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La nascita

Come nascono i bambini?

Questa domanda è sicuramente nella top ten delle domande più richieste.

Le risposte a questa domanda sono spesso molto superficiali “dalla pancia” molto sbrigative “dalla patata o con il cesario” e quasi sempre insoddisfacenti, sia per i bambini che le pongono, che per molti giovani e giovani adulti (“io figli non ne voglio perchè non voglio essere squartata” o “io farò il cesareo come mia madre perchè si sente troppo male”).

Come nascono i bambini è quindi, ancora, un tabù (riponiamo speranze in youtube e nelle madri che condividono le loro storie di parto).

Questo tabù, che ha radici lontane, ma robuste, ce lo trasciniamo dietro…fin dalla nostra nascita.

Si parla poco di parto in generale, si parla pochissimo del proprio parto (almeno degli aspetti strettamente corporei e sensoriali), ancor meno della propria nascita. Quando si parla di parto, spesso se ne parla per evocare ricordi traumatici non elaborati, o solo parzialmente risolti, più raramente in modo estatico e trionfante.

Come si viene al mondo, rimane per molti un mistero.

Per alcuni, si tratta di un procedimento meccanico, come da “manuale”, si nasce fin dalla notte dei tempi, è una cosa normale, non bisogna farci tante storie sopra (!);  per molte donne, ahimè, è ancora oggi una questione di “bravura” e “fortuna”: solo se sei “brava” o “fortunata” puoi partorire al meglio. Quindi il parto è ancora per molte persone, per molte partorienti e per molti sanitari qualcosa che accade, senza che si possa avere più di tanta voce in capitolo.

Invece.

Invece il parto è un’esperienza importante per la madre e per il bambino che non andrebbe mai banalizzata, semplificata, meccanizzata, in quanto esperienza intrinseca a chi la vive, nel qui ed ora, in grado di influenzare il benessere della persona a breve medio e lungo termine.

Quindi non bisognerebbe arrivare al parto circondati di arcaico mistero.

Non bisognerebbe nemmeno arrivare al parto come si arriva alla selezione per le Olimpiadi, perchè non è una “prestazione”.

Non bisognerebbe arrivare al parto disinformati, o ignari di come funzionano le cose. Le cose fisiche, le cose psichiche, e l’eterno intreccio tra le due.

Avere una buona cultura generale sul parto e sul ruolo nel parto della donna e del suo cerchio (partner, amica, doula, operatori sanitari) è molto importante in termini di prevenzione e di promozione della salute e dovrebbe riguardare TUTTI: non solo l’ostetrica, non solo la gravida.

Negli ultimi quindici anni, per fortuna, qualcosa sta cambiando: le donne son più libere di esprimersi su questo tema in modo aperto e si riuniscono, sia sul web che dal vivo per parlare di sessualità, gravidanza e parto con più naturalezza rispetto al passato.

Anche le ostetriche stanno facendo un importante lavoro di educazione sociale e di rete intorno alle madri, e finalmente, si comincia ad affrontare l’argomento parto ben prima di arrivare … in sala parto!

Come per tutti gli argomenti della fisiologia umana, anche il parto è un tema troppo vasto per essere affrontato in un post.

Vediamo allora con l’ostetrica Dianora Torrini gli aspetti “tecnici” del parto, lasciando quelli emotivi ad un post successivo.

Il Periodo Espulsivo

Quando la dilatazione è completa e la mamma inizia a sentire voglia di spingere siamo arrivati al periodo espulsivo. (Nota dell’autrice: all’inizio non ci si crede, che arriverà, ma poi arriva: abbiate fiducia!).

Durante questa fase le spinte durante la contrazioni permettono al bambino di scendere nel canale da parto.

Non ci sono posizioni obbligatorie da assumere: scegli la posizione che è per te più confortevole.

Fase di transizione

Si individua tra la dilatazione completa ed il periodo espulsivo.
Il corpo ti segnala l”imminente separazione dal tuo bambino.

Anche in questa fase si attiva il sistema di attacco-fuga e, se si verifica l’”attacco”, i premiti iniziano improvvisi e forti e si può avvertire paura e disorientamento iniziale.

Se si verifica invece la “fuga” si ha un rallentamento del travaglio, assenza di premiti, bisogno di aspettare un po’ di tempo e quando sarai pronta i premiti inizieranno causando un’espulsione rapida. Questa modalità è caratterizzata da una diminuzione dell’attività contrattile durante quale la madre può riposarsi, recuperare energie per affrontare l’ultima fase.

I fondamenti della legge dello sfintere

Gli sfinteri escretori, cervicali, vaginali funzionano meglio nell’intimità e in un luogo privato, ad esempio un bagno con una porta e la chiave o una camera nella quale sia impossibile o improbabile entrare

Questi sfinteri non possono essere aperti a piacimento né reagiscono a un comando (tipo “spingi!” o “rilassa!”)

Quando lo sfintere di una persona entra nel processo di apertura è possibile che si chiuda all’improvviso se il soggetto si arrabbia, è spaventato, umiliato, o impacciato.

