli effetti della loro combinazione, lettura che richiede un apposito metalinguaggio per esprimere i procedimenti attraverso cui si realizza la strategia comunicativa del film;

3) la somma dei due: l’incontro tra gli elementi costitutivi del linguaggio filmico (punto 2) e un universo narrativo coerente e riconoscibile;

4) infine, la lettura di tutti quegli elementi non strettamente necessari alla descrizione della storia, che tuttavia concorrono a significati simbolici e secondi. Quest’ultimo aspetto ha una grande importanza quando si utilizza il cinema a fini terapeutici.

Quale che sia il linguaggio scelto, quello del libro o quello del cinema, il comun denominatore resta dunque l’arte del racconto, che si esprime attingendo dai diversi linguaggi, attivando nel lettore specifiche competenze cognitive ed emotive. Il potere evocativo del cinema in particolare rende immediata e spesso catartica la possibilità di guardare il mondo “a distanza”, sullo schermo e di attivare/ riattivare, sentire/codificare nell’immediatezza della visione, specifici angoli del proprio mondo interno.

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Il fascino infinito del picture book

Durante la gravidanza del mio primo figlio, nel 2002, sono letteralmente caduta nel tunnel della letteratura per l’infanzia.

Quando mi sono iscritta al corso di Perfezionamento in Linguaggi Narrativi e letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, organizzato dall’Università degli Studi di Firenze, la ragione primaria era quella di approfondire il mondo degli albi illustrati e dei wordless picture book, che mi hanno sempre appassionato, ma che non avevo mai “studiato”. L’illustrazione e gli albi illustrati aprono  “un mondo dentro a un mondo”, quello della letteratura, della pedagogia, dell’apprendimento e dello sviluppo infantile ponendosi come mezzo privilegiato di accesso al mondo esterno e al mondo interno di chi legge e di chi ascolta.

Gli albi illustrati, con e senza parole hanno dunque infinite possibilità di utilizzo e dunque sono grandi le ricchezze e le opportunità che si nascondono in 32 pagine.

Approfondendo la tematica degli albi illustrati e del loro razionale di impiego pedagogico, ho inoltre collezionato finalmente un sacco di risposte da dare a chi per anni ha guardato con sospetto la mia collezione di albi illustrati e di wordless picture book (impropriamente definiti silent-book in Italia), che per alcuni sono (cito testualmente) “libri inutili, che non insegnano niente e che occupano solo un sacco di spazio”.

La nostra cultura è ferma ad un apprendimento verticale dall’alto verso il basso e nozionistico, livellato su obiettivi minimi da raggiungere e poco incline alle eccezioni: non stupisce quindi, che l’albo illustrato in cui ogni bambino è chiamato a rinarrare una narrazione secondo il suo proprio punto di vista, spesso non coincidente con quello dell’illustratore o dell’autore, sia visto con sospetto da molti adulti.

Ilaria Tontardini scrive punto per punto tutte le cose che si possono fare con un albo illustrato, tutto ciò che un bambino può attingere dall’incontro con l’albo, fino ad arrivare al 4 punto, che è quello che come mamma e terapeuta ha per me una grande importanza quotidiana: riuscire a raccontare e a raccontarsi, a formulare “teorie del mondo” e utilizzare le immagini e le parole del testo per fare un’esperienza di ricchezza trasformativa.

Valentino Merletti  sottolinea fin dal titolo il grande valore che si cela nel picture book, ovvero quello di costituire il primo vero strumento di lettura condivisa da adulto e bambino.

Anche se in Italia siamo ancora impegnati a dare una definizione di cosa è e di cosa non è, di come si chiama e di come non si chiama, per Valentino Merletti siamo ancora lontani da avere una visione univoca dell’albo illustrato, come di qualcosa il cui valore finale è superiore alla somma delle parti.

Eppure, il valore del picture book lo si evince mettendosi accanto a un bambino o in cerchio in un piccolo gruppo per condividere la lettura: in grado di calamitare l’attenzione e di generare dibattiti (interiori e, a volte, condivisi), in grado di offrire un punto di vista a tutti (anche ai bambini con difficoltà di apprendimento), in grado di essere rassicuranti e al tempo stesso in grado di accompagnare i lettori al di fuori della comfort zone. Vale per i bambini, ma vale ancora di più per gli adulti, come ho avuto modo di constatare nei miei laboratori sulle emozioni difficili e sul ciclo di vita.

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Letto per voi: Michael Rosen’s Sad Book

Michael Rosen – Quentin Blake

We all have sad stuff. Maybe you have some right now, as you read this.

Michael Rosen è un famoso autore inglese di libri per bambini.

In Italia il suo testo più noto è sicuramente “A caccia dell’Orso” divertente e popolare libro per bambini scritto insieme ad Helen Oxenbury ( chi ha bambini piccoli e  non è mai andato con loro a caccia dell’orso, deve in ogni modo provare questa esperienza, prima che crescano troppo).

Purtroppo meno noto in Italia il libro di cui voglio parlarvi oggi: Michael Rosen’s SAD BOOK , pubblicato nel 2004 da Candlewick Press e correttamente rivolto, nelle intenzioni degli autori, sia ai bambini che agli adulti. SAD BOOK (scritto grande, in stampatello, bene in vista sulla copertina) è un libro coraggioso e onesto sul dolore del lutto, su come funzionano i giorni dopo la perdita e su cosa possiamo/dobbiamo farcene del dolore che rimane.

Questo testo, unico nel suo genere, ha ricevuto numerosi consensi dai critici letterari, è stato recensito da varie testate ed è stato edito più volte. Nonostante questi plausi, e nonostante le magnifiche illustrazioni che quasi parlano da sole alle persone in lutto,  difficilmente vedremo tradotto questo libro in italiano.

In Italia il lutto è ancora un tabù: se proprio deve essere affrontato, viene trattato con molta fatica, in modo superficiale e sintetico e spesso ne vengono affrontate solo determinate parti, quelle più accessibili all’immaginario collettivo, tralasciando gli aspetti più “negativi” e scomodi correlati al lutto. È molto difficile nel nostro paese parlare del percorso che va dal momento della perdita fino alla trasformazione del dolore in qualcosa di diverso, più simile alla “vita” che al limbo del lutto. Questo percorso di trasformazione del dolore è un percorso lungo, è un percorso complicato, è dannatamente poco certo: non si sa come andrà a finire la nostra elaborazione, nonostante l’impegno, gli sforzi, la volontà.

Non si sa finché non abbiamo attraversato il primo anno anno e mezzo e quindi finché non abbiamo trasformato abbastanza il dolore così da riuscire a tenerlo saldamente per mano, senza che ci scappi da tutte le parti e ci impedisca di vedere dove stiamo andando e cosa stiamo facendo. Affrontare questo penoso viaggio esperienziale con candore e onestà è difficile, e suona come molto penoso e spaventoso. Chi potrebbe mai voler comprare un libro così triste? Ecco perchè in Italia i libri per bambini sul lutto sono pochi, ecco perchè li troviamo dentro piccole e preziose nicchie, ecco perchè alcuni sono stati pubblicati e mai più riediti, e quindi non sono più distribuiti.

Forse il nostro mercato non è ancora pronto per stampare libri in italiano, per bambini, in cui si descrive e si disegna il lutto di un padre che senza pudori e senza peli sulla lingua ci fa entrare nel faticoso mondo della sua personale elaborazione del lutto, dopo la grave e prematura perdita di suo figlio Eddie.

Dobbiamo per adesso accontentarci di leggerlo in lingua originale, e questo significa che possiamo leggerlo solo se si sa l’inglese. Un vero peccato, perchè questo testo potrebbe essere utilizzato ampiamente come ausilio per molte persone in lutto che l’inglese non lo conoscono, ma conoscono a menadito cosa prova Michael Rosen, perchè lo stanno provando o l’hanno provato, allo stesso modo, anche loro.

Il libro si apre con un ritratto di Michael:

“This is me being sad”

“Really I’m sad but pretending I’m happy”

Michael Rosen’s SAD BOOK

Con questo ritratto, il mio amore per Quentin Blake, iniziato con i libri di Roal Dahl, è ulteriormente cresciuto: la straordinaria coppia autore e illustratore aprono il “libro triste di michael” con il primo gigantesco equivoco culturale che colpisce quasi tutte le persone in lutto.

Questi due giganti della letteratura per l’infanzia non potevano non pensare, stante il loro rapporto privilegiato con i bambini e i ragazzi a un modo migliore, più onesto e veritiero  per aprire un libro sulla tristezza, e chiarire subito la centralità delle relazioni, con chi non c’è più e con chi rimane.

