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Travaglio e parto…l’ossitocina

aprile 11th, 2010 Posted in Gravidanza e allattamento Tags:

 PRIMA DI COMINCIARE CONOSCIAMO L’OSSITOCINA

L’ossitocina viene definito come l’ormone dell’amore poiché governa gli aspetti del comportamento riproduttivo dell’uomo e della donna. E’ la principale sostanza prodotta dal corpo femminile che controlla il decorso del travaglio poiché stimola le contrazioni uterine.
L’utero delle donne si contrae anche fuori gravidanza, ad esempio durante l’ovulazione, durante un rapporto sessuale quando si verifica un picco di ossitocina associato all’orgasmo, oppure durante le mestruazioni. Inoltre la produzione di ossitocina induce comportamenti legati alla sfera dell’accudimento, garantisce il trasporto degli spermatozoi durante il rapporto sessuale e la fuoriuscita del latte dal seno. Durante l’allattamento è proprio la suzione del bambino che favorisce la produzione di ossitocina.
L’ossitocina, però è un ormone timido ovvero la sua produzione viene inibita da ansia, stress, dolore, preoccupazioni, persone estranee, rumori, distrazioni e luci forti.

L’ossitocina in gravidanza

L’utero non si contrae soltanto quando inizia il travaglio ma già durante la gravidanza si verificano alcune contrazioni non dolorose che compaiono sporadicamente. Queste provvedono a favorire una buona circolazione sanguigna alla placenta, a mantenere il muscolo ben tonico allenandolo anche a contrarsi come reazione a movimenti del bambino, ad uno spostamento corporeo e, nelle ultime settimane di gravidanza iniziano ad essere avvertite dalla donna come un vago senso di fastidio (contrazioni di Braxton Hicks).
Questo tipo di contrazioni può quindi iniziare e presentarsi casualmente durante il giorno diventando poi più regolare.

 


Prodromi e travaglio

aprile 11th, 2010 Posted in Gravidanza e allattamento Tags:

 PRIMO STADIO

PERIODO PRODROMICO O FASE LATENTE

Il periodo prodromico o fase latente è caratterizzato dalla presenza di contrazioni che modificano il collo dell’utero. Queste contrazioni prima irregolari e sporadiche diventano con il passare del tempo regolari e progressive, tendono ad aumentare per intensità, durata e frequenza e determinano l’appianamento cervicale ed un’iniziale dilatazione del collo uterino.

COSA ACCADE?

CONTRAZIONI 
Le contrazioni in questa fase non sono dolorose e possono susseguirsi a ripetizione durante certe ore della giornata e poi fermarsi, oppure, essere leggere ma presenti durante tutto il giorno.
Queste contrazioni permettono alla cervice, ovvero al collo dell’utero di maturare cioè di prepararsi per la dilatazione che avviene durante il travaglio.
Il dolore sarà tipo quello mestruale con notevole variabilità individuale, si concentrerà soprattutto nella parte bassa dell’addome , in corrispondenza della schiena bassa (zona lombare e osso sacro) o nella parte interna delle cosce.

MODIFICAZIONI COLLO UTERO

1. Il collo dell’utero da posteriore, ovvero orientato verso il sacro diventa ANTERIORE
2. Il collo dell’utero matura, diventa SOFFICE
3. Il collo dell’utero diventa APPIANATO ovvero diminuisce la sua lunghezza

Terminate queste modificazioni il collo dell’utero inizierà a dilatarsi e diverrà “la bocca uterina”.

Soltanto dopo queste modificazioni, che avvengono grazie alle contrazioni del periodo prodromico, inizia la dilatazione

Le modificazioni sopra illustrate rappresentano ciò che normalmente accade al collo dell’utero di una donna che non ha mai partorito (nullipara), invece in una donna che ha già partorito (primipara, secondipara o pluripara) la dilatazione può iniziare anche prima che il collo sia molto diminuito di lunghezza. Questo perché l’utero mantiene una memoria del parto precedente

TAPPO MUCOSO
Spesso potrai notare delle perdite gelatinose, filanti, stai iniziando a perdere il tappo mucoso ovvero una sostanza gelatinosa (muco) presente all’interno del collo dell’utero con la funzione di proteggere e isolare il bambino nell’utero durante la gravidanza. 
Questa perdita spesso è striata di sangue che può essere rosso scuro, marroncino o rosso brillante dovuto alla rottura dei capillari superficiali del canale cervicale
La perdita di questo tappo può avvenire qualche giorno prima o durante il travaglio stesso, non è un segno certo di inizio del travaglio ma ci dice comunque che qualcosa sta iniziando.

