Matritudini – Un festival online dedicato alle madri

beyond the blue – Igattiballano

Le madri, il materno, il villaggio perduto e ritrovato

“Per crescere un bambino occorre un intero villaggio” Proverbio africano

Madritudini è un festival dedicato alla maternità come tema psicologico, antropologico, sociale, letterario e si svolge nel mese di Maggio, tradizionalmente dedicato alla salute mentale perinatale.

Nasce dalla mia esperienza di lavoro ventennale con le figlie, le madri, le nonne, le famiglie.

L’intento del Festival è quello di creare uno spazio di approfondimento sulle diverse declinazioni della maternità, della salute perinatale, del materno e delle risorse utili alla promozione del benessere bio-psico-sociale delle donne nel loro divenire madri.

Madritudini è un progetto reso possibile grazie alle Associazioni CiaoLapo e MaterMundi, attive da più di dieci anni nel campo della psicologia perinatale, della prevenzione dei disturbi psichici perinatali e della promozione della cultura perinatale grazie a numerose attività divulgative, ai progetti di ricerca e alle campagne informative e di promozione sociale che hanno al centro la salute e il benessere della donna, della madre, del bambino e della società.

Il festival vuole accendere i riflettori sulle diverse sfaccettature del materno, accogliendo luci ed ombre. In particolare ci soffermeremo sugli aspetti che possono incidere in modo positivo o negativo sulla salute psicofisica delle neomadri: gli stereotipi culturali, ingannevoli e controproducenti, l’idealizzazione della figura della madre nella nostra società, le pressioni ed i carichi a cui le donne sono sottoposte quando intraprendono il percorso della maternità, il senso di solitudine e di abbandono post-parto, le gravidanze a rischio o con esiti infausti, le difficoltà legate al diventare genitori (sì, parleremo anche di compagni, padri e paternità), la gestione del ruolo, di cui tutti parlano e che tutti criticano, senza che sia possibile e realistico pensare ad un rassicurante“libretto di istruzioni”.

Madritudini vuole rappresentare uno spazio per mettere l’esperienza della madre al centro del villaggio, al fine di condividerne risorse e bisogni e promouovere un cambiamento culturale nel pensiero e nella prassi intorno alla maternità.

L’obiettivo del festival è ricreare nel mese di Maggio quel villaggio necessario sì per crescere un bambino nel migliore dei modi possibili ma ancor prima per sostenere una madre.

Il villaggio perduto, e talvolta ritrovato su cui dovremmo poter contare tutte e tutti, fin da bambine e bambini. Un villaggio a cui dovremmo poter appartenere, di cui dovremmo prenderci cura, tutti.

Madri a colori – Igattiballano

Programma

Madritudini è un festival che ha come tema il benessere della madre e la promozione della salute perinatale. 11 temi e 10 appuntamenti nel mese di Maggio, dedicato alla salute mentale materna e al benessere perinatale.

Festival “Madritudini” Le madri, il materno, il villaggio perduto e ritrovato

Dove: online sulla pagina facebook del Centro Studi MaterMundi @ilmondodellemadri

A che ora: 18:00 – 19:30

Tutti gli eventi saranno registrati e resteranno disponibili online sulla pagina di matermundi e sul canale youtube di CiaoLapo

La locandina dell’evento – Igattiballano

Gli appuntamenti del Festival Matritudini

5 Maggio Per una nascita senza violenza – da F. Leboyer alle matritudiniClaudia Ravaldi

6 Maggio La goccia magica: sostegno all’allattamento e pandemia – con Michela Cericco, La goccia magica, Roma

9 Maggio Quante maternità? Presentazione del libro “Bianca” – con Francesca Pieri, Roma

13 Maggio L’esperienza più bella della tua vita: quando gli stereotipi impediscono di “vedere” la madre – con Gisella Congia, Cagliari

16 Maggio La depressione perinatale e gli operatori sanitari: cosa è importante sapere – con Ilenia Russo, Catania, Giulia Lombardo, Parma

20 Maggio Violenza ostetrica: il potere dei racconti delle madri – con Elena Skoko e Alessandra Battisti, Roma

23 Maggio Aspettando l’arcobaleno:la gravidanza dopo un lutto perinatale – con Micaela Darsena, Milano e Barbara Raffini, Firenze

27 Maggio Il lutto perinatale: focus sulla coppia – con Letizia Giorgini, Firenze – focus su infertilità e perdita – con Barbara Donadoni, Novara

29 Maggio L’economia del dono materno e la pandemia – con Genevieve Vaughan e Elena Skoko, Roma

30 Maggio Parole madri: letteratura e rappresentazioni del materno – con Claudia Ravaldi

Letto per voi: Siamo nati tutti liberi

La dichiarazione universale dei diritti umani si prende cura di tutti noi, non importa chi siamo o dove viviamo. Questi diritti furono proclamati dalle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948, quando il mondo gridava il suo “mai più” contro gli orrori della Seconda guerra mondiale. I governi di tutto il mondo si sono impegnati a far conoscere questi diritti alla propria gente e a fare del proprio meglio per promuoverli.

Ogni bambino e ogni adulto nel mondo ha gli stessi diritti. Siamo nati tutti liberi e uguali. I nostri diritti sono parte di ciò che ci rende umani e nessuno può portarceli via.

Amnesty International

La dichiarazione universale dei diritti umani: 30 articoli, 28 illustratori chiamati a lasciare il segno, uno per ciascun articolo, ciascuno con il suo tratto, la sua inventiva, la capacità di emozionare, di agganciare il lettore alla figura, e attraverso la figura e il suo potere evocativo, alle parole.

Le parole dei diritti umani sembrano semplici e logiche, stampate su carta e spiegate con incisive tavole a colori. 

Sappiamo che così semplici non sono, che nonostante gli accordi dei vari governi c’è ancora chi viola i diritti umani fondamentali, sappiamo che anche nel nostro paese, oggi, facciamo un po’ fatica a riconoscere i diritti umani come legittimi e inviolabili. Come universali.

Stando a ciò che leggiamo sui giornali e sui social, negli ultimi anni abbiamo lentamente perso il contatto con questa faccenda dei diritti, e passiamo il tempo a discutere tra noi adulti, su chi ha il diritto di avere i diritti e su chi invece non ne ha.

Passiamo più tempo a parlare di diritti sui social che a contribuire affinché tutti vedano riconosciuti i loro diritti. In questo mondo molto stressato, con una comunicazione globale molto stressata e una ridotta capacità/voglia di approfondire, ecco che parlare di diritti è diventato quasi un cliché come un altro.

In quanto adulti noi abbiamo però delle responsabilità: nei confronti di noi stessi e soprattutto dei bambini e ragazzi che giocoforza dovranno prendere il mondo come noi glielo stiamo preparando.  I piccoli di oggi possono prendere (apprendere) il mondo per come noi glielo raccontiamo, giorno dopo giorno, situazione dopo situazione, notizia dopo notizia.

Come raccontiamo, il mondo, ai nostri bambini? Dove è la chiave pedagogica che dovrebbe vedere uniti educatori, insegnanti genitori e familiari per offrire ai bambini un apprendimento sui temi civili e sociali adeguato alla loro età e alla storia moderna?

Se leggiamo i social, emerge un racconto contemporaneo fatto di parole, esclamazioni, aggressioni mediatiche e fisiche, a volte vere e proprie risse, totalmente imbarazzante ed allarmante. Non è necessariamente una questione di temi e di contenuti, piuttosto sono le modalità di espressione e di comunicazione a manifestare una certa ignoranza di cosa sono i diritti, quali sono e del fatto che appartengono a tutti.

Molto del successo di una storia, dipende dalle parole utilizzate per narrarla e ai fini dell’apprendimento il come si spiega un concetto conta come il cosa si sta spiegando. Nelle parole e nei gesti che si leggono oggi, non c’è traccia dei diritti umani.

Verrebbe da chiedersi dove siano finiti i 30 articoli della dichiarazione universale.

Hanno già settant’anni, troppo vecchi per contare ancora qualcosa?

Da piccola, le maestre e i professori delle scuole elementari, medie e superiori, lavoravano alacremente sui diritti. Con le fiabe, con le favole, con i sussidiari, con le pagine di giornali, con gli approfondimenti di storia, filosofia e letteratura, con il rispetto di questi 30 articoli, che comparivano sempre, prima o dopo, nelle letture e nelle antologie.

Leggere uno dopo l’altro i 30 diritti umani, in questo momento storico, ci dà la misura di quanto grande sia la nostra responsabilità: abbiamo preso in consegna i valori di chi ha vissuto le grandi guerre, e ha pagato prezzi altissimi e li abbiamo messi in cantina tra le cianfrusaglie. Parliamo esprimendo odio, egoismo, ignoranza, bullismo, razzismo, indifferenza, arroganza. Giudichiamo, distinguiamo, additiamo, senza soluzione di continuità. Leggiamo cose orribili, e nel tempo, giorno dopo giorno, le cose orribili fanno da sfondo alle nostre comunicazioni, sono lì, entrano a far parte del panorama, le integriamo, dentro di noi, anche se non vorremmo che accadesse: basta poco ad abituarsi alla barbarie, la storia ce lo insegna.

Vorrei che i bambini e i ragazzi di oggi potessero godere a pieno dei loro 30 diritti. Vorrei che per ottenere questo obiettivo, non pensassero come accade oggi, che la soluzione sia quella di togliere questi diritti a qualcun altro. Vorrei che fosse ben conosciuto e riconoscibile il valore di un diritto e che la scuola continuasse a mantenere quel ruolo educativo, pedagogico e sociale che ha. Lode agli insegnanti e alle insegnanti promotori dei diritti.

I diritti umani, che qualcuno vuole farci credere siano un fastidioso cliché, sono un’opportunità per tutti. Basta iniziare ad applicarli nella nostra vita quotidiana. Uno alla volta.

Questa è la civiltà che vorrei.

“Per educare il popolo alla pace, possiamo usare parole o possiamo parlare con le nostre vite.”

THICH NHAT HANH

Siamo nati tutti liberi

A partire da: le illustrazioni sono molto evocative, e possono essere sfogliate anche se non si è ancora in grado di leggere in autonomia.

Specialmente consigliato per: educatrici e maestre della scuola dell’infanzia e della scuola primaria che desiderino fare un bel laboratorio con i bambini.

Super consigliato per: chi legge twitter o facebook o instagram e non vuole credere che i diritti umani siano un’invenzione della pubblicità, di una qualche lobby o di qualche “buonista”.

Tutti abbiamo diritto a stare bene. Mamme, bambini e persone anziane, disoccupati o disabili hanno il diritto che qualcuno si prenda cura di loro.

Art. 25 : dedicato alle mamme di CiaoLapo, che si prendono cura delle altre madri in lutto con amore e sorellanza.