Chi è in lutto, infatti, è impegnato in una battaglia su più fronti: non è solo impegnato dal lutto per la persona venuta a mancare e dalle sue contemporanee reazioni psico-fisiche all’evento luttuoso, ma fin da subito si trova costretto ad affrontare una parte del lutto, quella che gli inglesi definiscono mourning e che in italiano non ha un termine corrispondente, che potremmo definire “lutto sociale“. Il lutto sociale è quell’aspetto del lutto che va oltre il defunto, oltre al tuo sentire, perchè riguarda il “se con l’altro“, riguarda la dimensione psicologica e sociale della tua relazione con gli altri, del tuo stile di attaccamento, e di come l’evento luttuoso influenza la tua vita sociale successiva. Riguarda le tue aspettative su come reagiranno gli altri al tuo dolore, e riguarda le tue aspettive su come dovresti reagire tu, che immagine vorresti dare agli altri, cosa riesci a chiedere e i feedback che gli altri danno alle tue richieste. Il lutto sociale riguarda anche, direi soprattutto, le aspettative generali che gli altri (parenti, amici, colleghi di lavoro, società in generale) hanno su come una persona dovrebbe affrontare il suo percorso di lutto.

La persona in lutto paga un prezzo molto alto per molti mesi, impegnata com è a muoversi con il suo ingombrante carico di dolore tra l’assenza, la vita com’è adesso, gli altri e le loro richieste, il futuro che sembra nebuloso e insensato. Rosen dopo la morte di Eddie per meningite, cerca risposte che non riesce a trovare. Le cerca, stimolato, incessantemente, dagli altri suoi figli, impegnati ad elaborare la scomparsa del fratello come solo i bambini sanno fare.

The children, Rosen says, “would ask, ‘And how old’s Eddie now?’ And I’d say, ‘Well, he’s just died.’ I didn’t know what else to say, really. It was literally just a few months after. Kids were asking me questions, and I was thinking, ‘I’ve got to have a way of answering it, and so in the end I wrote [this book] as an answer, almost as if I owed it to them

Michael Rosen – The Guardian

Rosen scrive questo libro per rispondere ai suoi figli e, nel cercare le risposte per loro, fa un viaggio prezioso dentro il suo lutto, mettendosi a nudo, in precario equilibrio tra rinuncia e propositi, assenza e ricordo, ribellione e accettazione. Si mette a nudo, e Quentin Blake evoca con i suoi tratti nervosi e vividi le emozioni della perdita senza aggiungere fronzoli riparatori, senza edulcorare, senza distogliere lo sguardo dai momenti più bui.

 Sad Book doesn’t hide the darkness. It doesn’t try to pretend that suffering and sadness are easy to bear. But it does at least show that it’s okay to feel bad sometimes

Sam Jordison – The Guardian

A partire da: dai sei anni, insieme a un adulto che ha già letto questo ed altri libri sul lutto e riesce a “stare” in modo consapevole ed onesto accanto a un bambino, alle sue reazioni e alle sue domande rispetto alla morte e al lutto

Specialmente consigliato per: chi lavora con le persone in lutto, le persone in lutto.

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Letto per voi: Il giorno prima

VERBAVOLANT edizioni

Lorenzo Naia e Roberta Rossetti ci regalano un albo illustrato originale, delicato e poetico.

Il giorno prima è un viaggio emozionale che il lettore compie semplicemente aprendo una busta: la storia contenuta nella busta è un albo illustrato – poster, ed è costruita in cinque tavole di dimensioni crescenti. La storia si dipana giocando tra le geometrie ed i volumi di un testo opportunamente piegato in modo da disvelarsi completamente solo alla fine del racconto, riempiendo gli occhi del lettore, e le sue braccia.

Il giorno prima è un albo delicato e profondo insieme, che si rivolge idealmente a tutti: strizza l’occhio ai giovani scalpitanti e impazienti alla ricerca del futuro, accoglie in un abbraccio di carta le incertezze degli adulti pieni di disincanto disillusi per i giorni che verranno.

Si può leggere, andrebbe letto, condiviso, mostrato, proiettato sul muro anche ai  bambini, fin da piccolissimi. Parla del tempo che passa, della speranza che oscilla, dell’incredulità che dopo una stagione di freddo e silenzio possa sbocciare una stagione di fragorosa vita. 