ROTTURA DELLE MEMBRANE
Il sacco amniotico che racchiude il bambino e contiene il liquido amniotico può rompersi in qualsiasi momento ovvero può rompersi prima che inizino le contrazioni, durante il periodo prodromico e durante il travaglio anche a dilatazione completa oppure durante la nascita del bambino, i cosiddetti “nati con la camicia”.
Potendosi rompere durante tutte queste fasi non possiamo prenderlo come un segnale di inizio travaglio. Quando il sacco si rompe in assenza di contrazioni queste iniziano spontaneamente nel 70% dei casi dopo 24 ore. 
Qualora si rompa il sacco è necessario recarsi in ospedale o contattare l’ostetrica che ti ha seguito nella gravidanza.
Con la rottura del sacco amniotico (o membrane) la mamma percepirà una fuori uscita più o meno abbondante di liquido amniotico che dovrà essere chiaro quasi trasparente. Qualora il liquido sia di colore verde più o meno intenso è necessario recarsi immediatamente in ospedale per controllare come sta il tuo bambino.
Una volta rotte le membrane verranno monitorizzati i tuoi parametri:

• temperatura
• frequenza cardiaca
• pressione arteriosa
• colore liquido amniotico
• odore liquido amniotico
• quantità del liquido amniotico

Verrà monitorizzato anche il bambino attraverso l’auscultazione del battito cardiaco fetale.
La condotta del parto dopo che si sono rotte le membrane varia molto da ospedale a ospedale di solito è consigliabile attendere per 24-48 ore l’inizio spontaneo del travaglio , qualora il tampone vaginale, eseguito in gravidanza, fosse risultato positivo la somministrazione di antibiotici viene iniziata immediatamente e proseguita fino al parto. In alcuni ospedali con il tampone positivo oltre ad iniziare l’antibiotico viene anche indotto il parto.

Durante il periodo prodromico le contrazioni inizieranno ad assumere le caratteristiche di coordinazione e ritmicità e verranno percepite come fastidiose dalla donna.
I tempi del periodo prodromico sono molto variabili da donna a donna e spesso alcune mamme neanche si accorgono di questa prima fase che passa completamente inosservata. Altre donne, invece, avvertano le contrazioni dei prodromi come dolorose, non riescono a proseguire le loro attività quotidiane e necessitano di supporto e sostegno da parte di persone qualificate ricercano quindi la propria ostetrica o si recano in ospedale.

COSA FARE?
Questo periodo rappresenta una fase di adattamento sia fisico che emotivo al travaglio, potrai sperimentare una serie di emozioni, come la paura di affrontare l’incognita del travaglio e dell’incontro con il bambino; ma anche curiosità di conoscerlo, di sperimentarsi e di mettersi alla prova. 
L’ambiente più idoneo per trascorrere questa prima fase è sicuramente l’ambiente di casa se la donna si senta tranquilla e al sicuro.
A volte i prodromi sono mal tollerati e le strategie per ridurre la tensione e la paura possono esser quelle di un bagno caldo, poichè l’acqua calda può ridurre le contrazioni fino a farle fermare del tutto se ancora il travaglio non è irreversibile ; e ilmassaggio che consente alla donna di riposarsi soprattutto fra le pause, di distrarsi. Infine è buona pratica bere molto e continuare ad alimentarsi con cibi non pesanti, facili da digerire.
Durante questa fase soprattutto se è notte devi cercare di riposare, scegliendo delle posizioni che permettano di distendersi infatti l’obiettivo non è il parto ma “è importante che la donna stia in un ritmo di attività/passività alternando le varie fasi, facendo una passeggiata, ballando, riposando facendo una doccia, mangiando e bevendo”.

Le contrazioni uterine del periodo prodromico che portano alla fase dilatante diventano ritmiche ed iniziano ad essere avvertite come dolorose dalla donna. L’intervallo tra una contrazione e l’altra inizia a diminuire ovvero da 1 contrazione ogni 20 minuti diventa ogni 10 e poi ogni 5, questo è il periodo dei prodromi ovvero di preparazione alla fase successiva che è la fase dilatante.
È importante provare a capire in quale fase del travaglio ti trovi per evitare inutili trasferte in ospedale per poi dover tornare a casa o rimanere in osservazione per valutare se queste contrazioni si interromperanno o se sono già quelle della fase dilatante. Inoltre in ospedale non sempre il partner può rimanere e per quanto possa essere accogliente l’ospedale ed empatico il personale si è pur sempre in un ambiente sconosciuto, si ha meno libertà di movimento e di espressione per spazi ridotti e per la presenza di altre persone, basti pensare quante persone si possono concentrare in una stanza che ospita tre donne al momento del passo. In questa situazione anche il tempo che si trascorre in ospedale si dilata e la percezione è quella di essere ricoverate da giorni.

 

PRIMO STADIO – FASE DILATANTE

Il travaglio di parto inizia quando le contrazioni sono regolari, dolorose e accompagnate dall’appianamento del collo dell’utero e da una dilatazione di circa 3 cm.

Una volta fatta diagnosi di travaglio “non si torna più indietro” cioè le contrazioni non spariscono più completamente, possono però diradarsi fino ad attenuarsi quasi completamente in alcune fasi del travaglio ovvero intorno ai 5 cm di dilatazione e al momento della dilatazione completa.

E IL BAMBINO?
Durante questa fase il bambino compie una serie di movimenti per iniziare a scendere nel canale da parto grazie alle contrazioni uterine. Inizialmente cerca di ridurre la dimensione della sua testa piegandola sul collo, riesce a fare questo poichè le ossa della sua testa non sono tutte unite come quelle di un adulto ma separate da cartilagine, una struttura morbida, che permette alle ossa di avvicinarsi e di adattarsi meglio alle dimensioni del tuo bacino per facilitare la sua discesa. Poi la testa del bambino inizierà a impegnarsi ovvero a confrontarsi con l’entrata del tuo bacino (stretto superiore) e a cercare la posizione migliore per iniziare il suo cammino verso l’uscita.

COSA FARE?

DURANTE LE CONTRAZIONI
Durante questa fase, le contrazioni sono più intense e ravvicinate rispetto al periodo prodromico, devono essere affrontate una alla volta, ricordando sempre che tra una contrazione e l’altra c’è sempre una pausa durante la quale è necessario riposarsi e raccogliere le forze provando a non pensare a ciò che dovrà accadere in seguito. Durante la contrazione è utile respirare ed esprimersi liberamente facendo uso del proprio corpo senza inibizioni, gridando muovendosi e, se necessario, cambiando posizione.
Devi cercare di rilassarti durante la pausa anche se il malessere può persistere durante gli intervalli, perché riuscire a riposarsi permette un recupero dell’energia.Respirare, rilassarsi, sonnecchiare , usare la voce, muoversi oscurare la stanza creare un ambiente intimo e tranquillo, usare l’acqua calda, sono strategie che facilitano la secrezione delle endorfine (oppiacei naturali): ormoni che agiscono diminuendo il dolore e creando un senso di benessere alterando la percezione del tempo.

BISOGNI DELLA MAMMA
L’organismo durante tutto il travaglio ha bisogno di liquidi, come acqua ma anche succhi di frutta, tè e nutrimento per i muscoli che in questa fase consumano tanta energia.
Durante il travaglio potrai sentire spesso la necessità di svuotare la vescica ma se non ne sentirai il bisogno è comunque importante provare a svuotare la vescica almeno ogni 2 ore. In questa fase è comune anche avere nausea, vomitare o svuotare l’intestino.

PRIMA FASE DI TRANSIZIONE
Si individua tra i 5/7 cm. è un adattamento istintivo al progredire del travaglio. Il tuo corpo può reagire con un istinto chiamato “attacco-fuga” per una maggiore apertura al bambino. Se si verifica l’"attacco" accade in modo violento aumentando la dinamica uterina con episodi di vomito, espressioni emozionali come crisi di pianto, rabbia o altro. Se invece si verifica la "fuga" si ha un rallentamento del travaglio per recuperare energia, forse riuscirai a dormire, mangiare o fare una doccia. “L’attacco" è rapido ed è molto importante ricevere sostegno, intimità, protezione e incoraggiamento. Con la "fuga" il travaglio riprende spontaneamente quando sei pronta.

 

Riferimenti bibliografici:

• D&D n° 59, Il tempo dei prodromi, SEAO
• D&D n° 60, Il bambino nel parto, SEAO
• La disciplina ostetrica, M.Guana, R. Cappadona, A.M. Di Paolo, M.G. Pellegrini, M.D.    Piga, M. Vicario, McGraw-Hill
• L’ostetrica e l’arte del sostegno, Andrea Robertson, McGraw-Hill
• Manuale del parto in acqua, Janet Balaskas e Yehudi Gordon, edizione RED
• La gioia del parto, Ina May Gaskin, Bonomi editore
• Come organizzare un corso di preparazione al parto, Piera Maghella, edizioni RED
• Ginecologia e Ostetricia, Pescetto Giuseppe, De Cecco Luigi, Pecorari Domenico,     SEU editore
• Manuale di sala parto Alberto Valle, Salvatore Bottino, Virginio Meregalli, Alberto      Zanini, Edi ermes editore

• Pro-muovere il parto. La postura come procedura nel travaglio e nel parto, Anita      Regalia, Carocci editore 


La nascita

aprile 11th, 2010 Posted in Gravidanza e allattamento Tags:

 SECONDO STADIO O PERIODO ESPULSIVO

Si definisce secondo stadio o periodo espulsivo quando la dilatazione è completa e la mamma inizia a sentire voglia di spingere.

Durante questa fase le spinte durante la contrazioni permettono al bambino di scendere nel canale da parto. Le posizioni da assumere sono molteplici e devono esser scelte da te, salvo rari casi.

SECONDA FASE DI TRANSIZIONE
Si individua tra la dilatazione completa ed il periodo espulsivo.
Il corpo ti segnala l’imminente separazione dal tuo bambino. Anche in questa fase si attiva il sistema di attacco-fuga e, se si verifica l’"attacco”, i premiti iniziano improvvisi e forti e si può avvertire paura e disorientamento iniziale. Se si verifica invece la "fuga” si ha un rallentamento del travaglio, assenza di premiti, bisogno di aspettare un po’di tempo e quando sarai pronta i premiti inizieranno causando un’espulsione rapida. Questa modalità è caratterizzata da una diminuzione dell’attività contrattile durante quale la madre può riposarsi, recuperare energie per affrontare l’ultima fase.”

 
I fondamenti della legge dello sfintere

Gli sfinteri escretori, cervicali, vaginali funzionano meglio nell’intimità e in un luogo privato, ad esempio un bagno con una porta e la chiave o una camera nella quale sia impossibile o improbabile entrare

Questi sfinteri non possono essere aperti a piacimento né reagiscono a un comando (tipo “spingi!” o “rilassa!”)

Quando lo sfintere di una persona entra nel processo di apertura è possibile che si chiuda all’improvviso se il soggetto si arrabbia, è spaventato, umiliato, o impacciato. Perché? Perché alti livelli di adrenalina nel sangue non favoriscano (talvolta addirittura bloccano) l’apertura degli sfinteri.

Lo stato di rilassamento della bocca e della macella è direttamente correlato alla capacità della cervice, della vagina e dell’ano di aprirsi completamente

da La gioia del parto, Ina May Gaskin

COSA FARE?

LE POSIZIONI 
Durante tutto il travaglio è necessario muoversi, sperimentare innumerevoli posizioni, per riuscire a trovare quella più comoda che ti permetta di affrontare al meglio le contrazioni, ricordandosi che non è detto che quella che preferisci all’inizio del travaglio possa rimanere tale a metà percorso o quando inizia il bisogno di spingere. Questo accade perché il bambino cambia posizione e si muove all’interno dell’utero e del canale vaginale, perché il dolore all’inizio può esser percepito a livello lombare e successivamente, col progredire del travaglio, invece più a livello della pancia. Non c’è una posizione perfetta, giusta o corretta, devi provare e riprovare
Inoltre, tutte le posizioni che non siano quelle supine permettono una maggiore efficacia delle contrazioni sulle modificazioni e la dilatazione del collo dell’utero, aumentano l’intensità (non la percezione dolorosa) e la durata delle contrazioni riducendone la frequenza, permettono una maggior mobilità del bacino e ed inoltre permettono al bambino di trovare la posizione più facile per entrare nel canale da parto per compiere tutti i suoi movimenti e sfruttare al meglio lo spazio che deve percorrere.

LA SPINTA
Non esiste un modo di spingere giusto o sbagliato, inizialmente la sensazione di spingere sarà vaga e soltanto quando la testa del bambino arriverà a premere sui muscoli del perineo la voglia di spingere diventerà impellente, irrefrenabile ed incoercibile che non può essere assolutamente trattenuta. 
All’inizio sentirai i premiti solo all’apice della contrazione in seguito (quando il bambino è sceso di più) li avvertirai durante tutta la contrazione che comincia con la spinta e non più con il dolore.

Probabilmente in questa ultima fase sentirai il bisogno di emettere suoni o gridare; non c’è nessun bisogno di inibire queste sensazioni cercando di fare silenzio. Inoltre può accadere che l’intestino si svuoti quando la testa del bambino preme sul retto oppure dovrai vomitare. Alcune donne si vergognano o si sentono inibite nel lasciarsi andare a questi riflessi naturali in presenza di altre persone. L’ostetrica è abituata a queste situazioni perchè è normale che ciò avvenga ed anzi, è preso come un segno positivo di imminenza del parto. La persona che accompagna e sostiene la donna (partner, marito, amica/o, sorella, fratello, mamma…) spesso è posizionata vicina alla testa della donna e non vede queste reazioni corporee spontanee.


E IL BAMBINO?

Il bambino inizia la sua discesa nel canale uterino e vaginale grazie alle spinte e alle contrazioni, per scendere deve compiere un movimento a spirale per poter sfruttare al meglio lo spazio del canale da parto.
Quando la testa del bambino scendendo inizia a distendere i muscoli del pavimento pelvico e della vagina stimola ulteriormente il rilascio di ossitocina. Quando la testa raggiunge il perineo è normale provare una sensazione di bruciore, come un cerchio di fuoco e anche questa volta si ha un picco di ossitocina che mantiene la voglia di spingere e assicura una certa quantità di ossitocina nell’organismo dopo la nascita. In questo momento sarai ansiosa di spingere forte fuori il tuo bambino invece è importante che questa fase si svolga lentamente per permettere ai tessuti di adattarsi alla testa del bambino e per facilitarne l’uscita.
Durante la discesa del bambino attraverso il canale da parto, i muscoli del pavimento pelvico si aprono verso l’esterno e la vagina si allarga per accompagnare il bambino nel suo viaggio verso la nascita
Una volta che la testa è uscita spesso segue una pausa durante la quale il corpo del bambino è ancora dentro il tuo corpo a questo punto il bambino compierà un movimento elicoidale per far uscire anche le spalle e il resto del corpo. La completa fuoriuscita avverrà con la contrazione successiva durante la quale usciranno le spalle una per volta e il resto del corpo… tutto questo avverrà in un attimo!

Episiotomia

L’episiotomia spesso detta, il taglietto è un’incisione della vagina e del perineo effettuata con le forbici previa anestesia locale. Questa procedura viene effettuata durante il periodo espulsivo quando vi è la necessità di facilitare il parto per motivi di salute fetale e materna. I casi in cui l’episiotomia debba esser eseguita sono pochi ed è assolutamente sconsigliato adottarla come pratica di routine che purtroppo ancora oggi si verifica in alcuni ospedali, come dimostrato dalle statistiche.

 

Riferimenti bibliografici:

• D&D n° 59, Il tempo dei prodromi, SEAO
• D&D n° 60, Il bambino nel parto, SEAO
• La disciplina ostetrica, M.Guana, R. Cappadona, A.M. Di Paolo, M.G. Pellegrini, M.D.    Piga, M. Vicario, McGraw-Hill
• L’ostetrica e l’arte del sostegno, Andrea Robertson, McGraw-Hill
• Manuale del parto in acqua, Janet Balaskas e Yehudi Gordon, edizione RED
• La gioia del parto, Ina May Gaskin, Bonomi editore
• Come organizzare un corso di preparazione al parto, Piera Maghella, edizioni RED
• Ginecologia e Ostetricia, Pescetto Giuseppe, De Cecco Luigi, Pecorari Domenico,     SEU editore
• Manuale di sala parto Alberto Valle, Salvatore Bottino, Virginio Meregalli, Alberto      Zanini, Edi ermes editore
• Pro-muovere il parto. La postura come procedura nel travaglio e nel parto, Anita      Regalia, Carocci editore

 

La nascita della placenta

aprile 11th, 2010 Posted in Gravidanza e allattamento Tags:

 TERZO STADIO o SECONDAMENTO

Questa fase prevede il distacco della placenta dalla parete uterina e la sua espulsione insieme alle membrane del sacco amniotico.

COSA ACCADE?
La placenta, ovvero quell’organo meraviglioso che per 9 mesi ha protetto e nutrito il feto, è costituita da due parti, quella materna che sta attaccata alla parete dell’utero e quella fetale dove si inserisce il cordone o funicolo ombelicale che porta direttamente nutrimento al feto tramite dei vasi sanguigni.
La placenta prima di essere espulsa deve staccarsi dall’utero e questo avviene grazie ad alcune contrazioni uterine che riprendono dopo la nascita del bambino, ma che sono completamente diverse, per intensità e frequenza, da quelle sperimentate durante il travaglio, sono infatti più simili a dei dolori mestruali. 
Se si attende i tempi necessari perchè la placenta si stacchi spesso è proprio la donna che avverte questa contrazioni e la placenta passa così dalla cavità uterina in vagina fino ad essere espulsa dalla donna. 
Il tempo massimo di attesa per l’espulsione della placenta è di 1 ora, dopo gli operatori devono intervenire per facilitarne l’uscita.
Una volta completato il secondamento l’ostetrica valuterà se ci sono state delle lacerazioni a livello della vagina o del perineo e procederà alla sutura. La sutura potrà essere effettuata dall’ostetrica o dal medico a seconda del tipo di lacerazioni e, qualora la nascita avvenga in ospedale, a seconda dei protocolli ospedalieri.

COSA FARE?
In questa fase la donna può scegliere la pozione che preferisce può stare distesa a letto accovacciata, in piedi …sicuramente le posizioni che facilitano la fuoriuscita della placenta sono proprio quelle verticali ( in piedi, accovacciata o in ginocchio) poiché la forza di gravità coadiuva

Taglio del cordone
Il taglio del cordone o funicolo ombelicale non provoca alcun dolore nè alla donna nè al bambino.
Il momento in cui avviene il taglio del cordone varia tantissimo a seconda del luogo in cui la donna partorisce. Se alla nascita il bambino non sta bene è necessario recidere immediatamente il cordone per poter attuare le prime manovre di assistenza. Se il neonato invece sta bene e la donna ha partorito a casa avrà quindi deciso già prima del travaglio come comportarsi rispetto al taglio del cordone: può attendere che smetta di pulsare e poi tagliarlo lei, o il padre o l’ostetrica oppure attendere l’espulsione della placenta e tagliarlo successivamente oppure non tagliarlo finchè non si stacca spontaneamente nel giro di 7 /10 gironi , il lotus birth.
Qualora la donna partorisca in ospedale il momento del taglio dipende molto dai protocolli ospedalieri, spesso viene reciso immediatamente, a volte gli operatori aspettano che smetta di pulsare e in alcuni centri ospedalieri viene anche effettuato il lotus birth .

 

Riferimenti bibliografici:

• D&D n° 59, Il tempo dei prodromi, SEAO
• D&D n° 60, Il bambino nel parto, SEAO
• La disciplina ostetrica, M.Guana, R. Cappadona, A.M. Di Paolo, M.G. Pellegrini, M.D.    Piga, M. Vicario, McGraw-Hill
• L’ostetrica e l’arte del sostegno, Andrea Robertson, McGraw-Hill
• Manuale del parto in acqua, Janet Balaskas e Yehudi Gordon, edizione RED
• La gioia del parto, Ina May Gaskin, Bonomi editore
• Come organizzare un corso di preparazione al parto, Piera Maghella, edizioni RED
• Ginecologia e Ostetricia, Pescetto Giuseppe, De Cecco Luigi, Pecorari Domenico,     SEU editore
• Manuale di sala parto Alberto Valle, Salvatore Bottino, Virginio Meregalli, Alberto      Zanini, Edi ermes editore
• Pro-muovere il parto. La postura come procedura nel travaglio e nel parto, Anita      Regalia, Carocci editore

Fare l’amore in gravidanza e nel post parto

a cura di Dianora Torrini, ostetrica

amore in gravidanzaFin dai primissimi momenti di gravidanza nella donna avvengono una serie di cambiamenti fisici e psicologici, di cui è bene tenere conto per poter affrontare con serenità e consapevolezza il rapporto di coppia, sia durante la gravidanza che il dopo parto. Non è infatti necessario rinunciare alla propria relazione di coppia, la quale, anche nel momento dell’attesa, può essere ricca e soddisfacente per entrambi i partner.

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L’aborto del primo trimestre

a cura di Dianora Torrini, ostetrica e Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta

Soffice, foto di luca bertinottiL’aborto spontaneo del primo trimestre, avviene durante le prime 12 settimane di gestazione, è un evento piuttosto frequente che si manifesta essenzialmente attraverso perdite ematiche e in alcuni casi dolori tipo mestruali di intensità variabile, dovuti alla contrazione del muscolo uterino.

