C. Ravaldi

Claudia Ravaldi nasce a Modena il 26 Giugno 1974. Fin dall'infanzia si trasferisce in Toscana, a Prato, dove attualmente vive e lavora come Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Durante l'adolescenza studia recitazione e danza (classica e contemporanea), passioni che ancora coltiva; nel 1993 consegue la Maturità Classica e successivamente si dedica agli studi di Medicina e Psicologia, conseguendo la Laurea in Medicina e Chirurgia (Firenze, 1999) e successivamente la Specializzazione in Psichiatria (Firenze, 2003) e il diploma in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale (Milano, 2004). La sua formazione prosegue con il Master in Disturbi del Comportamento Alimentare dell'Età Evolutiva (Firenze, 2005) e con il Master Interuniversitario in Affective Neuroscience (Neuroscienze dell'Umore, Maastricht-Bristol-Firenze, 2008). Negli anni la sua attività di ricercatrice e clinica si è orientata in particolare sulle tematiche dei disturbi del comportamento alimentare (anoressia nervosa e bulimia nervosa), sull'ansia, sui disturbi dell'umore (depressione, disturbo bipolare) e sulla psicotraumatologia (in particolare sulla psicologia e sul trattamento del lutto). Gli strumenti terapeutici che prevalentamente utilizza nel suo lavoro con i pazienti sono la psicoterapia cognitiva e la psicofarmacoterapia, integrate con l'EMDR e la mindfulness, tecniche nelle quali ha conseguito una specifica formazione con docenti italiani e internazionali. Nel 2006, a seguito di un grave evento di vita personale fonda l'Associazione CiaoLapo Onlus per la tutela della gravidanza a rischio ed il supporto al lutto dei genitori. In qualità di Presidente, collabora con le più importanti organizzazioni internazionali che si occupano di lutto dei genitori e promuove la ricerca scientifica ed il supporto medico e psicologico nella perdita perinatale. Nel periodo 2006-2010 con CiaoLapo Onlus organizza sette convegni nazionali e numerosi corsi di formazione sul lutto perinatale per il personale sanitario.E' autrice di oltre 50 pubblicazioni scientifiche tra libri, capitoli e articoli su riviste in lingua italiana e inglese ed è stata relatrice ad oltre 110 congressi italiani e internazionali.

Mar 282014
 

Dal bene come possesso o conquista “fuori da noi” al bene come vissuto esperienziale

di Claudia Ravaldi
Medico Psicoterapeuta, presidente Ass. matermundi

Leggi l’articolo originale sull’Huffington Post Italia

“Come stai? Bene grazie e tu?”
“Lo dico per il tuo bene!”
“Vorrei solo stare bene!”

 

Le  parole “bene” e “benessere”  sono molto utilizzate nella nostra cultura, sia come termini semplici che in locuzioni più articolate.

Digitando su google la parola “bene” questa è indexata in 68.300.000 pagine, mentre “benessere” è presente in 24.800.000 voci. Se combiniamo le parole “benessere” e “salute”  le voci salgono a oltre 30.000.000, a testimoniare la sinergia d’impiego di questi due termini.

Bene e benessere sono utilizzate non solo in modo letterale, come da dizionario, ma in maniera estesa, per rappresentare una vasta gamma di concetti. In molti ambiti, soprattutto nel web, il ricorso a questi due termini è divenuto quasi compulsivo.

La pubblicità e il marketing in generale hanno investito per anni sulle parole “bene” e “benessere” per vendere i prodotti più disparati (dalle diete dimagranti, ai coloranti per capelli, alle pentole), per vendere stili di vita, o per incoraggiare cambiamenti culturali di massa (alimentari, estetici, e più in generale relativi alle scelte del singolo e delle famiglie): le “promesse” pubblicitarie vertono tutte su una soddisfazione immediata dei desideri o dei sensi, o sull’acquisizione, in un futuro non meglio precisato, di un maggiore livello di benessere rispetto a quello attuale.

Continue reading »

Feb 062014
 

di Vanna Mancuso

“I bambini, anche quelli piccolissimi,
hanno bisogno di libri e di storie.
Hanno bisogno di adulti che sappiano trasformare
le parole scritte in suoni capaci di
cullare, accarezzare, divertire.”
(Rita Valentino Merletti)

Letture per bambini

           Leggere storie ai bambini contribuisce, in maniera determinante, al loro sviluppo. Le storie consentono di affrontare argomenti difficili utilizzando il linguaggio dell’immaginazione, tipico delle storie, ovvero fortemente simbolico, ricco di immagini e metafore. Un linguaggio che appartiene da sempre ai bambini.