I bambini, prima di diventare adulti spaventati dalle loro stesse ombre social, dovrebbero infatti poter ricevere da noi adulti questo dono: il dono di poter riflettere fin da piccoli sull’importanza di dare tempo al tempo, sulla fecondità dell’attesa anche quando si fa a nostro giudizio troppo lunga, sulla fiducia in noi stessi, che siamo semi e germogli e ci scordiamo di rimanere semi e di poter germogliare, in un modo o nell’altro, per tutta la vita. È un testo sull’impazienza e sullo smarrimento del giorno prima, di quel giorno dove sembra che niente accadrà più e nulla sia certo.

È un albo coccola, questo, e sappiamo bene di quante coccole abbiamo bisogno in questo mondo frenetico e distratto. Attraverso la bellezza delle illustrazioni e la delicata fermezza del messaggio questo libro parla a chi sta crescendo, a chi cambia, a chi non vorrebbe cambiare, ma è in balia degli eventi: è un libro permeato di quella bella e desueta speranza che non è resa al fato, o sterile delega a un ipotetico salvatore, ma riparazione di sè, cura di sè e creatività.

In questo albo si affronta infatti  un viaggio che è comune alle vite di molti: un percorso che va dal silenzio sospeso e apparentemente vuoto alla vita che esplode in un tripudio di bellezza.

Il viaggio della bambina-donna germoglio, protesa tra la terra e il cielo è il viaggio di ciascuna di noi, alle prese con gli eventi della vita, con i sogni sospesi, con quelli infranti, con l’amaro in bocca degli insuccessi, delle perdite e dei lutti e con quel pizzicorino creativo che ben conosciamo se solo ci mettiamo in ascolto di noi stesse, a qualunque età, ed in qualunque situazione.

La bambina-germoglio attraversa le fasi della rinascita, ci offre attraverso i colori e le parole, tutte le sfumature di un percorso di ritorno alla vita che sembra impossibile ma è naturale conseguenza della nostra profonda  e resiliente natura umana.

Attraversare le tempeste, attendere il momento opportuno, e poi fiorire, ancora.

A partire da: adatto per proiezioni e laboratori anche alla scuola materna.

Specialmente consigliato per: le persone che si sentono in balia del tempo, che non vogliono aspettare o non vogliono cambiare, che non sanno più cosa aspettarsi e sono bloccate in un tempo sospeso.

Super consigliato per: le donne che stanno attraversando il dolore dopo un aborto spontaneo o un lutto perinatale e sono travolte dalla paura del futuro.

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Leggere per immagini nella prima infanzia

La lettura per immagini ha un ruolo pedagogico e formativo molto importante, soprattutto (ma non solo) nella prima infanzia: proporre un racconto per immagini dovrebbe dunque seguire dieci passi “sicuri”, che affronteremo brevemente qui di seguito.

Una premessa: la proposta di lettura, e di lettura per immagini in particolar modo è sempre carica dei “significanti” e dei significati propri del proponente e del bambino: ogni bambino risponde a questa proposta in modo personale e delle peculiarità dei singoli bambini è necessario tenere conto, in modo da interessare il più possibile ognuno di loro ed attivare in ciascuno quelle attività cognitive che si sviluppano attraverso la lettura e la narrazione.

La scelta del libro è dunque importante, come sono importanti i “modi” di presentazione e l’approccio alla narrazione dei proponenti.

Il libro “sufficientemente buono”, per parafrasare Winnicot risponderà ad alcuni requisiti:

  1. avrà figure chiare e riconoscibili, che attingono al mondo conosciuto dal bambino e possono gratificare la sua abilità nel ri-conoscere le figure presenti nel libro;
  2. il libro giusto non potrà ridursi ad un mero  elenco di cose già note. Questi libri, commercialmente diffusi in tirature molto ampie, solitamente nulla aggiungono a quanto già a disposizione del bambino. Andrebbero evitati, o quantomeno integrati con altre proposte ed alternati tra loro;
  3. sarà avvincente grazie all’uso sapiente del colore;
  4. allo svolgersi della storia che nasce dall’avvicendarsi delle immagini pagina dopo pagina;
  5. alla disposizione delle figure nella pagina;
  6. al materiale usato per fabbricarlo;
  7. al modo di proporlo: libro stampato o proiezione sul muro, ad esempio.