La comparsa di perdite ematiche è un momento piuttosto difficile per la coppia perché si rende conto che qualcosa può non andare bene, che la gravidanza potrebbe essere a rischio e che potrebbe anche interrompersi. Inoltre, nonostante l’aborto spontaneo del primo trimestre sia un evento piuttosto frequente del quale si sente spesso parlare è comunque un evento inaspettato che può causare stress, ansia e sensazione di impotenza.

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Accesso consapevole alla diagnosi genetica prenatale

marzo 7th, 2010 Posted in Gravidanza e allattamento

matermundi e CiaoLapo Onlus insieme per una corretta informazione nella diagnosi prenatale

L’associazione CiaoLapo Onlus si occupa di sostegno ai genitori colpiti da lutto in gravidanza. Nata per dare conforto ai genitori vittime di morte intrauterina, da subito si è posta al fianco di tutti i genitori che in epoca prenatale e perinatale, per cause le più disparate, perdono i loro figli. Nella comunità in crescita di CiaoLapo, che oggi conta circa 500 iscritti, accogliamo con la stessa apertura basata sul rispetto e sul non giudizio tutti i genitori che necessitano di condividere il peso del lutto, e che cercano di ricominciare a vivere dopo la morte dei loro figli. Tra questi, molti sono i genitori che vivono la disperazione di un lutto successivo ad un interruzione terapeutica di gravidanza, o che restano vittime di complicazioni successive ad una diagnosi prenatale invasiva.

La letteratura scientifica pone in evidenza come il lutto successivo a amniocentesi o ad interruzione terapeutica di gravidanza sia estremamente difficoltoso da elaborare, e incida spesso pesantemente sulla qualità della vita della madre e della coppia.

Tra gli aspetti che rendono questo lutto “difficile” troviamo “il fantasma” della patologia del bambino: la malattia diagnosticata, qualunque essa sia, si scontra con la fisiologica “idealizzazione” intrapsichica del bambino immaginato, e fa precipitare i genitori in una vera e propria fase di shock e di annichilimento, fortunatamente passeggeri se la coppia è saldamente sostenuta nel percorso diagnostico. La fase di shock, che colpisce i genitori al momento della diagnosi, necessita di tempo, spazio e contenimento per poter lasciare il posto ad una fase di maggiore reazione e di progettualità: è quindi ovvio che la diagnosi non può mai avvenire velocemente, superficialmente, quando la donna è sola, senza punti di riferimento vicini, senza fornire spiegazioni accurate e senza poter dare la possibilità ai genitori o ai parenti di comprendere realmente tutto ciò che sta avvenendo, se esistono e quali sono le opzioni terapeutiche possibili per quella specifica patologia.

Lasciare precipitare i genitori nel vuoto di una diagnosi di patologia fetale, senza sostenerli e guidarli verso le opzioni possibili, compromette sia la capacità di reazione dei genitori all’evento, sia la loro capacità di affrontare il lutto, nelle sue diverse accezioni: nell’esperienza di CiaoLapo, i genitori di bambini con patologia fetale che sono stati accolti e aiutati a comprendere e a capire l’entità della patologia, le possibili terapie e le reali possibilità di vita del loro bambino, hanno potuto prendere decisioni, anche estremamente diverse da caso a caso, senza che il loro lutto fosse complicato da rimorsi, sensi di colpa, paure di avere preso decisioni errate, sensazione di non avere avuto il tempo o la forza di informarsi meglio e rivolgersi ad altri medici.

Quando invece i genitori sono lasciati soli e la disinformazione prende il posto di un atteggiamento scientificamente chiaro e conforme agli standard della medicina attuale, allo smarrimento dello shock si unisce il peso della decisione da prendere, che essendo basata sulla paura e sulla cattiva informazione non può essere mai definita una decisione consapevole e dunque derivante da un “consenso” informato.

Ci dice una mamma: “mi hanno detto che c’era una malformazione al cuore, che poteva essere Down, ma che per saperlo meglio sarei dovuta tornare il giorno dopo, fare di nuovo l’ecografia con un dottore più esperto, e poi decidere se tenerlo o meno”. Questo, secondo noi genitori ed operatori sanitari di CiaoLapo, non può intendersi come un esempio di assistenza e di informazione scientificamente valida. L’esito di questo intervento è stato la fuga di questa madre disperata, e non l’accompagnamento verso una diagnosi accurata.

Dallo shock di una diagnosi di patologia fetale, qualunque essa sia, si passa al “lutto” di dovere fare i conti con una nuova realtà, diversa da quella attesa che richiederebbe il giusto tempo ed i giusti modi per essere “compresa a livello psichico”. I genitori spesso si trovano a fare i conti con diagnosi mal poste, fatte frettolosamente e scarsamente spiegate. Ad esempio: “dal cariotipo sembrerebbe risultare un mosaico, ma forse no, bisogna che magari torni a farsi il prelievo del liquido perché potrebbe essere un problema grave”.

Molte volte accade che si pongano dubbi diagnostici di gravità estrema sulla base di dati scarsi, e che i genitori vengano messi in allarme e in qualche modo “spinti” a considerare la strada dell’aborto, come unica soluzione possibile: “signora, l’ernia diaframmatica è una malattia gravissima ma non è ereditaria: quindi se lei abortisce adesso, non le ricapita più”.