            Il linguaggio comune e più diretto, invece, impoverisce e sminuisce l’emozione che vorremmo descrivere. Le storie sono esperienze per vivere in modo alternativo il parlare e il sopportare le forti emozioni: orgoglio, paura, rabbia, gioia.

            Raccontare quindi una storia è un gesto molto più rispettoso, meno invadente ed esplicito, decisamente più empatico di affrontare le emozioni forti che preoccupano il bambino, lasciandogli lo spazio per un’elaborazione in chiave personale.

            Una storia, inoltre, può far vedere e sentire una verità più profonda di quanto sarebbe possibile con un linguaggio diretto:  le parole diventano nutrimento, conforto, condivisione di memoria e vissuto, aiutando a superare i momenti difficili. Una parola che si faccia conoscere dal bambino con tutta la sua carica di creatività, fantasia di suono, di ritmo, conservando più a lungo tutta la sua magia.

            E’ importante fornire ai bambini storie che li invitino a creare immagini mentali proprie, limitando pertanto di far costruire loro il proprio immaginario su figure prefabbricate continuamente proposte dai mass media. La presenza della televisione, con il suo linguaggio sempre uguale, costantemente spiegato dall’immagine che lo sostiene, purtroppo ha tolto magia, inventiva e mistero alla parola. Il bambino spesso si trova in solitudine di fronte ad un linguaggio televisivo, da cui è assente ogni componente ludica e relazionale.

            La lettura ad alta voce delle storie da parte dell’adulto, che è anche un punto di riferimento affettivo, crea invece nel bambino una piacevole abitudine all’ascolto, che si dà per scontato che si formi da sola: è piuttosto una qualità da coltivare con estrema cura, aumenta la capacità di gustare tempi di attesa più lunghi e suscita il desiderio di imparare a leggere da soli.

            I bambini a cui si leggono regolarmente storie, fiabe, filastrocche, poesie evidenziano un precoce sviluppo del linguaggio, posseggono un vocabolario più ricco ed hanno una maggiore capacità di esprimere in modo corretto e articolato il proprio pensiero.

            Molti adulti si ritengono perplessi in merito alla “violenza” dei contenuti, sulla natura “irrealistica” di quanto raccontano e sulle vicende troppo “antiquate” delle storie: è necessario sapere che, di ogni storia che il bambino ascolta, si appropria di ciò che in quel momento più gli occorre e gli preme; ecco perché le preoccupazioni degli adulti sono spesso eccessive e riferite più alla sensibilità propria che a quella del bambino.

            E’ inoltre sostenuto che, incontrare le tante paure presenti nelle storie, sia uno dei mezzi più efficaci per difenderci da quella che è la Paura più grande: quella dell’abbandono, della solitudine totale, della morte. Per il bambino, poter vivere la paura in un contesto fondamentalmente protetto è utile, perché ne sperimenta la sostenibilità, grazie al fatto che le proprie paure sono vissute dai suoi protagonisti in una storia immaginaria e che sono condivise con l’adulto.

Bibliografia

Rita Valentino Merletti, Leggere ad alta voce, Modadori Editore SpA

Sunderland Margot, Using telling as a therapeutic tool with children, Publishing Ltd Oxon UK

Paolo Roccato, Crescere dentro, articolo pubblicato su UPPA n.5 set/ott 2005

Gen 212014
 

L’educazione musicale del bambino per lo sviluppo del cervello

Anche a Prato i corsi di musica secondo la Music Learning Theory di EE Gordon

 Prima lezione gratuita , ogni giovedì a partire dalle ore 17

Centro studi matermundi, via degli Abatoni 11/11, Prato

www.matermundi.it      www.audiationinstitute.org

Corsi informali di musica per bambini a Prato. Music Learning Theory di EE Gordon

Un numero sempre maggiore di studi scientifici suggerisce che la formazione musicale, specie se iniziata prima dell’età di sette anni, possieda un importante effetto sullo sviluppo del cervello. Un recente studio pubblicato sul Journal of Neuroscience da ricercatori americani della Concordia University, ha in particolare dimostrato che coloro che hanno iniziato presto un percorso di educazione musicale possiedono più forti connessioni tra i neuroni, in particolare nelle parti del cervello che aiutano pianificare e eseguire movimenti.