Questi sette elementi  favoriranno nel bambino la costruzione di immaginari personali e la personale traccia di una “storia” che poi il bambino riuscirà a ricostruire, a suo modo, mettendo in evidenza gli aspetti prediletti.

  1. il libro sarà oggetto di corsi e ricorsi: il bambino potrà recuperarlo e riguardarlo e riflettere sul libro ancora e ancora, alla ricerca del vecchio (la gratificazione di cui sopra) e del nuovo (i nuovi particolari, le chiavi di lettura possibili), ampliando le sue competenze metacognitive e imparando che intorno ad una storia letta in gruppo fioriscono decine di contributi diversi e ricchi;
  2. il libro sarà strumento per permettere a tutti i bambini, anche a quelli in condizioni socio economiche svantaggiate, di sviluppare al meglio le competenze cognitive (per le quali, ad esempio, è necessario che ci sia congruenza tra illustrazioni e testo, e che le illustrazioni siano chiare e fruibili);
  3. i piccoli lettori attraverso le illustrazioni potranno più facilmente comprendere e memorizzare la storia e poi ricostruirla autonomamente, utilizzando le immagini a disposizione, anche al di sotto dei cinque anni.
Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Letto per voi: Nonni con le ali

Quando i nonni volano

non si sa dove vanno

Questo non è un libro, direbbe Magritte, sfogliando le pagine di “Nonni con le ali” e quelle di “Nonne con le ali“. Intanto perchè sono due libri, cuciti insieme sottosopra.

Poi perchè, anche se sembra un libro, in realtà è una porta.

Questo libro infatti, va oltre le parole stampate.

Tra queste pagine le parole escono dalla carta, libere e lievi.

Sono prive di una punteggiatura le parole di Arianna, perchè esse stesse sono in volo.

Pronte a accompagnarci, attraverso il Volo dei nonni.

Questo libro è un Canto, un canto vero.

E no, non è un libro di canzoni. 

È Poesia, in forma di libro. Poesia che apre le porte su mondi che troppo spesso se ne stanno nascosti e inesplorati, sepolti sotto una cortina di indicibilità.

Quando capitano libri come questi, il cuore torna a casa.

Una sensazione bellissima.

Questo libro – non libro, questo libro-Poesia, libro-Porta, libro-Canto, è un libro double face. 

Ci accompagnano nel viaggio due uccelli col cappello e le ali spiegate.

I due uccelli hanno appena spiccato il volo, perdendo il cappello in aria.

Ma non sono lontani. Volano, rimanendo accanto.

Ce lo dice lo sguardo, vigile e fermo, diretto verso il lettore.

Lo sguardo ci raggiunge, durante il volo.

Nonostante il volo, vorrei poter dire.

Perchè anche se volano, i nonni mantengono lo sguardo su di noi.

Se ne vanno, ma non del tutto. Accade, quando si è dato e ricevuto molto amore, che non tutto se ne vada, con il volo.

Ed ecco, che Arianna, tavola dopo tavola, parola dopo parola tocca con il suo canto le corde profonde dell’amore e del distacco, del lutto e del ricordo. “Vado, nipote, ma rimango attraverso quanto abbiamo costruito. Rimango a sostenerti, a ricordarti, la bellezza nascosta nell’emozione della vita.

Arianna Papini, abile e raffinata artista, elegante e saggia pensatrice, tesse una poesia fatta di trame di realtà, per quella che è, intrecciate a fili di meraviglia: tra le mille, la meraviglia di scoprire il lascito prezioso del legame con i nonni amati e amorevoli. Legame che nemmeno la morte può scalfire e che la vita dovrebbe sempre poter celebrare.

Canto per i nonni volati via.

Canto per le nonne volate via.

A partire da: per tutte le età. I libri come questo dovrebbero essere a disposizione dei più piccoli ben prima che i più piccoli debbano affrontare il Volo dei nonni.

Specialmente consigliato per: i genitori che hanno qualche problema a pensare al lutto, al distacco e alla perdita, e devono poter riflettere su questo argomento in modo gentile ma onesto per essere d’aiuto, un giorno, ai loro bambini.

Super consigliato per: le maestre della scuola d’infanzia e della primaria, le famiglie che attraversano un lutto e hanno bisogno di sollievo. 

Grazie di cuore Arianna per avere pensato e creato questo libro. 

Grazie anche e sempre al tuo papà, il Prof Massimo Papini, che tanto mi ha insegnato sul rispetto dei bambini e sulla resilienza delle famiglie.