Altre volte accade che le spiegazioni siano scarsissime, e si riassumano in un: “fossi in lei abortirei, mi faccia sapere”, o ancora: “se decide di proseguire la gravidanza, sappia che io non posso seguirla”.

Queste sono solo alcune delle testimonianze che quotidianamente ci vengono segnalate da colleghi o da genitori. La disinformazione incrementa la paura dell’ignoto e minaccia la presenza di una patologia “spaventosa”, spesso resa più spaventosa dalla superflua meccanizzazione di un percorso fisico e psichico complesso, quale appunto quello della genitorialità. Si continua ad esempio a minimizzare il rischio di aborto post-amniocentesi, (che è circa di 1 su 100) e, quel che è addirittura peggio, se avviene l’aborto, ci si nasconde dietro al consenso informato, che menziona tra i rischi quello di morte del feto. La letteratura purtroppo ci conferma che queste perdite sono un lutto grave che viene elaborato faticosamente e costellato da numerose ricadute e da rischi di lutto complicato.

L’associazione CiaoLapo Onlus si prende cura di genitori stravolti dall’incertezza, dal dubbio e dalla paura, e si batte da sempre, insieme ad altre associazioni di genitori e di medici, per una sana ed equa comunicazione tra personale sanitario e utenti, che possa realmente informare i genitori e permettere loro una decisione consapevole e realistica in ogni passo della diagnostica prenatale.

Claudia Ravaldi

Psichiatra e psicoterapeuta

Contraccezione in puerperio

a cura di Dianora Torrini, ostetrica e Jessica Borgogni, psicologa

contraccezioneDopo il parto il corpo della mamma si riadatta fisiologicamente alla nuova condizione, e recupera gradualmente le sue funzioni precedenti. Anche gli ormoni si modificano, l’utero riprende le sue dimensioni precedenti all’inizio della gravidanza e anche le ovaie recuperano il loro abituale pattern.

L’arrivo del nuovo nato, l’allattamento, i cambiamenti nelle abitudini e in alcuni ritmi fisiologici (tipo il ritmo sonno veglia, che spesso è modificato in funzione delle esigenze del bambino) non impediscono al corpo materno di riprendere le sue funzioni.

E’ dunque importante conoscere la fisiologia del puerperio e poter pianificare un’adeguata contraccezione.

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Primi Passi…nella Pancia della Mamma

marzo 7th, 2010 Posted in Gravidanza e allattamento

Per le mamme dalla 20 settimana di gravidanza, in poi e per i loro bambini.

A cura di Claudia Ravaldi, Dianora Torrini, Jessica Borgogni

baby 20week

Gentile mamma,

la salute del tuo bambino e il benessere della tua gravidanza sono fatti anche di piccoli gesti.

Tra questi, imparare a riconoscere le abitudini del tuo bambino, già nella pancia, ha un profondo valore perché con l’ascolto e la partecipazione potrete entrare in contatto e conoscervi, ancora prima di esservi visti!

In particolare, imparare a distinguere i diversi movimenti del bambino, e tracciarne una mappa quotidiana diviene un prezioso strumento della vostra relazione. Come in una danza, il tuo bambino comunicherà attraverso il movimento molte diverse sensazioni, cui tu presto imparerai a rispondere.

Una buona analisi dei primi passi del tuo bambino può inoltre fornire un indice di benessere utile sia all’ostetrica che al ginecologo per valutare lo stato di salute del bambino.

Andiamo allora insieme a scoprire i movimenti fetali!

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Perchè è preferibile allattare al seno

marzo 7th, 2010 Posted in Gravidanza e allattamento

a cura di Dianora Torrini

Ormai è stato ampiamente dimostrato che il latte materno è il migliore alimento per il bambino nei suoi primi sei mesi di vita, è un alimento unico e non riproducibile.

Vi sono delle situazioni che impediscono ai bambini di nutrirsi con il latte delle mamma o situazioni nelle quali le mamme non possono allattare, in questi casi, piuttosto rari, è chiaramente necessario alimentare i neonati con il latte artificiale dal quale traggono maggiori benefici.

Tranne in queste particolari situazioni,che affronteremo in un prossimo articolo, i benefici del latte materno sono nettamente superiori, in termini sia di salute materna, sia del bambino, sia della società che a livello ambientale.

Per quanto riguarda la salute del bambino, l’utilizzo di latte artificiale aumenta, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi “evoluti”, l’incidenza di alcune malattie infettive, tra le quali la meningite batterica, batteriema, diarrea, infezioni delle vie respiratorie, enterocolite necrotizzante che colpisce soprattutto i neonati prematuri, otite media, infezioni delle vie urinarie.

L’otite media è stata identificata come una delle cause più frequenti di richiesta di visite mediche; da uno studio USA risulta che i bambini non allattati al seno nel loro 1°anno di vita mostravano una ricorrenza doppia di otite rispetto ai bambini allattati in modo esclusivo per i primi 4 mesi.

Inoltre si ha un aumentato rischio di asma e allergie probabilmente legato al contenuto dei latti artificiali che nonostante cerchi di assomigliare al latte materno contiene pur sempre sostanze esogene per cui estranee al bambino.

