Letto per voi: Leo e Lia

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C’era una volta un bimbo che si chiamava Leo e aveva quattro anni. Era anche buono: non sempre, ma quasi sempre.

Leo e Lia è il primo libro di Laura Orvieto, scrittrice per l’infanzia tra le più note del novecento per quello che è un grande classico della letteratura per l’infanzia, Storie della Storia del mondo.

In Leo e Lia, l’autrice ci offre uno spaccato di vita quotidiana di una famiglia fiorentina dei primi del novecento: i brevi capitoli affrontano ciascuno un tema o un’esperienza dell’infanzia in chiave pedagogica, sotto lo sguardo, benevolo ma fermo degli adulti di famiglia.

L’insieme è piacevole e l’atmosfera ha in tutto e per tutto il sapore dell’infanzia, delle regole scrupolosamente insegnate e pazientemente apprese, del desiderio dei bambini di essere contemporaneamente autonomi e restare tuttavia interdipendenti dai genitori e dalle figure di riferimento.

Per essere un libro del 1909, Leo e Lia manifesta un’onestà pedagogica e un rispetto per l’infanzia molto all’avanguardia: in particolare i capitoli inerenti il ciclo della vita, la religione, e il rispetto dell’altro sono affrontati con una delicatezza saggia ed adulta: i bambini ricevono risposte coerenti alle loro domande,  e, soprattutto, sanno di poter fare affidamento sui genitori, in una relazione basata contemporaneamente sulla reciprocità e sulla netta distinzione dei ruoli.

La mamma, il papà, la nonna, la tata inglese rappresentano un mondo adulto che “funziona” in modo coerente e congruo rispetto alle regole che faticosamente impartisce ai due bambini.

Dal canto loro, Leo e Lia, due caratteri diversi come spesso accade tra fratelli, i loro cugini ed amici rappresentano un’infanzia alle prese con l’educazione, talvolta aspra, talvolta ricca di ricompense: tra queste, non possiamo non annoverare il dono oggi assai raro di poter vivere l’infanzia per ciò che è e rappresenta, una parte importante della vita, ben definita, pienamente rispettata e in quanto tale, estremamente rassicurante.

Leo e Lia sono bambini a cui vengono fatte richieste per bambini: si chiede loro di rispettare le regole della famiglia (pulirsi le scarpe prima di uscire, finire il pranzo, non alzare le mani per ottenere un gioco o per avere ragione) si offre loro un “luogo sicuro” da frequentare al bisogno, sponda per riflessioni, domande e risposte, quando le risposte ci sono.

In Leo e Lia succede qualcosa di molto importante, che torna anche in altri classici per l’infanzia e in numerosi albi illustrati moderni: si lascia ai bambini del tempo libero da tutto il resto: del tempo vuoto, da riempire attraverso il proprio mondo interno e la propria creatività, o da lasciare, semplicemente, vuoto. 

Essere bambini è anche questo: poter disporre di uno spicchio di tempo libero da costrizioni forzature e obblighi: poter apprendere, finchè si è in tempo, il privilegio di godere del tempo, avendone rispetto, senza tiranneggiarlo con la smania di divertirsi a tutti i costi, o fare qualcosa a tutti i costi.

Si può non fare, e il mondo non casca: Leo e Lia ce lo mostrano, con la semplicità di chi si sente contenuto, e per questo impara a gestire l’angoscia e l’horror vacui.

Il mondo degli adulti e quello dei bambini, in questo libro, sono in continuità, e mai sovrapposti, fusi o confusi: ognuno ha il suo spazio, ciascuno beneficia della presenza dell’altro senza esserne invaso.

Questo libro è pervaso da una rassicurante serenità: i ruoli sono chiari, i bambini possono fare i bambini e riflettere sulle loro azioni con adulti che non si stancano di essere guide autorevoli, e riescono ad assumersi le loro responsabilità, in caso di errore (si legga a questo proposito il capitolo Leo castiga la mamma).

Nel 1909, Leo e Lia potevano viversi il tempo dell’infanzia ed imparare a diventare adulti con un ritmo pedagogico adeguato al loro sviluppo, confortati dalla presenza di adulti care-giver, dediti con fiducia e pazienza al loro ruolo. Questo ritmo cadenzato e armonioso sembra oggi molto lontano dalla nostra realtà fatta di confini liquidi, relazioni simbiotiche e ruoli invertiti. Ecco che leggere Leo e Lia, potrebbe aiutarci a riprendere un ritmo più umano e gratificante per fare i genitori, e per dare ai nostri figli il tempo appropriato per crescere e imparare.

A partire da: 4 anni (letto da un adulto) o 6 anni (letto da soli)

Specialmente consigliato per: tutti i neo-genitori ma anche per i genitori bis un pò sfiduciati.

Leo e Lia, Laura Orvieto, Giunti Junior edizioni, 2011

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Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza.