Il fascino infinito del picture book

  • 16
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    16
    Shares

Durante la gravidanza del mio primo figlio, nel 2002, sono letteralmente caduta nel tunnel della letteratura per l’infanzia.

Quando mi sono iscritta al corso di Perfezionamento in Linguaggi Narrativi e letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, organizzato dall’Università degli Studi di Firenze, la ragione primaria era quella di approfondire il mondo degli albi illustrati e dei wordless picture book, che mi hanno sempre appassionato, ma che non avevo mai “studiato”. L’illustrazione e gli albi illustrati aprono  “un mondo dentro a un mondo”, quello della letteratura, della pedagogia, dell’apprendimento e dello sviluppo infantile ponendosi come mezzo privilegiato di accesso al mondo esterno e al mondo interno di chi legge e di chi ascolta.

Gli albi illustrati, con e senza parole hanno dunque infinite possibilità di utilizzo e dunque sono grandi le ricchezze e le opportunità che si nascondono in 32 pagine.

Approfondendo la tematica degli albi illustrati e del loro razionale di impiego pedagogico, ho inoltre collezionato finalmente un sacco di risposte da dare a chi per anni ha guardato con sospetto la mia collezione di albi illustrati e di wordless picture book (impropriamente definiti silent-book in Italia), che per alcuni sono (cito testualmente) “libri inutili, che non insegnano niente e che occupano solo un sacco di spazio”.

La nostra cultura è ferma ad un apprendimento verticale dall’alto verso il basso e nozionistico, livellato su obiettivi minimi da raggiungere e poco incline alle eccezioni: non stupisce quindi, che l’albo illustrato in cui ogni bambino è chiamato a rinarrare una narrazione secondo il suo proprio punto di vista, spesso non coincidente con quello dell’illustratore o dell’autore, sia visto con sospetto da molti adulti.

Ilaria Tontardini scrive punto per punto tutte le cose che si possono fare con un albo illustrato, tutto ciò che un bambino può attingere dall’incontro con l’albo, fino ad arrivare al 4 punto, che è quello che come mamma e terapeuta ha per me una grande importanza quotidiana: riuscire a raccontare e a raccontarsi, a formulare “teorie del mondo” e utilizzare le immagini e le parole del testo per fare un’esperienza di ricchezza trasformativa.

Valentino Merletti  sottolinea fin dal titolo il grande valore che si cela nel picture book, ovvero quello di costituire il primo vero strumento di lettura condivisa da adulto e bambino.

Anche se in Italia siamo ancora impegnati a dare una definizione di cosa è e di cosa non è, di come si chiama e di come non si chiama, per Valentino Merletti siamo ancora lontani da avere una visione univoca dell’albo illustrato, come di qualcosa il cui valore finale è superiore alla somma delle parti.

Eppure, il valore del picture book lo si evince mettendosi accanto a un bambino o in cerchio in un piccolo gruppo per condividere la lettura: in grado di calamitare l’attenzione e di generare dibattiti (interiori e, a volte, condivisi), in grado di offrire un punto di vista a tutti (anche ai bambini con difficoltà di apprendimento), in grado di essere rassicuranti e al tempo stesso in grado di accompagnare i lettori al di fuori della comfort zone. Vale per i bambini, ma vale ancora di più per gli adulti, come ho avuto modo di constatare nei miei laboratori sulle emozioni difficili e sul ciclo di vita.

Commenta l'articolo
Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.