Il latte materno agevola lo sviluppo neurologico perché contiene importanti sostanze come la taurina e gli acidi grassi poliinsaturi a lunga catena che servono per sviluppo del cervello e dell’apparato visivo del neonato. Alcuni latti artificiali contengono i precursori di questi acidi grassi mentre ultimamente vengono pubblicizzati nuovi latti che contengono direttamente questi acidi gassi polinsaturi ma che in realtà derivano da microalghe fermentate, e funghi oppure estratte dal fegato di merluzzo. A parte il costo maggiorato di questi latti le ricerche non hanno messo in evidenza nessun beneficio per i bambini, inoltre la provenienza vegetale e animale di questi grassi potrebbe esporre il neonato a sostanze estranee e potenzialmente allergizzanti.

L’allattamento al seno offre protezione anche a lungo temine infatti sembra che l’utilizzo di latte artificiale non riduca l’incidenza del diabete mellito di tipo 1 e 2, sovrappeso e obesità probabilmente perchè con l’allattamento al seno il bambino può autoregolarsi nell’alimentazione in base alle proprie esigenze.

L’allattamento al seno protegge la mamma sia subito dopo il parto che nella sua vita futura.

Nel post-partum l’allattamento precoce, entro la prima ora, riduce l’incidenza di emorragia post-partum grazie ad un’ulteriore produzione di ossitocina, per stimolazione attraverso la suzione che permette all’utero di contrarsi e quindi di ridurre la perdita ematica.

Inoltre, al neonato posizionato sulla pancia della mamma si attiva un “riflesso di stepping”, ovvero con i piedi inizia a spingere sull’addome della mamma per avvicinarsi al seno in questo modo esercita una pressione che può servire ad espellere la placenta e a ridurre la perdita ematica uterina.”( Iniziare l’allattamento al seno con il breast crawl, UNICEF 2007).

La riduzione della perdita ematica riduce l’anemia materna ovvero una carenza di ferro nel sangue.

Allattare a richiesta e in modo esclusivo favorisce l’involuzione uterina ovvero il ritorno dell’utero alle dimensioni pre-gravidiche, che generalmente avviene nell’arco di circa 6 settimane.

La stimolazione del seno oltre ad attivare il rilascio di ossitocina attiva anche la produzione della prolattina, la quale inibisce gli ormoni che attivano la produzione ovarica e quindi l’ovulazione.

In questo modo i livelli di prolattina garantiscono un ritardo nella comparsa del ciclo mestruale e di conseguenza aumenta il tempo che intercorre tra le gravidanze. Il metodo dell’amenorrea lattazionale, LAM, è efficace nel 98% dei casi se il bambino non ha ancora compiuto 6 mesi di vita, se assume solo e soltanto latte materno, se la distanza tra le poppate di giorno è inferiore a 4 ore e durante la notte non più di 6 ore, quindi durante la notte ci deve essere almeno una poppata.

Chiaramente questi effetti protettivi non si hanno se si utilizza latte artificiale o se si riduce il numero delle poppata perchè il seno non più stimolato o stimolato in misura ridotta non garantisce adeguati livelli di prolattina.

L’utilizzo del latte artificiale quando non vi siano delle reali esigenze del bambino e/o della madre si ripercuote anche sullo stato di salute materno a lungo termine, infatti le donne che non allattano al seno hanno un rischio maggiore rispetto a quelle che allattano di sviluppare il cancro al seno, inoltre tale rischio diminuisce con l’aumento della durata dell’allattamento. Risulta aumentato il rischio di contrarre il cancro all’ovaio, e un probabile aumento del rischio di fratture dell’anca e di osteoporosi nel periodo successivo alla menopausa. L’allattamento è responsabile della sottrazione di calcio dalle ossa materne ma durante il periodo dello svezzamento il calcio si deposita nuovamente nello scheletro della donna in una forma più stabile, riducendo il rischio di fratture dell’anca e di osteoporosi in menopausa nelle donne che hanno allattato.

I vantaggi dell’allattamento non riguardano soltanto il bambino o la madre ma si ripercuotono anche sul padre, sulla famiglia e sulla società

Per capire questo è necessario aver presente che il latte artificiale ha bisogno di strutture aziendali che lo rendano adatto ai neonati, necessita di acqua ed energia per la preparazione; l’intero processo produce scorie che devono essere smaltite. Una volta prodotto, il latte artificiale, deve essere confezionato e spedito nei vari punti di distribuzione e questo comporta ulteriori costi per il trasporto e un aumentato inquinamento ambientale. Inoltre, non è gratuito perché deve essere acquistato, poi preparato. Servirà quindi acqua, biberon e sterilizzatori e anche in questo caso si ha un consumo di energia e un aumento di rifiuti da smaltire.

Possiamo infine sottolineare nuovamente l’importanza dell’allattamento al seno poichè protegge il bambino da numerose patologie e possiamo immaginare che se tutti i bambini, salvo rare eccezioni (vedi paragrafo Per chi non può allattare al seno, si al latte artificiale), fossero allattati al seno, si ammalerebbero di meno riducendo le richieste di visite mediche e medicine, ridurrebbero quindi la spesa sanitaria e le assenze dei genitori dal lavoro con il risultato di avere dei genitori più tranquilli che potrebbero dedicare serenamente il loro tempo anche a ciò che vogliono.