A Prato la dott.ssa Claudia Ravaldi, medico psicoterapeuta e psichiatra, ha fondato e dirige il Centro Studi della Associazione matermundi, per una femminilità consapevole ed il benessere di donna e bambino (www.matermundi.it), presso cui ci si occupa anche di educazione musicale nell’infanzia. Spiega Claudia Ravaldi: “i primi tre anni di vita di un bambino sono cruciali per lo sviluppo del cervello. Mentre alla nascita il cervello possiede solo il 25 per cento del peso che avrà durante la vita adulta, a partire dai 3 anni inizia a crescere drammaticamente e costruisce le sinapsi, cioè quei percorsi e quelle connessioni tra le sue numerose cellule che saranno fondamentali per un suo corretto funzionamento.” E sono proprio le più moderne ricerche di neuroscienze a sottolineare l’importante ruolo della musica in questa fase “le sinapsi utilizzate per la musica sono simili a quelle utilizzate per il ragionamento spaziale e temporale, e sono necessarie per svolgere le medesime competenze che i bambini useranno per la matematica, le scienze e anche l’apprendimento delle lingue. Acquisire una competenza musicale in questa fase della vita può in un certo senso ‘accendere’ le sinapsi”.

Claudia Ravaldi. Medico psicoterapeuta e psichiatra

Recenti studi condotti presso il Music Learning Center dell’Università del Texas a Austin, mostrano infatti che già i neonati possono categorizzare gli stimoli uditivi, riconoscendo ad esempio che due o più stimoli sono diversi. I bambini già a sette mesi sono in grado di discriminare il timbro dei suoni e di riconoscere una melodia quando suonata su un unico strumento. “Il canto è un modo ideale per promuovere lo sviluppo del linguaggio” spiega ancora la dott.ssa Ravaldi “ed è noto che l’esplorazione delle parole e delle rime attraverso una melodia familiare migliora la memoria. Il cervello di un bambino non è completamente sviluppato alla nascita, ha bisogno di input sensoriali adeguati per sviluppare neuroni e costruire i collegamenti tra le cellule. La musica fornisce un mezzo di stimolazione uditiva che può veicolare al contempo anche altri concetti educativi, come il linguaggio, che si svilupperanno meglio in seguito, quando il bambino acquisirà le adeguate competenze cognitive.”

Centro studi matermundi

In particolare il Centro Studi matermundi ha scelto di promuovere la realizzazione di corsi di musica basati sulla Music Learning Theory del prof. Edwin E. Gordon. I corsi sono tenuti da Stefano Cheli, insegnante certificato presso l’Audiation Institute, che spiega così il pensiero di Gordon “Il nostro obiettivo è favorire la crescita di persone capaci di ascoltare e capire la musica, di comunicare musicalmente, di fare musica nelle loro famiglie, con i loro amici e di improvvisare. Le nostre lezioni sono percorsi che si svolgono in un’atmosfera informale, che permette ai bambini di rispondere in modo spontaneo e naturale alle proposte musicali.”

Ovviamente per proporre questo genere di approcci alla musica non ci si può improvvisare. “I corsi sono tenuti in tutta Italia da insegnanti che hanno seguito un percorso formativo specifico” spiega Cheli “e che proseguono la specializzazione e l’aggiornamento attraverso eventi periodici di formazione continuativa, come ad esempio quelli condotti in Italia dall’Audiation Institute.”

 

Presso il Centro Studi matermundi si svolgono il giovedì pomeriggio

a partire dalle ore 17, lezioni di avvicinamento alla

Music Learning Theory, per bambini da 0 a 6 anni.

Prima lezione gratuita, prenotazione obbligatoria.

Tutte le informazioni nella pagina corsi di musica a Prato

E’ possibile partecipare alla prima lezione di prova senza alcun impegno, prenotandosi al numero 3473099148 o per email a musica@matermundi.it

 c/o sede Associazione CiaoLapo Onlus

Centro studi matermundi, via degli Abatoni 11/11, Prato

CiaoLapo e matermundi su FourSquare

Per informazioni sui corsi, sugli insegnanti, sulla Music Learning Theory e sulla educazione musicale è possibile consultare i siti:

www.matermundi.it

www.audiationinstitute.org

http://stefanocheli.blogspot.it

www.facebook.com/centrostudimatermundi

Gen 052014
 

A cura di Stefano Cheli educatore musicale per la prima infanzia – insegnante certificato Audiation Institute

“Il potenziale musicale del bambino non è mai stato alto come al momento della nascita.”

 Edwin E. Gordon

L’istruzione musicale secondo il prof. Edwin E. Gordon, “maestro” di un nuovo e naturale modo di avvicinarsi, capire e “fare musica” fin dalla più tenera età, attraverso l’essenziale ausilio della voce, veicolo di comunicazione tra i piccoli allievi e l’insegnante. La sua “guida informale” e l’ambiente ricco di melodie, ritmi e armonie, ambedue in pieno rispetto di ogni individualità e dei tempi di ogni bambino, lo porterà ad acquisire un ampio bagaglio musicale, a comprenderlo e ad utilizzarlo in modo naturale.
I benefici che questi bambini ne traggono sono molteplici, tra cui i più importanti sono legati allo sviluppo delle capacità creative e cognitive.

Approfondimenti

Le ricerche che sono alla base della Music Learning Theory dimostrano che i primi tre anni di vita del bambino costituiscono un periodo fondamentale per lo sviluppo della sua attitudine musicale e sono una finestra di apprendimento irripetibile.
I corsi sono stati concepiti allo scopo di far vivere al bambino un´esperienza che lo porterà ad arricchire con la musica il proprio patrimonio espressivo.
La musica è simile al linguaggio verbale e si sviluppa in modo analogo con la sua sintassi ed espressività. Da bambini abbiamo appreso il linguaggio verbale, ascoltandolo fin dalla culla dai nostri familiari, dagli adulti a noi vicini, dagli altri bambini e ragazzi.
Siamo così arrivati dapprima a comprenderlo, poi a parlarlo in modo spontaneo, senza una vera e propria educazione formale. Per poterlo parlare abbiamo acquisito il significato delle parole e la sintassi che le mette in relazione, tutte cose che più avanti si studiano durante l’educazione formale a scuola.
I bambini che, crescendo, comprendono ed usano il linguaggio musicale sono quelli che fin dalla nascita ne sono stati immersi in modo ricco e variegato, all’interno del contesto familiare. Questo perché, durante la prima infanzia, assorbiamo tutto quel che ci serve per vivere, tutto ciò che “ha un senso”. Queste “finestre di apprendimento” sono possibili grazie a come siamo fatti in quell’età: il cervello dei bambini, specialmente nei primi 36 mesi di vita, ha una struttura plastica, che permette la creazione di una serie di connessioni neuronali, che corrispondono alle capacità che sviluppiamo, tra le quali anche il linguaggio. Le stesse “finestre” sono “aperte” soltanto all’interno delle relazioni affettive ed educative con le persone di riferimento.
La Music Learning Theory è una teoria ideata da Edwin E. Gordon (South Carolina University, USA) e fondata su oltre 50 anni di ricerche ed osservazioni.
 Descrive la  modalità di apprendimento musicale del bambino a partire dall’età neonatale e si fonda sul presupposto che la musica si possa apprendere secondo processi analoghi a quelli con cui si apprende il linguaggio. Parallelamente agli studi sull’attitudine   musicale, che ne costituiscono la base teorica, si è andata sviluppando una metodologia che ne applica i principi, portando diverse e sostanziali novità nel campo dell’educazione musicale.
I corsi che proponiamo mettono in pratica questa metodologia, sono destinati ai bambini fin dalle prime settimane di vita e si pongono come obiettivo lo sviluppo per loro della capacità di ascoltare e capire la musica, di comunicare musicalmente, di fare musica nelle loro famiglie, con i loro amici e di improvvisare.
Durante i primi anni di vita, il bambino sembra essere spontaneamente incline a comunicare in modo musicale o, per meglio dire, secondo modalità vicine al linguaggio musicale: balbettii, vocalizzi. Il suono ha una grande importanza fin dai primissimi istanti della nostra vita e spesso rappresenta per noi una presenza rassicurante. Il bambino ce lo conferma quando lo osserviamo cantare spontaneamente delle piccole nenie, in quei momenti tanto delicati di transizione fra la veglia ed il sonno.
Anche nella vita adulta la musica è spesso presente con un forte ruolo rassicurante, specie in situazioni di insicurezza o di smarrimento spazio-temporale: in molti ospedali, i momenti che precedono un’operazione chirurgica, le fasi che precedono il decollo di un aereo.
Il nostro obiettivo non è quello di aggiungere altri stimoli ai tanti già presenti nella vita del bambino di oggi, ma piuttosto è quello di promuovere una relazione adulto-bambino, all’interno della quale l’uno possa rivolgersi all’altro per comunicare non più solo attraverso le parole e il racconto, ma anche con il canto e l’ascolto musicale.
E’ fondamentale appunto quanto sia importante per il bambino ascoltare a lungo, prima di essere spinto a dimostrare “cosa sa fare”. I canti proposti durante le lezioni, brevi e senza parole, lasciano libero il bambino di concentrare la sua attenzione solo sui suoni; il repertorio proposto è inoltre caratterizzato dalla varietà e complessità proprie del linguaggio musicale che, come qualsiasi altro linguaggio (verbale ad esempio) non deve essere semplificato quando rivolto ai più piccoli, ma esposto con interezza e complessità, esattamente come avviene per la lingua materna. Tutto questo favorirà, appunto, lo sviluppo della musicalità nel bambino conquistando le capacità di esprimersi e di formulare pensieri strutturati.
Ogni bambino, dovrebbe avere la possibilità di sviluppare meglio la propria attitudine musicale, nel rispetto dei propri tempi e modalità. A prescindere dal fatto che in futuro possa diventare un musicista professionista, sarà comunque un individuo in grado di scegliere, ascoltare e produrre musica con partecipazione e piacere.

 

Mar 172013
 
Infezioni alimentari in gravidanza

Infezioni alimentari in gravidanza

A cura della dott.ssa Ilaria Fantaccini,

ginecologa centro Futura diagnostica medica PMA-Firenze

In gravidanza si parla spesso di infezioni alimentari, ma quasi sempre si fa riferimento solo alla toxoplasmosi. In realtà le donne in gravidanza dovrebbero conoscere almeno altre due infezioni molto importanti, la cui prevenzione è però meno divulgata sia a livello medico che di informazione di massa.

Listeriosi

La listeriosi e’ una malattia caratterizzata dal batterio Lysteria monocytogenes, per cercare di evitare l’infezione si consiglia:

  • Bere solo latte pastorizzato o UHT
  • Evitare di mangiare carnio altri prodotti di gastronomia senza che questi vengano di nuovo scaldati ad elevate temperature.
  • Evitare di contaminare cibi in preparazione concibi crudi e/ o provenienti da banconi di supermercati, rosticcerie.
  • Non mangiare formaggi molli se non si e’ certi che siano prodotti con latte pastorizzato
  • Non mangiare pate’ di carne freschi e non inscatolati
  • Non mangiare pesce affumicato

 

Salmonellosi

La salmonellosi è una tossinfezione alimentare a trasmissione oro fecale causata dalle cosiddette ‘Salmonelle minori’ (cioè non quelle che sono causa del Tifo) tra cui ad esempio la Salmonella thiphimurium o la Salmonella enteritidis)

E’  veicolata da alimenti e piccoli animali domestici contaminati

Per diminuire il rischio di salmonellosi si consiglia:

  • lavare frutta e verdura prima del consumo
  • lavare le mani prima e dopo la preparazione degli alimenti
  • refrigerare gli alimenti preparati in piccoli contenitori per garantire un rapido abbattimento della temperatura
  • cuocere bene la carne di maiale pollame e le uova
  • evitare o limitare il consumo di alimenti come creme e gelati preparati con uova rotte o sporche
  • consumare latte pastorizzato o UHT
  • proteggere il cibo preparato dalla contaminazione di insetti e roditori
  • evitare le contaminazioni tra i cibi separando quindi i cibi cotti e dai  crudi
  • evitare che le persone che riferiscono diarrea preparino gli alimenti.

 

(tratte dalle linee guida della gravidanza fisiologica del Ministero della Salute)

Lug 022011
 
Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com

Progetto Piccoli Principi - www.giovannipresutti.com

“Siamo di nuovo incinti: ho paura da morire e sono felice da morire”

A cura di Claudia Ravaldi

La maggior parte delle coppie colpite da lutto perinatale cerca una nuova gravidanza entro l’anno successivo alla perdita; la nuova gravidanza non interrompe i vissuti legati al lutto precedente, e spesso li amplifica.
I genitori definiscono questa nuova esperienza come un ottovolante emotivo, in cui ricordi e pensieri del passato si fondono con le aspettative e il desiderio di Vita del futuro.
Affrontare la nuova gravidanza nel migliore dei modi non può prescindere dalla gestione del lutto precedente e dalla costruzione di un legame profondo, da genitore a figlio, col nascituro.
Scopo di questo articolo è aiutare le coppie e gli operatori a fare chiarezza sull’esperienza delle “gravidanze successive”, con l’obiettivo di conquistare la serenità sufficiente a apprezzare pienamente la nuova maternità.