Perché? Perché alti livelli di adrenalina nel sangue non favoriscano (talvolta addirittura bloccano) l’apertura degli sfinteri.

Lo stato di rilassamento della bocca e della mascella è direttamente correlato alla capacità della cervice, della vagina e dell’ano di aprirsi completamente

da La gioia del parto, Ina May Gaskin

COSA FARE?

LE POSIZIONI
Durante tutto il travaglio è necessario muoversi, sperimentare innumerevoli posizioni, per riuscire a trovare quella più comoda che ti permetta di affrontare al meglio le contrazioni, ricordandosi che non è detto che quella che preferisci all’inizio del travaglio possa rimanere tale a metà percorso o quando inizia il bisogno di spingere. Questo accade perché il bambino cambia posizione e si muove all’interno dell’utero e del canale vaginale, perché il dolore all’inizio può esser percepito a livello lombare e successivamente, col progredire del travaglio, invece più a livello della pancia. Non c’è una posizione perfetta, giusta o corretta, devi provare e riprovare.
Inoltre, tutte le posizioni che non siano quelle supine permettono casino online una maggiore efficacia delle contrazioni sulle modificazioni e la dilatazione del collo dell’utero, aumentano l’intensità (non la percezione dolorosa) e la durata delle contrazioni riducendone la frequenza, permettono una maggior mobilità del bacino e ed inoltre permettono al bambino di trovare la posizione più facile per entrare nel canale da parto per compiere tutti i suoi movimenti e sfruttare al meglio lo spazio che deve percorrere.

LA SPINTA
Non esiste un modo di spingere giusto o sbagliato, inizialmente la sensazione di spingere sarà vaga e soltanto quando la testa del bambino arriverà a premere sui muscoli del perineo la voglia di spingere diventerà impellente, irrefrenabile ed incoercibile che non può essere assolutamente trattenuta.
All’inizio sentirai i premiti solo all’apice della contrazione in seguito (quando il bambino è sceso di più) li avvertirai durante tutta la contrazione che comincia con la spinta e non più con il dolore.

Probabilmente in questa ultima fase sentirai il bisogno di emettere suoni o gridare; non c’è nessun bisogno di inibire queste sensazioni cercando di fare silenzio. Inoltre può accadere che l’intestino si svuoti quando la testa del bambino preme sul retto oppure dovrai vomitare. Alcune donne si vergognano o si sentono inibite nel lasciarsi andare a questi riflessi naturali in presenza di altre persone. L’ostetrica è abituata a queste situazioni perchè è normale che ciò avvenga ed anzi, è preso come un segno positivo di imminenza del parto. La persona che accompagna e sostiene la donna (partner, marito, amica/o, sorella, fratello, mamma…) spesso è posizionata vicina alla testa della donna e non vede queste reazioni corporee spontanee.


E IL BAMBINO?

Il bambino inizia la sua discesa nel canale uterino e vaginale grazie alle spinte e alle contrazioni, per scendere deve compiere un movimento a spirale per poter sfruttare al meglio lo spazio del canale da parto.
Quando la testa del bambino scendendo inizia a distendere i muscoli del pavimento pelvico e della vagina stimola ulteriormente il rilascio di ossitocina. Quando la testa raggiunge il perineo è normale provare una sensazione di bruciore, come un cerchio di fuoco e anche questa volta si ha un picco di ossitocina che mantiene la voglia di spingere e assicura una certa quantità di ossitocina nell’organismo dopo la nascita. In questo momento sarai ansiosa di spingere forte fuori il tuo bambino invece è importante che questa fase si svolga lentamente per permettere ai tessuti di adattarsi alla testa del bambino e per facilitarne l’uscita.
Durante la discesa del bambino attraverso il canale da parto, i muscoli del pavimento pelvico si aprono verso l’esterno e la vagina si allarga per accompagnare il bambino nel suo viaggio verso la nascita
Una volta che la testa è uscita spesso segue una pausa durante la quale il corpo del bambino è ancora dentro il tuo corpo a questo punto il bambino compierà un movimento elicoidale per far uscire anche le spalle e il resto del corpo. La completa fuoriuscita avverrà con la contrazione successiva durante la quale usciranno le spalle una per volta e il resto del corpo… tutto questo avverrà in un attimo!

Riferimenti bibliografici:

• D&D n° 59, Il tempo dei prodromi, SEAO
• D&D n° 60, Il bambino nel parto, SEAO
• L’ostetrica e l’arte del sostegno, Andrea Robertson, McGraw-Hill
• La gioia del parto, Ina May Gaskin, Bonomi editore
• Pro-muovere il parto. La postura come procedura nel travaglio e nel parto, Anita Regalia, Carocci editore

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Claudia Ravaldi

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta. Perfezionata in Affective Neuroscience, Disturbi Alimentari dell'Infanzia e dell'Adolescenza, Psicologia Clinica Perinatale e Linguaggi Narrativi e Letteratura per l'Infanzia e l'Adolescenza.

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