“nella magia del cielo infinito contano le stelle fino a trovare i sogni” A.Papini

Grazie ai miei nonni Marta e Claudio: da lei ho imparato l’arte di scovare il bello ad ogni costo e fare sempre del mio meglio. Da lui, ad essere scanzonata, sorniona e anche un po’ prendingiro

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

#InternationalCatDay

Alcuni dei miei libri a tema “Gatto”

-Ma ciò che esiste

non esiste per sempre? 

non è così?

-Sì nel cuore sì.

Vivian Lamarque – Poesie per un gatto

Oggi in tutto il mondo si celebra la festa del gatto e qui a matermundi ne approfittiamo per tirare fuori i gatto-libri dallo scaffale della libreria dedicato al mio animale preferito (negli anni ne ho raccolti dalla strada ben venti, di tutte le dimensioni e in tutte le condizioni, e attualmente ne ospito sei – otto, a seconda se portano o meno gli amici a cena).

I gatti sono compagni di vita straordinari, capaci di grandi insegnamenti: loro vivono, decidono, chiedono, pretendono, donano, spariscono, tornano, regalano colazioni a km zero lasciando porzioni premasticate sullo zerbino della porta, reggono con rispetto il tuo sguardo quando hai qualcosa non va, e stanno accanto, senza perdere un grammo della loro composta eleganza. Ti accudiscono a suon di fusa, anche quando la situazione è seria. Ti dormono addosso, senza pietà, mentre sei sul divano e vorresti leggere, ma non puoi perchè mettono la coda tra le pagine. Amano la tastiera del computer, follemente: soprattutto quando devi consegnare un lavoro e loro con una zampatina discreta chiudono il file, senza salvare, ovviamente. Fanno il collaudo di carrozzine, passeggini e lettini quando un bambino è in arrivo (a volte anche successivamente, just in case), giusto per testare la “sonnevolezza” dei materassi.  Corrono solo se ne vale la pena (e se lo desiderano), ti accompagnano a passeggio (ma senza dirtelo, e a patto che tu non lo chieda, ovviamente). Amano il sole, la neve, l’autunno e le foglie ballerine, detestano la pioggia (ma solo quando non possono ripararsi a dormire all’asciutto).

I gatti sono affascinanti, piacciono ai grandi e piacciono ai bambini. La letteratura per l’infanzia è gremita di gatti che sono dei grandi classici, dal Gatto con gli Stivali, al famoso Tom Micio di Beatrix Potter.

Gli autori per bambini amano illustrare le storie con i gatti: in molti si sono sbizzarriti per raccontare storie divertenti e allegre, come Gatto Nero, Gatta Bianca di Silvia Borando minibombo edizioni, che può essere proposto ai nostri bimbi anche da piccolissimi.

Molti bambini conoscono già l’ineffabile Simon’s Cat  protagonista di divertenti disegni animati su youtube: i fumetti di Simon’s Cat sono in grado di strappare una risata agli amanti dei gatti, ma anche a chi con i gatti ci vive, e conosce a menadito le loro feline personalità.

Se volete un angolo di poesia con le fusa,  leggete Poesie per un Gatto di Vivian Lamarque, un’opera saggia ma anche ironica e scanzonata al tempo stesso).

Se volete avvicinarvi all’essenza del gatto e alla sua profonda e magica natura, leggete anche questo testo di Kwong Kuen Shan  pittrice e scrittrice cinese  che vive da tempo nel Regno Unito.

Il suo Il Gatto e il Tao, edito in Italia per L’Ippocampo edizioni, è un lavoro raffinato e intelligente: unisce gli acquerelli dei gatti dell’autrice, ritratti in varie situazioni, a riflessioni tratte dai testi classici del pensiero cinese.

Il Gatto e il Tao Kwong Kuen Shan Ippocampo Edizioni

Nella prefazione l’autrice racconta di come è riuscita a vincere la fobia dei gatti, grazie al suo primo gatto che ha deciso di adottarla, e di come sia nato questo libro che vuole essere un ringraziamento ai gatti e ai testi che possono essere ispirazione, insegnamento e simbolo. 

Non opprimo i deboli e non temo i potenti.

Zuo Qining

Gatti e grandi saggi, insieme. Non potremmo chiedere di meglio.

Buona lettura, e buon #internationalcatday

Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.