Continue reading »

Mar 072010
 

a cura di Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta

parole“Alberto, smetti di piangere, non sei una femminuccia!” (nonna Maria)
“Laura, sei veramente un’isterica, resterai zitella!” (mamma Alessandra alla figlia di 10 anni)
“Alice, ti comporti come un maschiaccio!” (la maestra della scuola materna)
“Ma come, alla tua età non hai ancora baciato nessuno?” (zia Cinzia, alla nipote sedicenne)
“Io non voglio allattare, perché mi hanno detto che poi il bambino si attacca troppo” (Michela, in attesa di Manuel)
“Mio marito ha detto che vuole la sua libertà, perché così grassa come sono non mi riconosce più” (Silvia, in cura per sovrappeso)
“Ogni volta che mi metto a dieta, lui torna a casa con un dolce per tutti!” (Roberta, affetta da diabete di secondo tipo)
“Mia figlia ha preso la bellezza da me, e l’intelligenza da suo padre” (Angelica, parlando della figlia di sei anni)

Continue reading »
Mar 072010
 

a cura di Claudia Ravaldi, psichiatra psicoterapeuta

relazione madre-bambinoIn infanzia ed adolescenza l’espressione del disagio emotivo e relazionale, così come la risposta a fattori stressanti di varia natura, passano frequentemente attraverso lo sviluppo di una sintomatologia incentrata sul comportamento alimentare o, più in generale, su espressioni somatiche (dolori addominali o epigastrici, disturbi digestivi, rifiuto del cibo) di disagio, spesso fin dalla prima infanzia.

Questa sintomatologia che si esprime attraverso il corpo ed il comportamento del bambino, riguarda e coinvolge in realtà la relazione con il care giver e con le figure di riferimento, e può rappresentare un primo segno di una “cattiva” o difficile sintonizzazione e reciprocità all’interno della diade, fin dai primi momenti di interazione (Cammarella et al., 2001).

Continue reading »
Mar 072010
 

Thich Nhat HanhSe vogliamo essere felici, dobbiamo innaffiare il seme della consapevolezza che è in noi. La consapevolezza è il seme dell’illuminazione, dell’attenzione, della comprensione, della compassione, della liberazione, della trasformazione e della guarigione.

Thich Nhat Hanh, 1994

 

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), agenzia dell’ONU che ha l’obiettivo di far raggiungere a tutte le popolazioni il livello di salute più elevato possibile, la salute è “lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non può intendersi come semplice assenza di malattia”. La salute è uno dei diritti fondamentali dell’essere umano, e come tale tutti i paesi hanno il compito di promuoverla perseguendo tutti i canali, incluso il canale sociale, psicologico etc. Tra gli scopi dell’OMS ci sono la ricerca e la prevenzione, nonché la modifica di tutti quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva, promuovendo al contempo quelli favorevoli. La salute dell’individuo, intesa come benessere psichico, fisico e sociale, diviene quindi salute della collettività e va da sé che uno stato attento alla promozione delle risorse individuali e sociali promuove salute, riducendo il rischio di tutti quegli eventi che possono provocare la malattia.

Continue reading »

Mar 072010
 
Diagnosi ecografica prenatale

Diagnosi ecografica prenatale

matermundi e CiaoLapo Onlus insieme per una corretta informazione nella diagnosi prenatale

A cura di Claudia Ravaldi

psichiatra psicoterapeuta

L’associazione CiaoLapo Onlus si occupa di sostegno ai genitori colpiti da lutto in gravidanza. Nata per dare conforto ai genitori vittime di morte intrauterina, da subito si è posta al fianco di tutti i genitori che in epoca prenatale e perinatale, per cause le più disparate, perdono i loro figli. Nella comunità in crescita di CiaoLapo, che oggi conta circa 500 iscritti, accogliamo con la stessa apertura basata sul rispetto e sul non giudizio tutti i genitori che necessitano di condividere il peso del lutto, e che cercano di ricominciare a vivere dopo la morte dei loro figli. Tra questi, molti sono i genitori che vivono la disperazione di un lutto successivo ad un interruzione terapeutica di gravidanza, o che restano vittime di complicazioni successive ad una diagnosi prenatale invasiva.

La letteratura scientifica pone in evidenza come il lutto successivo a amniocentesi o ad interruzione terapeutica di gravidanza sia estremamente difficoltoso da elaborare, e incida spesso pesantemente sulla qualità della vita della madre e della coppia.

Continue reading »